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ticino grand tour giorno 2

Ticino Grand Tour – Giorno 2: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 2: diario di viaggio

Da Molino d’Isella a Boffalora Ticino

 

Il racconto di Marina del secondo giorno del Ticino Grand Tour

Ticino Grand Tour – Giorno 2

L’alba

Al mattino presto il bosco si sveglia prima di noi. Ancora imbozzolati nel sacco a pelo, nella tenda ricoperta dalla brina, sentiamo il cinguettio di svariati uccelli, il tamburellare dei picchi e il lontano abbaiare dei caprioli. Più vicina, una volpe abbaia languida al sole che sta per sorgere e si allontana dal nostro campo con calma.

A fare da cornice alla nostra colazione è un’alba rosa e zuccherosa. Abbiamo caffè, tè, frutta e brioches (fresche o fredde?) per incamerare energie ed affrontare la seconda tappa della nostra avventura.

Smontiamo le tende poco convinti perché sono gelate e non abbiamo tempo di farle asciugare; ma ci aspettano per oggi altri 30 chilometri, quindi non possiamo indugiare.

Alcuni inconvenienti

Dopo i primi zoppicanti passi nei boschi della Ghisolfa ci rendiamo presto conto che diversi membri della squadra hanno necessità di cambiare le scarpe per proseguire. Massimo in particolare ha i piedi massacrati dalle vesciche!

 consiglio: se avete in programma un cammino lungo e impegnativo, scegliete scarpe che i vostri piedi conoscono bene, non scarpe con cui vi siete trovati bene per qualche passeggiata breve. Prestate attenzione che non entrino sassolini o corpi estranei che possano crearvi delle piaghe. Scegliete scarpe in cui le articolazioni del piede abbiano agio di muoversi bene.

La vicinanza con Vigevano rende possibile il supporto degli amici: ci diamo appuntamento all’uscita del bosco per ricevere un rifornimento di scarpe di ricambio e di cerotti per le vesciche.

Nell’attesa perdiamo un po’ di tempo e ripartiamo quindi spediti per recuperare; tento una scorciatoia per la campagna, ma presto mi rendo conto che non “scorcia” per niente!

E’ mattino ancora e abbiamo energia, proseguiamo a passo svelto attraversando la periferia di Vigevano per raggiungere il ponte sul Ticino e per proseguire in sponda sinistra. Una pausa per la focaccia (non per me, purtroppo) in via San Giovanni ci ristora nel corpo e nell’anima e presto raggiungiamo il sentiero di là dal fiume.

Attraverso i boschi

Ci allontaniamo quindi dalla statale e dalla ferrovia inoltrandoci in un bosco silenzioso e poco frequentato dagli umani; a giudicare dalle tracce presenti è invece molto popolato da cinghiali e da caprioli!

Saliamo verso nord con decisione, ma dobbiamo abbandonare il bosco e proseguire per la campagna per evitare alcuni guadi che ostruiscono il sentiero nella foresta. Un capriolo al pascolo nel campo ci guarda perplesso, si allontana con pochi agili salti e rimane ad osservarci a distanza di sicurezza.

Attraversiamo una cascina e cerchiamo un posto che ci piaccia per fermarci a pranzare. Lo troviamo vicino ad un fosso: qui aironi bianchi e cinerini, garzette e anatre, poiane e nutrie ci fanno capire che si mangia bene! abbiamo nello zaino le abbondanti monoporzioni che ci ha procurato Raffaella: riso basmati con verdure, polpette senza glutine, parmigiana di melanzane e fagioli in umido. Siamo affamati e spazzoliamo tutto, a costo di appesantire il passo per il pomeriggio. Per fortuna la borraccia di Titti ha ancora qualche goccia di vino!

Ripartiamo barcollanti e attraversiamo le verdi campagne ad ovest di Abbiategrasso: i prati sembrano quasi di smeraldo nella luce del pomeriggio.

Il passo riprende gradualmente la sua elasticità e, passato il Canale Scolmatore, imbocchiamo un sentiero che costeggia il fiume e che poi si infila in un bosco che non conosco e che mi affascina moltissimo. La traccia è sottile e tortuosa, il terreno è morbido, rogge e lanche disegnano uno scenario da favola ed immaginiamo ovunque elfi e trolls.

Questa avventura per me è anche un sopralluogo e sono felice di trovare e conoscere boschi così affascinanti.

A metà del pomeriggio la stanchezza del cammino inizia a farsi sentire e il passo rallenta. Non per Alberto: lui non si stanca mai; ha in spalla uno zaino di quasi venti chili e il passo tranquillo del mattino, non prende mai fiato e continua a parlare e a scherzare con la stessa energia per tutto il giorno.

La fatica

Quando raggiungiamo finalmente i boschi della Fagiana io sono veramente stanca: sono schiacciata da uno zaino troppo pesante e ho dolore ai piedi, alle anche e alle spalle.

 consiglio: se dovete camminare tanto, prestate massima attenzione al peso dello zaino, considerate con meticolosità quello che vi servirà. Un bagaglio eccessivo grava per ore e per chilometri su tutto il corpo, che è abituato a gestire solo il proprio peso. Nel caricare lo zaino all’inizio dell’avventura io ho sbagliato: ho considerato indispensabili cose che poi non ho mai avuto la forza di utilizzare e ho sofferto veramente tanto il peso del bagaglio.

Mi domando a volte come mi sia venuta la strana idea di questo cammino e come abbiano tutti potuto accoglierla con tanto entusiasmo! Perché nessuno mi ha detto quanto sia folle camminare per tanti chilometri al giorno??

Allo stesso tempo però mi rendo conto che sono nel posto giusto, che quello è il mio ambiente e che ciò che sto facendo mi dà più forza mentale che stanchezza fisica. E’ una bella fatica quella che provo: è il giusto tributo al territorio che amo e che voglio far conoscere. Mi sento una privilegiata a poter fare questa fatica e a decidere di farlo ad ogni passo: è il giusto tributo al mio corpo.

Proseguiamo per le foreste della Fagiana e il sole sta per tramontare; non abbiamo tempo da perdere e mi dispiace di non potermi attardare ad osservare e ad ascoltare il bosco.

Sappiamo che potremo trascorrere la prossima notte in un posto caldo e asciutto: il guardiaparco Andrea P. ci ha infatti offerto il suo ufficio per il bivacco notturno. Questo è un lusso che ci scalda le ossa e il cuore!

Il castello

Raggiungiamo il Cascinello Paradiso al tramonto, trascinandoci stanchi ed affamati lungo l’ultimo viale. La costruzione di mattoni rossi, alla luce tagliente dell’ultimo sole, ci pare un castello.

Ci raggiungono Raffaella con la cena e Marco con il vino: il banchetto reale è servito e siamo pronti per andare a dormire. Alle 20.30!

 

…segue

In cammino da Pavia a Molino d’Isella: Massimo

Continua…

Gambe in spalla da Boffalora Ticino a Tornavento: Massimo

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

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Trip&Trek: assicurazione per escursionisti

Trip&Trek: assicurazione in app per escursionisti

Trip&Trek è una app per smartphone, promossa da Escursioni Italia Club (EIC) in collaborazione con l’Associazione Italiana delle Guide Escursionistiche (AIGAE), che consente di attivare un’assicurazione per escursionisti.

Escursioni Italia Club (EIC)

EIC è un’associazione nata per promuovere la cultura del turismo lento, attraverso l’escursionismo condotto in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente.

La quota associativa di 10€ viene versata tramite l’app Trip&Trek e comprende:

  1. una polizza assicurativa annuale fornita da Poste Assicura (tramite il broker Marsh) e valida durante tutte le attività svolte con le guide AIGAE
  2. tutti i servizi dell’app.

App Trip&Trek

L’app è gratuita e fornisce:

  • iscrizione ad EIC tramite carta di credito,
  • S.O.S.: pulsante attivabile in emergenza che consente di contattare i centri di soccorso con informazioni esatte sulla posizione grazie GPS dello smartphone,
  • elenco e dettagli delle escursioni organizzate dalle guide AIGAE,
  • informazioni su eventi, punti di interesse e servizi turistici nei pressi di ciascuna escursione,
  • possibilità di salvare le GAE preferite e di ricevere notifiche personalizzate sulle escursioni in programma.

Trip&Trek è disponibile sulla Piattaforma Play Store (per i sistemi Android) e sull’Apple Store (per i sistemi IoS).

I vantaggi Trip&Trek per gli escursionisti

Trip&Trek fa per te se ami le escursioni in ambiente naturale e non perdi occasione per esplorare il territorio del nostro Paese, sia che tu preferisca andare da solo che con una Guida.

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fuori dai luoghi comuni

un’escursione fuori dai luoghi comuni

Non vi porterò nei posti famosi, sui sentieri del turismo e sulle cime di Instagram. Vi accompagnerò in escursione fuori dai luoghi comuni, ad esplorare posti poco conosciuti o a scoprire la bellezza di luoghi apparentemente banali, perché voglio insegnarvi a trovare la vostra meraviglia ovunque e non dove ve la fa cercare la moda.

Non vi dirò che il mio ufficio è il bosco quando questo sarà il mio luogo di lavoro, perché ho lavorato in ufficio tanto da sapere che è molto diverso dal bosco. Sono sicura che nessun lavoro ha bisogno di un ufficio per essere legittimo: i lavori all’aperto hanno la stessa dignità di quelli alla scrivania.

Non metterò il poi all’inizio della frase, perché ho a cuore il presente. Poi è un avverbio che implica un prima: metterlo all’inizio della frase equivale per me a cancellare il passato e a confondere il presente.

L’abbondanza sarà tale e non come se piovesse perché a piovere sarà solo la pioggia. Speriamo non sia troppo abbondante da impedirci di uscire ad esplorare il mondo. Vivremo le nostre avventure anche da bagnati, purché non sia pericoloso.

Cammineremo tanto e ci riempiremo gli occhi di meraviglia; faremo esperienze nuove e ne ripeteremo di vecchie in modo diverso; vivremo la natura in modo pieno e consapevole, ma non come se non ci fosse un domani, perché altrimenti potrebbe essere un po’ triste.

Ci saranno belle domeniche, bei gruppi, belle escursioni e belle amicizie; qualcuna magari sarà più bella delle altre. Non ci sarà però qualcosa, quello bello, perché ogni cosa avrà la sua propria bellezza.

Frasi fatte, ne abbiamo? No, perché non saprei come esprimere un pensiero originale con frasi fatte da altri e che usano tutti.

Soprattutto vi prometto il mio impegno per trovare le parole più giuste e la comunicazione più efficace per trasmettervi il mio entusiasmo e per aiutarvi a riconoscere il vostro personale legame con la Natura di cui siete parte.

Non sarò alla moda, ma sarò personale ed originale; sarò fuori dai luoghi comuni.

quanta bellezza

Riconosco un’immensa bellezza nella natura e nel suo fluire: i ritmi del giorno e della notte, delle stagioni, della crescita e dell’invecchiamento, della vita e della morte. ci sono in tutto questo un equilibrio e una perfezione che suscitano ammirazione.

Riconosco un’immensa bellezza alle persone che vivono in questo flusso e ne fanno parte: come le piante acquatiche che fluttuano senza opporre resistenza alla corrente, queste persone stanno al mondo con felice e selvatica semplicità. esse davvero sono natura.

Voglio vivere in prima persona questa bellezza: voglio vivere immersa in essa e rinselvaltichirmi al punto da entrare in quel flusso vitale.

Per farlo, ho bisogni di conoscere bene la natura e i suoi ritmi: prima di rinselvatichirmi devo studiare ancora molto. Però mi piace così tanto che anche lo studio matto e disperatissimo entra a far parte di questa bellezza.

 

La prossima settimana dirò addio al lavoro in ufficio e la mia avventura sulle gambe avrà davvero inizio!

chi vuole venire con me??

 

 

ancora in attesa

Avevo grandi progetti per questa primavera. Avrebbe dovuto essere la mia primavera: iniziare finalmente a lavorare ad un sogno coltivato con pazienza e con impegno per tanto tempo. Trovata la soluzione per tanti problemi e presa la rincorsa per superare diversi ostacoli, me ne sono trovata di fronte uno più grosso di tutti.

Più grosso di tutti noi, oserei dire.

Ora che la nostra società pian piano e timidamente si rimette in movimento potrei forse pensare di farlo anche io…

Invece no.

Valutata la attuale situazione sanitaria e le disposizioni legislative di ogni livello, mi rendo conto che non potrei in queste condizioni lavorare come voglio io: non avrei la libertà di espressione che cerco nell’accompagnamento in natura, né la possibilità di trasmettere il mio messaggio ai miei compagni di avventura.

Aspetterò ancora.

Intanto progetterò e studierò e continuerò a lavorare per essere la guida che voglio essere.

Aspettatemi.

sono tornata nel bosco

lunedì pomeriggio ho spento presto il pc e sono fuggita nel bosco, come un animale che scappa a gambe levate appena gli apri la gabbia.

ho la fortuna di poter uscire a piedi dalla città e ne ho aprofittato subito: ho calzato fremente gli scarponcini e mi sono allontanata da casa di buon passo. Ho raggiunto i boschi del Ticino appena a nord di Vigevano e mi sono stupita delle tante persone incrociate sul mio cammino.

dal momento che camminare a passo sostenuto con la mascherina a chiudere il respiro è malsano, tengo un buff al collo con il quale mi copro la faccia ogni volta che incontro qualcuno. non tutti hanno la stessa accortezza, e allora giro alla larga perché non si sa mai.

quando finalmente mi sono trovata da sola, lontano abbastanza dalla città per lasciarmi alle spalle la maggior parte delle persone, finalmente ho iniziato a godere dell’ambiente in cui mi trovavo.

ed ho iniziato a rendermi conto di quante cose sono cambiate negli ultimi due mesi: il mio corpo, per quanto mi sia impegnata a mantenerlo attivo con esercizi costanti, non era più abituato a camminare; in alcuni sentieri pedonali la vegetazione sta quasi chiudendo il passaggio; le piante che avevo lasciato ai primi di marzo con le prime gemme hanno ora una folta chioma e ostentano fiori profumati…

mi sono tristemente resa conto di aver perso quest’anno la fioritura delle ginestre: ormai sono in semenza e al posto degli scenografici fiori gialli ho trovato i baccelli con i fagiolini.

e intanto che mi inoltravo nel bosco e mi affacciavo sul fiume mi prendeva quasi un’ansia bulimica del godermi quello che avevo in quel momento: di abbuffarmi dei profumi, del riempirmi di energia, di conquistare quel bosco a grandi passi e con avidità.

e non volevo più venire via. e non volevo più tornare a casa, perché già il bosco mi pareva fosse casa e gli alberi fossero la mia famiglia.

poi però sono rientrata in città. ma il giorno dopo sono tornata nuovamente nel bosco, con mio marito, e mi sono sentita completa ed appagata.

la chiusura del cerchio

Quando ero giovane (ma ancora adesso, in effetti) uno dei miei personaggi di riferimento era Piero Angela.

Sognavo di laurearmi in Scienze Naturali e di diventare documentarista della Natura: descriverla, viverla e insegnare ad amarla erano le mie aspirazioni.

Poi la professoressa di scienze delle superiori ha convinto la mia famiglia e poi me delle scarse possibilità professionali di questo percorso e ha suggerito la strada dell’Ingegneria Ambientale in alternativa.

Il primo anno ho voluto crederci, ma già al secondo è stato chiaro che la rigidità dell’ingegneria non era affatto adatta a me

Così, come massima ribellione ad un percorso in cui mi sentivo incastrata, ho fatto un grande salto in direzione opposta ed ho iniziato a studiare Filosofia. Questo piano di studi non solo era giusto per me, ma mi ha anche aiutato moltissimo a crescere, a prendere consapevolezza di me e del mondo e infine a comunicare.

E se anche in questo caso gli sbocchi professionali erano limitati, sono riuscita alla fine a trovare un impiego in ufficio.

Ma alla fine di questa storia, riconosco la chiusura del cerchio nella mia attuale professione di Guida Ambientale Escursionistica: descrivo la Natura, la vivo e vi insegno ad amarla.

Progetti o buoni propositi?

Non ho fatto buoni propositi per questo nuovo anno, perché ho grandi obiettivi da raggiungere.

Cosa cambia? la differenza la fanno la determinazione e l’impegno.

Quando si parla di buoni propositi a me vengono in mente le promesse mai mantenute, i mille cambiamenti auspicati e mai attuati, le favole che per una vita ci raccontiamo ad ogni nuovo inizio di anno.

Se parlo di obiettivi invece ho in mente solo progetti concreti per raggiungerli.

Sono finalmente consapevole che i miei sogni non sono solo belle idee da buoni propositi, ma obiettivi concreti che meritano progetti seri per essere realizzati.

Il mio sogno è quello di fare la Guida Ambientale Escursionistica di professione; il primo obiettivo per realizzare questo sogno è iniziare ad organizzare le prime escursioni.

Così, eccomi finalmente pronta per compiere questo primo passo; il primo della mia avventura sulle gambe.

Da quando sono guarita ho iniziato i sopralluoghi, ho allacciato contatti e costruito collaborazioni; e non ho mai smesso di studiare.

Mancano solo pochi dettagli; presto vi farò avere notizie!

e voi che programmi avete per il 2020? solo buoni propositi o anche qualche obiettivo? avete dei sogni? e cosa avete deciso di farne?

 

ghisolfa - escursioni parco ticino

Sopralluoghi

Nel lavoro di una guida i sopralluoghi sono importantissimi.

Credo si possano distinguere due categorie di sopralluoghi: quelli di ricognizione e quelli esplorativi.

I sopralluoghi di ricognizione sono quelli che precedono l’escursione, volti a verificare le condizioni dell’ambiente in cui questa si svolge: possono esserci piante schiantate dopo giornate ventose o temporali; aree di bosco allagate o sponde erose durante o dopo le piene del fiume; sentieri franati in montagna dopo piogge intense; etc… Essere aggiornati sulle condizioni e sulla percorribilità dell’itinerario è fondamentale per prendere decisioni ed eventualmente cercare soluzioni e strategie alternative.

I sopralluoghi esplorativi sono quelli più divertenti, ma molto spesso sono fallimentari!

Va da sé che per poter accompagnare e guidare qualcuno in un posto devi conoscerlo molto bene. Ma quando la fantasia di creare un itinerario inedito ti spinge ad esplorare quel posto con un approccio differente, ricercando cose mai viste e tracciando percorsi nuovi, allora puoi trovare ostacoli sconosciuti. Sentieri non più battuti chiusi dalla vegetazione; altri non percorribili a causa di cancelli privati; altri ancora interrotti da corsi d’acqua…

Insomma, riportare la propria fantasia su una mappa richiede svariati tentativi e tanti chilometri sullo stesso percorso, per individuare alla fine l’itinerario giusto. Questo per me deve avere punti di interesse naturalistico e storico, varietà di ambienti e di paesaggi e soprattutto un percorso ad anello.

Ora che le mie gambe funzionano bene è davvero iniziata l’avventura dei sopralluoghi esplorativi. Vi accompagnerò presto lungo i miei percorsi fantastici!

escursioni parco ticino

la guida zoppa

Zoppa, perché nonostante il problema stia nella schiena, il dolore è nella gamba.

Fortunatamente, forza e funzionalità non sono mai venute meno, quindi per il momento non è necessario intervenire chirurgicamente.

Cosa fare allora per tornare a camminare? nuotare, pedalare e camminare!!

Ecco perché sono sempre in giro nel bosco da sola (o con il marito, che porta lo zaino): camminare mi fa bene e mi aiuta a guarire, ma ho ritmi strani. Non riesco a stare ferma, rallento e accelero o mi fermo secondo le indicazioni del mio corpo.

Non posso accompagnare nessuno al momento perché ho un ritmo di passeggiata molto personale e soprattutto perché non posso portare lo zaino.

Anche per poche ore, anche su percorsi facili, anche in un ambiente conosciuto, per una questione di sicurezza la guida ha bisogno del suo corpo perfomante e del suo zaino (poi vi spiegherò cosa ci sia di tanto importante nello zaino di una guida).

Nuotare in piscina e pedalare in casa sono per me attività noiosissime, ma con determinazione (e qualche inciampo) tengo duro e insisto. Vedo i progressi, per quanto lenti, e spero di essere in forma tra pochi mesi!

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