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Ticino Grand Tour – Giorno 1: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 1: diario di viaggio

Da Pavia a Molino d’Isella

 

Il racconto di Massimo del primo giorno del Ticino Grand Tour

L’inizio dell’avventura

Non ricordo il momento preciso in cui Marina, mia moglie nella vita quotidiana, mi sottopose l’idea del Ticino Grand Tour. Ricordo però chiaramente che trovai l’idea molto bella e non esitai ad accettare subito a partecipare alla spedizione.

Sapevo di giocare in casa: ventotto anni di servizio come Guardiaparco nella Valle del Ticino non sono pochi! Camminare per più di cento chilometri in quattro giorni e poi scendere il fiume per tre giorni di navigazione su di un gommone era invece un’esperienza che non avevo mai fatto,  ma che sicuramente valeva la pena di fare!

E allora, pronti e via, qualche settimana di preparativi e tanta voglia di partire per un’impresa fuori dalla porta di casa,  in una veste di semplice camminatore, una specie di moderno pellegrino, forse con degli occhi un poco “di parte”, ma pur sempre pronti ad osservare e scoprire nuove cose lungo il cammino.

Alberto e Titti di AqQua saranno con noi; non li conosco benissimo, ma so che mi troverò perfettamente con loro perché come me sono amanti della vita all’aria aperta, sono un poco selvatici e si adattano a qualsiasi condizione. Purtroppo però sono sicuramente più sportivi di me!

Ticino Grand Tour – Giorno 1

La partenza

Ed eccoci il lunedì mattina presto, a Pavia; abbiamo scaricato gli zaini dalla macchina, che riprenderemo tra sette giorni, e siamo pronti ad iniziare questa nostra avventura.

Ci troviamo di fianco al bellissimo ponte coperto sul Ticino. Qualcuno ci guarda con curiosità, qualcuno non ci degna neanche di uno sguardo, forse un poco tutti stanchi di questo periodo storico globale minacciato da un nemico invisibile, forse anche troppo stanchi del quotidiano terrorismo mediatico e dalla confusione e disordine mentale generato.

Ci sentiamo dei privilegiati, quasi dei fuggitivi, e forse lo siamo in una nostra personale dimensione.

Siamo partiti da poco che incontriamo subito Barbara, una mia collega Guardiaparco, é a piedi sul lungo fiume per verificare la pulizia  di un’area presa d’assalto da molte persone dopo uno dei primi fine settimana assolati di una stagione invernale un poco umida e piovosa; ci congediamo da lei dopo pochi minuti di saluti e di battute sull’impresa che abbiamo iniziato. I muscoli si stanno scaldando e la voglia di proseguire é tanta.

L’addio alla civiltà

In poche centinaia di metri superiamo gli ultimi baluardi di civiltà cittadina: passiamo sotto il Ponte dell’Impero (o della Libertà), superiamo la sede della Canottieri Pavia, scivoliamo sotto il ponte della Ferrovia e della Tangenziale… Per una volta nella mia vita passo sotto tre ponti in una manciata di minuti: sono strutture che ho sempre percorso “da sopra”, in più occasioni. Qualche pilone é stato dipinto con murales colorati, alcuni anche belli; sono forse un tentativo di colorare di vita il grigio del cemento armato, ma per noi sono gli ultimi segnali della città che oramai é alle spalle.

Pausa caffè

Dopo quasi due ore di cammino siamo sempre paralleli al fiume, ma oramai nel bosco. Ci concediamo un primo caffè mattutino da Moka portatile, seduti in una spiaggetta di sabbia con tronchi di piante che ci fanno da poggia-schiena… Un caffè all’aria aperta ha tutto un altro gusto!

Si riparte quasi subito, non abbiamo incontrato ancora nessuno. Giungiamo poi ad un piccolo locale chiuso e lì troviamo due persone in bicicletta, un poco allibite dai nostri grossi e pesanti zaini. Dopo aver loro spiegato cosa stiamo facendo, li salutiamo e ci dirigiamo a passo spedito verso le campagne di Carbonara Ticino ed i boschi di Zerbolò. Lungo il percorso abbiamo da passare una roggia con due possibilità di attraversamento: un ponticello ed un guado. Io scelgo il guado così rinfresco un poco i piedi.

In questa zona, lungo i campi e le strade fangose, ci sono tracce di animali ovunque, soprattutto Cinghiali e Caprioli, ma anche Daini e Tassi.

Giungiamo alla Cascina Venara e veniamo accolti dallo schioccare dei becchi delle Cicogne che oramai hanno già occupato i loro nidi alti sui grossi Pioppi e Salici e sono impegnate nei riti di accoppiamento. Ce ne sono tantissime; qualcuna vola via, molte ci guardano dall’alto e mantengono il loro presidio fatto di rami intrecciati senza mani.

Un Porciglione scappa correndo lungo la riva della Lanca e si rifugia in una macchia di Saliconi. Un volo di Germani reali prende quota schiamazzando e forse imprecandoci dietro per avere interrotto il loro riposo diurno.

Guadagniamo metri su metri con passo svelto e,  dopo un punto panoramico eccezionale sul fiume ed i suoi meandri, arriviamo all’ora di pranzo al Ponte di barche di Bereguardo.

Il pranzo sulla roggia

Questo è il primo posto civilizzato dopo quasi cinque ore di cammino, da cui tuttavia decidiamo di allontanarci subito per rifugiarci nei vicini e bellissimi boschi delle Tenuta Occhio, che fu di proprietà di Sofia Loren. Qui faremo la nostra prima pausa pranzo al sacco all’ombra di Carpini e Querce, vicini ad una roggia le cui acque provenienti dalle campagne si gettano in una Lanca del fiume.

La ripartenza avviene dopo un’ora e ci porta a percorrere immersi in un bellissimo bosco misto di pianura, accompagnati dal picchiettio dei Picchi, dai canti di Capinere, Fringuelli e Merli, tutti segnali della natura che ci dicono che la primavera è vicina. Siamo per un momento ancora vicini al fiume e nell’acqua si vedono grossi esemplari di Carpe ed Aspi; poi il sentiero si allontana e rientra nuovamente in bosco. Arriviamo ad un vecchio ponte in legno che lasciamo sulla nostra destra per dirigerci verso la Roggia Cerro, in direzione Vigevano. Oramai mancano poche ore di cammino al punto dove abbiamo pensato di fermarci per dormire con le tende.

Dopo avere camminato per due ore per boschi umidi di Ontano nero e boschi asciutti di Roverella ed Olmo, e dopo avere visto scappare un Cinghiale spaventato dalla nostra presenza, arriviamo lungo il sentiero delle Farfalle. Purtroppo la stagione è ancora fredda e non vi é traccia di Lepidotteri, ma la zona é veramente bella: confina con stupende marcite, ed è vivacizzata da una moltitudine di canti di uccelli.

Siamo ad un’ora dal primo campo dove dormiremo e puntualissima, dopo pochi minuti di attesa, arriva in auto Raffaella a portarci la cena e la colazione per domani.

Il primo campo

Il sole si sta abbassando e la temperatura pure, arriviamo ai boschi della Ghisolfa intorno alle 17.30; montiamo subito il campo e consumiamo la cena con le luci oramai sbiadite di una bellissima prima giornata di cammino.

Il primo giorno del Ticino Grand Tour é già volato via; dopo circa 35 chilometri di cammino, siamo stanchi e felici.

 

Continua…

Scarpinando da Molino d’Isella a Boffalora: Marina

Gambe in spalla da Boffalora Ticino a Tornavento: Massimo

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

 

 

 

 

fuori dai luoghi comuni

un’escursione fuori dai luoghi comuni

Non vi porterò nei posti famosi, sui sentieri del turismo e sulle cime di Instagram. Vi accompagnerò in escursione fuori dai luoghi comuni, ad esplorare posti poco conosciuti o a scoprire la bellezza di luoghi apparentemente banali, perché voglio insegnarvi a trovare la vostra meraviglia ovunque e non dove ve la fa cercare la moda.

Non vi dirò che il mio ufficio è il bosco quando questo sarà il mio luogo di lavoro, perché ho lavorato in ufficio tanto da sapere che è molto diverso dal bosco. Sono sicura che nessun lavoro ha bisogno di un ufficio per essere legittimo: i lavori all’aperto hanno la stessa dignità di quelli alla scrivania.

Non metterò il poi all’inizio della frase, perché ho a cuore il presente. Poi è un avverbio che implica un prima: metterlo all’inizio della frase equivale per me a cancellare il passato e a confondere il presente.

L’abbondanza sarà tale e non come se piovesse perché a piovere sarà solo la pioggia. Speriamo non sia troppo abbondante da impedirci di uscire ad esplorare il mondo. Vivremo le nostre avventure anche da bagnati, purché non sia pericoloso.

Cammineremo tanto e ci riempiremo gli occhi di meraviglia; faremo esperienze nuove e ne ripeteremo di vecchie in modo diverso; vivremo la natura in modo pieno e consapevole, ma non come se non ci fosse un domani, perché altrimenti potrebbe essere un po’ triste.

Ci saranno belle domeniche, bei gruppi, belle escursioni e belle amicizie; qualcuna magari sarà più bella delle altre. Non ci sarà però qualcosa, quello bello, perché ogni cosa avrà la sua propria bellezza.

Frasi fatte, ne abbiamo? No, perché non saprei come esprimere un pensiero originale con frasi fatte da altri e che usano tutti.

Soprattutto vi prometto il mio impegno per trovare le parole più giuste e la comunicazione più efficace per trasmettervi il mio entusiasmo e per aiutarvi a riconoscere il vostro personale legame con la Natura di cui siete parte.

Non sarò alla moda, ma sarò personale ed originale; sarò fuori dai luoghi comuni.

fiume ticino - escursioni parco ticino

la meraviglia del parco fluviale

Prove archeologiche e testimonianze di testi storici ci raccontano di foreste di latifoglie a coprire la Pianura Padana fin da tempi antichi; l’analisi toponomastica ne conferma la presenza fino a tempi relativamente recenti.

La foresta planiziale (di pianura) primaria (originaria) che occupava la Bassa Pianura nelle aree tra i fiumi era costituita principalmente da Farnia, Frassino e Carpino Bianco. A queste si aggiungeveno altre specie rustiche locali quali Olmo Campestre, Acero Campestre, Pioppo Nero, Ontano e Salice nelle zone umide, etc…

Lo sfruttamento del legname e la necessità di creare spazio all’agricoltura hanno purtroppo ridotto queste foreste a lembi di bosco nelle aree che non sono state sfruttate a scopo agricolo.

Il Parco del Ticino ospita gli ultimi resti della foresta planiziale che duemila anni fa si estendeva su gran parte della Pianura Padana.

Gli ambienti forestali che caratterizzano l’area protetta della Valle del Ticino sono caratterizzati in particolare da querceti e querco-carpineti ancora ben conservati, affiancati da ontaneti, saliceti, pioppeti, castagneti e pinete a Pino Silvestre. Una grande varietà di specie erbacee ed arbustive completano il paesaggio.

Ma qual è la magia di queste foreste superstiti?

E’ forse nel loro rinnovamento storico? nel fatto che anche dove sono state tagliate siano rinate come le orginali? nella capacità di ospitare varie e numerose specie animali? nel fascino che hanno quei lembi che mai sono stati toccati dall’uomo? o infine nella complessità e ricchezza di questi ambienti?

Particolare fascino ha su di me la vegetazione fluviale, disegnata in successione naturale dal fiume e dalle sue piene, che ogni volta la rinnovano: saliceti ed ontaneti vicino al fiume, boschi di Olmo, Carpino e Farnia più lontano.

Questo ambiente è unico e speciale, perché creato da un fiume che ancora può fare il fiume: libero di divagare nel proprio alveo!

Vi è mai capitato di osservare Ticino in piena? cosa via ha trasmesso la sua maestosa libertà?

Parchi, aree protette e giardini pubblici

Il rispetto per l’ambiente è una questione delicata, cui purtroppo solo le persone più sensibili reagiscono con attenzione.

I tentativi di mobilitare l’attenzione pubblica sono tanti ultimamente e sono destinati ad aumentare, ma quanti sortiscono in effetti un risultato?

Perché per tante persone è impensabile cambiare abitudini in favore di comportamenti più sostenibili? Io credo che la difficoltà più grande, nonostante le tante informazioni disponibili, sia quella di riuscire a riconoscere il valore dell’ambiente. Per tante, troppe, persone è l’egoismo l’unico valore.
L’ambiente in generale poi può sembrare un concetto tanto vago e lontano dall’esperienza personale quotidiana, da non risultare intressante.

Perché per tante persone è difficile rispettare le regole fondamentali nelle aree protette? Queste sono una realtà vicina e tangibile, soprattutto nel momento in cui le frequentiamo. Ancora una volta per tante, troppe, persone è l’egoismo l’unico valore.

Perché tante persone si comportano nel bosco come se fossero al parchetto di quartiere o, peggio, nel proprio giardino privato?

Voglio invitarvi a riflettere sulle definizioni citate nella LEGGE REGIONALE della Lombardia del 30 novembre 1983 , N. 86.

Art. 1.Regimi di tutela delle aree protette.

1. Ai fini della conservazione, del recupero e della valorizzazione dei beni naturali e ambientali del territorio della Lombardia, tenuto conto degli interessi locali in materia di sviluppo economico e sociale, in attuazione dei principi costituzionali e statutari, la regione, anche in collaborazione con gli enti locali e coordinandone gli interventi definisce con la presente legge il piano generale delle aree regionali protette di interesse naturale ed ambientale; le aree protette individuate dal piano sono assoggettate ai seguenti regimi di tutela:

a) parchi naturali, intesi quali zone aventi le caratteristiche di cui all’art. 2, comma 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (legge quadro sulle aree protette), caratterizzate da un elevato grado di naturalità e comunque destinate a funzioni prevalentemente di conservazione e ripristino dei caratteri naturali; a tali aree si applica la disciplina di cui al titolo III della legge 394/91 e al capo II della presente legge;

b) parchi regionali, intesi quali zone che, costituendo generale riferimento per la comunità lombarda, sono organizzate in modo unitario, con preminente riguardo alle esigenze di protezione della natura e dell’ambiente e di uso culturale e ricreativo, nonché con riguardo allo sviluppo delle attività agricole, silvicole e pastorali e delle altre attività tradizionali atte a favorire la crescita economica, sociale e culturale delle comunità residenti;

c) riserve naturali, intese quali zone specificamente destinate alla conservazione della natura in tutte le manifestazioni che concorrono al mantenimento dei relativi ecosistemi;

d) monumenti naturali, intesi quali singoli elementi o piccole superfici dell’ambiente naturale di particolare pregio naturalistico e scientifico, che devono essere conservati nella loro integrità;

e) altre zone di particolare rilevanza naturale e ambientale da sottoporre comunque a regime di protezione.

LR 83/86

Vediamo invece la definizione di parco pubblico data da Wikipedia.

Un parco cittadino, chiamato anche parco urbanoparco pubblico o altre denominazioni analoghe, è un’area verde situata all’interno di una città o nelle sue immediate vicinanze, avente lo scopo di fornire alla cittadinanza ed altri visitatori uno spazio ricreativo a contatto con la natura.

I parchi pubblici sono luoghi ideali dove praticare attività sportive per mantenere la forma fisica, quali il jogging, l’uso della bicicletta o semplici passeggiate.

I parchi cittadini, assieme ad altre aree verdi quali giardini e viali alberati contribuiscono in modo significativo a diminuire l’inquinamento atmosferico e acustico delle zone altamente urbanizzate.

Wikipedia

A livelli diversi, scopo delle aree protette sono la conservazione e la protezione della natura; le regole imposte in questi ambienti perseguono il medesimo obiettivo. Il piacere del fruitore deriva proprio dall’immergersi in zone ad alta naturalità. La protagonista è la natura, non noi. Un parco naturale, anche se vicino alle città (penso ad esempio al Parco del Ticino), rimane un’area protetta dedicato alla conservazione della natura, non un luogo di svago in cui andare a pescare, a raccogliere fiori e funghi, a far correre il cane, a fare legna per la stufa, a buttare l’immondizia che abbiamo nello zainetto. Qui ogni divieto è rivolto alla salvaguardia dell’ambiente e dei tanti ecosistemi di cui questo è costituito.

I parchi urbani hanno invece una funzione più ricreativa. Qui troviamo vialetti asfaltati, panchine, cestini, giochi per bambini, areee per i cani, etc… Qui il comune si occupa della pulizia, della manutenzione delle piante e delle strutture.

Sia nei Parchi Naturali che in quelli urbani abbiamo delle regole da seguire; sono entrambi ambienti che meritano rispetto; ma dobbiamo essere in grado di distinguere lo scopo e la funzione di ciascuno.

voi cosa ne pensate? riuscite a cogliere le differenze? che atteggiamneto avete nelle aree protette? rispettate sempre tutte le regole?

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