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sono tornata nel bosco

lunedì pomeriggio ho spento presto il pc e sono fuggita nel bosco, come un animale che scappa a gambe levate appena gli apri la gabbia.

ho la fortuna di poter uscire a piedi dalla città e ne ho aprofittato subito: ho calzato fremente gli scarponcini e mi sono allontanata da casa di buon passo. Ho raggiunto i boschi del Ticino appena a nord di Vigevano e mi sono stupita delle tante persone incrociate sul mio cammino.

dal momento che camminare a passo sostenuto con la mascherina a chiudere il respiro è malsano, tengo un buff al collo con il quale mi copro la faccia ogni volta che incontro qualcuno. non tutti hanno la stessa accortezza, e allora giro alla larga perché non si sa mai.

quando finalmente mi sono trovata da sola, lontano abbastanza dalla città per lasciarmi alle spalle la maggior parte delle persone, finalmente ho iniziato a godere dell’ambiente in cui mi trovavo.

ed ho iniziato a rendermi conto di quante cose sono cambiate negli ultimi due mesi: il mio corpo, per quanto mi sia impegnata a mantenerlo attivo con esercizi costanti, non era più abituato a camminare; in alcuni sentieri pedonali la vegetazione sta quasi chiudendo il passaggio; le piante che avevo lasciato ai primi di marzo con le prime gemme hanno ora una folta chioma e ostentano fiori profumati…

mi sono tristemente resa conto di aver perso quest’anno la fioritura delle ginestre: ormai sono in semenza e al posto degli scenografici fiori gialli ho trovato i baccelli con i fagiolini.

e intanto che mi inoltravo nel bosco e mi affacciavo sul fiume mi prendeva quasi un’ansia bulimica del godermi quello che avevo in quel momento: di abbuffarmi dei profumi, del riempirmi di energia, di conquistare quel bosco a grandi passi e con avidità.

e non volevo più venire via. e non volevo più tornare a casa, perché già il bosco mi pareva fosse casa e gli alberi fossero la mia famiglia.

poi però sono rientrata in città. ma il giorno dopo sono tornata nuovamente nel bosco, con mio marito, e mi sono sentita completa ed appagata.

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