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fuori dai luoghi comuni

un’escursione fuori dai luoghi comuni

Non vi porterò nei posti famosi, sui sentieri del turismo e sulle cime di Instagram. Vi accompagnerò in escursione fuori dai luoghi comuni, ad esplorare posti poco conosciuti o a scoprire la bellezza di luoghi apparentemente banali, perché voglio insegnarvi a trovare la vostra meraviglia ovunque e non dove ve la fa cercare la moda.

Non vi dirò che il mio ufficio è il bosco quando questo sarà il mio luogo di lavoro, perché ho lavorato in ufficio tanto da sapere che è molto diverso dal bosco. Sono sicura che nessun lavoro ha bisogno di un ufficio per essere legittimo: i lavori all’aperto hanno la stessa dignità di quelli alla scrivania.

Non metterò il poi all’inizio della frase, perché ho a cuore il presente. Poi è un avverbio che implica un prima: metterlo all’inizio della frase equivale per me a cancellare il passato e a confondere il presente.

L’abbondanza sarà tale e non come se piovesse perché a piovere sarà solo la pioggia. Speriamo non sia troppo abbondante da impedirci di uscire ad esplorare il mondo. Vivremo le nostre avventure anche da bagnati, purché non sia pericoloso.

Cammineremo tanto e ci riempiremo gli occhi di meraviglia; faremo esperienze nuove e ne ripeteremo di vecchie in modo diverso; vivremo la natura in modo pieno e consapevole, ma non come se non ci fosse un domani, perché altrimenti potrebbe essere un po’ triste.

Ci saranno belle domeniche, bei gruppi, belle escursioni e belle amicizie; qualcuna magari sarà più bella delle altre. Non ci sarà però qualcosa, quello bello, perché ogni cosa avrà la sua propria bellezza.

Frasi fatte, ne abbiamo? No, perché non saprei come esprimere un pensiero originale con frasi fatte da altri e che usano tutti.

Soprattutto vi prometto il mio impegno per trovare le parole più giuste e la comunicazione più efficace per trasmettervi il mio entusiasmo e per aiutarvi a riconoscere il vostro personale legame con la Natura di cui siete parte.

Non sarò alla moda, ma sarò personale ed originale; sarò fuori dai luoghi comuni.

quanta bellezza

Riconosco un’immensa bellezza nella natura e nel suo fluire: i ritmi del giorno e della notte, delle stagioni, della crescita e dell’invecchiamento, della vita e della morte. ci sono in tutto questo un equilibrio e una perfezione che suscitano ammirazione.

Riconosco un’immensa bellezza alle persone che vivono in questo flusso e ne fanno parte: come le piante acquatiche che fluttuano senza opporre resistenza alla corrente, queste persone stanno al mondo con felice e selvatica semplicità. esse davvero sono natura.

Voglio vivere in prima persona questa bellezza: voglio vivere immersa in essa e rinselvaltichirmi al punto da entrare in quel flusso vitale.

Per farlo, ho bisogni di conoscere bene la natura e i suoi ritmi: prima di rinselvatichirmi devo studiare ancora molto. Però mi piace così tanto che anche lo studio matto e disperatissimo entra a far parte di questa bellezza.

 

La prossima settimana dirò addio al lavoro in ufficio e la mia avventura sulle gambe avrà davvero inizio!

chi vuole venire con me??

 

 

ancora in attesa

Avevo grandi progetti per questa primavera. Avrebbe dovuto essere la mia primavera: iniziare finalmente a lavorare ad un sogno coltivato con pazienza e con impegno per tanto tempo. Trovata la soluzione per tanti problemi e presa la rincorsa per superare diversi ostacoli, me ne sono trovata di fronte uno più grosso di tutti.

Più grosso di tutti noi, oserei dire.

Ora che la nostra società pian piano e timidamente si rimette in movimento potrei forse pensare di farlo anche io…

Invece no.

Valutata la attuale situazione sanitaria e le disposizioni legislative di ogni livello, mi rendo conto che non potrei in queste condizioni lavorare come voglio io: non avrei la libertà di espressione che cerco nell’accompagnamento in natura, né la possibilità di trasmettere il mio messaggio ai miei compagni di avventura.

Aspetterò ancora.

Intanto progetterò e studierò e continuerò a lavorare per essere la guida che voglio essere.

Aspettatemi.

sono tornata nel bosco

lunedì pomeriggio ho spento presto il pc e sono fuggita nel bosco, come un animale che scappa a gambe levate appena gli apri la gabbia.

ho la fortuna di poter uscire a piedi dalla città e ne ho aprofittato subito: ho calzato fremente gli scarponcini e mi sono allontanata da casa di buon passo. Ho raggiunto i boschi del Ticino appena a nord di Vigevano e mi sono stupita delle tante persone incrociate sul mio cammino.

dal momento che camminare a passo sostenuto con la mascherina a chiudere il respiro è malsano, tengo un buff al collo con il quale mi copro la faccia ogni volta che incontro qualcuno. non tutti hanno la stessa accortezza, e allora giro alla larga perché non si sa mai.

quando finalmente mi sono trovata da sola, lontano abbastanza dalla città per lasciarmi alle spalle la maggior parte delle persone, finalmente ho iniziato a godere dell’ambiente in cui mi trovavo.

ed ho iniziato a rendermi conto di quante cose sono cambiate negli ultimi due mesi: il mio corpo, per quanto mi sia impegnata a mantenerlo attivo con esercizi costanti, non era più abituato a camminare; in alcuni sentieri pedonali la vegetazione sta quasi chiudendo il passaggio; le piante che avevo lasciato ai primi di marzo con le prime gemme hanno ora una folta chioma e ostentano fiori profumati…

mi sono tristemente resa conto di aver perso quest’anno la fioritura delle ginestre: ormai sono in semenza e al posto degli scenografici fiori gialli ho trovato i baccelli con i fagiolini.

e intanto che mi inoltravo nel bosco e mi affacciavo sul fiume mi prendeva quasi un’ansia bulimica del godermi quello che avevo in quel momento: di abbuffarmi dei profumi, del riempirmi di energia, di conquistare quel bosco a grandi passi e con avidità.

e non volevo più venire via. e non volevo più tornare a casa, perché già il bosco mi pareva fosse casa e gli alberi fossero la mia famiglia.

poi però sono rientrata in città. ma il giorno dopo sono tornata nuovamente nel bosco, con mio marito, e mi sono sentita completa ed appagata.

la chiusura del cerchio

Quando ero giovane (ma ancora adesso, in effetti) uno dei miei personaggi di riferimento era Piero Angela.

Sognavo di laurearmi in Scienze Naturali e di diventare documentarista della Natura: descriverla, viverla e insegnare ad amarla erano le mie aspirazioni.

Poi la professoressa di scienze delle superiori ha convinto la mia famiglia e poi me delle scarse possibilità professionali di questo percorso e ha suggerito la strada dell’Ingegneria Ambientale in alternativa.

Il primo anno ho voluto crederci, ma già al secondo è stato chiaro che la rigidità dell’ingegneria non era affatto adatta a me

Così, come massima ribellione ad un percorso in cui mi sentivo incastrata, ho fatto un grande salto in direzione opposta ed ho iniziato a studiare Filosofia. Questo piano di studi non solo era giusto per me, ma mi ha anche aiutato moltissimo a crescere, a prendere consapevolezza di me e del mondo e infine a comunicare.

E se anche in questo caso gli sbocchi professionali erano limitati, sono riuscita alla fine a trovare un impiego in ufficio.

Ma alla fine di questa storia, riconosco la chiusura del cerchio nella mia attuale professione di Guida Ambientale Escursionistica: descrivo la Natura, la vivo e vi insegno ad amarla.

Progetti o buoni propositi?

Non ho fatto buoni propositi per questo nuovo anno, perché ho grandi obiettivi da raggiungere.

Cosa cambia? la differenza la fanno la determinazione e l’impegno.

Quando si parla di buoni propositi a me vengono in mente le promesse mai mantenute, i mille cambiamenti auspicati e mai attuati, le favole che per una vita ci raccontiamo ad ogni nuovo inizio di anno.

Se parlo di obiettivi invece ho in mente solo progetti concreti per raggiungerli.

Sono finalmente consapevole che i miei sogni non sono solo belle idee da buoni propositi, ma obiettivi concreti che meritano progetti seri per essere realizzati.

Il mio sogno è quello di fare la Guida Ambientale Escursionistica di professione; il primo obiettivo per realizzare questo sogno è iniziare ad organizzare le prime escursioni.

Così, eccomi finalmente pronta per compiere questo primo passo; il primo della mia avventura sulle gambe.

Da quando sono guarita ho iniziato i sopralluoghi, ho allacciato contatti e costruito collaborazioni; e non ho mai smesso di studiare.

Mancano solo pochi dettagli; presto vi farò avere notizie!

e voi che programmi avete per il 2020? solo buoni propositi o anche qualche obiettivo? avete dei sogni? e cosa avete deciso di farne?

 

ghisolfa - escursioni parco ticino

Sopralluoghi

Nel lavoro di una guida i sopralluoghi sono importantissimi.

Credo si possano distinguere due categorie di sopralluoghi: quelli di ricognizione e quelli esplorativi.

I sopralluoghi di ricognizione sono quelli che precedono l’escursione, volti a verificare le condizioni dell’ambiente in cui questa si svolge: possono esserci piante schiantate dopo giornate ventose o temporali; aree di bosco allagate o sponde erose durante o dopo le piene del fiume; sentieri franati in montagna dopo piogge intense; etc… Essere aggiornati sulle condizioni e sulla percorribilità dell’itinerario è fondamentale per prendere decisioni ed eventualmente cercare soluzioni e strategie alternative.

I sopralluoghi esplorativi sono quelli più divertenti, ma molto spesso sono fallimentari!

Va da sé che per poter accompagnare e guidare qualcuno in un posto devi conoscerlo molto bene. Ma quando la fantasia di creare un itinerario inedito ti spinge ad esplorare quel posto con un approccio differente, ricercando cose mai viste e tracciando percorsi nuovi, allora puoi trovare ostacoli sconosciuti. Sentieri non più battuti chiusi dalla vegetazione; altri non percorribili a causa di cancelli privati; altri ancora interrotti da corsi d’acqua…

Insomma, riportare la propria fantasia su una mappa richiede svariati tentativi e tanti chilometri sullo stesso percorso, per individuare alla fine l’itinerario giusto. Questo per me deve avere punti di interesse naturalistico e storico, varietà di ambienti e di paesaggi e soprattutto un percorso ad anello.

Ora che le mie gambe funzionano bene è davvero iniziata l’avventura dei sopralluoghi esplorativi. Vi accompagnerò presto lungo i miei percorsi fantastici!

escursioni parco ticino

la guida zoppa

Zoppa, perché nonostante il problema stia nella schiena, il dolore è nella gamba.

Fortunatamente, forza e funzionalità non sono mai venute meno, quindi per il momento non è necessario intervenire chirurgicamente.

Cosa fare allora per tornare a camminare? nuotare, pedalare e camminare!!

Ecco perché sono sempre in giro nel bosco da sola (o con il marito, che porta lo zaino): camminare mi fa bene e mi aiuta a guarire, ma ho ritmi strani. Non riesco a stare ferma, rallento e accelero o mi fermo secondo le indicazioni del mio corpo.

Non posso accompagnare nessuno al momento perché ho un ritmo di passeggiata molto personale e soprattutto perché non posso portare lo zaino.

Anche per poche ore, anche su percorsi facili, anche in un ambiente conosciuto, per una questione di sicurezza la guida ha bisogno del suo corpo perfomante e del suo zaino (poi vi spiegherò cosa ci sia di tanto importante nello zaino di una guida).

Nuotare in piscina e pedalare in casa sono per me attività noiosissime, ma con determinazione (e qualche inciampo) tengo duro e insisto. Vedo i progressi, per quanto lenti, e spero di essere in forma tra pochi mesi!

guida ambientale escursionistica

Voglio fare la Guida Ambientale Escursionistica

amare le escursioni

Fin da bambina ho camminato tanto: in campagna, al mare o in montagna. La famiglia seguiva papà che ha sempre avuto questa passione; ancora oggi, da pensionati, i miei genitori non si fermano e continuano a camminare.

Già allora ero felice all’aria aperta e a contatto con la natura, ma non avevo alcuna consapevolezza di questo benessere.

In adolescenza purtroppo la ricerca di indipenza mi ha spinto verso una direzione opposta, ma ammetto di non ricordare affatto come trascorrevo il mio tempo libero allora. Evidentemente non ero impegnata in attività particolarmente interessanti!

E’ stato solo con l’età adulta che ho ripreso contatto con l’ambiente praticando sport a stretto contatto con la natura: kayak, trekking, arrampicata e sci alpinismo. Il divertimento così assume una dimensione meditativa e consapevole.

E così ho imparato a godere di ogni momento tascorso in natura e a cercarne sempre di più. Ho fatto esperienze di lavoro in basi di rafting in Valle d’Aosta e in Valsesia, di kayak a Portofino.

decidere di diventare una Guida Ambientale Escursionistica

E’ stato durante una recente vacanza in Abruzzo che ho conosciuto Majambiente e Aigae, e che ho capito che cosa può fare una Guida Ambientale Escursionistica per accompagnare le persone in ambiente, ma soprattutto in un percorso di scoperta e di consapevolezza della natura. Così ho compreso quale fosse la mia missione e ho promesso a me stessa che avrei partecipato al primo corso Aigae che fosse stato organizzato nel nord Italia.

L’occasione mi è stata presto offerta dal mio Parco (Parco Lombardo della Valle del Ticino, per cui sono volontaria) e da e-Guide.

Dopo 250 ore di lezioni teoriche, 13 uscite pratiche, corsi di pronto soccorso outdoor e BLSD e 2 esami, finalmente sono diventata una guida.

MA povera me, concluso questo difficile e faticoso percorso, appena finiti i festeggiamenti per aver superato l’ultimo esame, sono inziati i miei problemi di salute. Adesso mi trovo con un’ernia lombare da risolvere prima di poter diventare una guida operativa.

Mi aspettano mesi di nuoto, di cyclette e di facili passeggiate prima di potermi caricare in spalla lo zaino e di portarvi per i boschi.

Intanto continuo a studiare e prometto di impegnarmi per essere più forte di prima.

 

 

 

 

guida ambientale escursionistica

Chi è la Guida Ambientale Escursionistica – GAE

La Guida Ambientale Escursionistica è un professionista, il cui profilo è tecnicamente ben descritto sul sito di AIGAE (l’associazione nazionale di categoria).

Ma io dico che una Guida è molto di più. La guida non è solo il risultato della (lunga e faticosa) formazione tecnica, dello studio di libri e di atlanti, della pianificazione dei progetti educativi.

La Guida è una persona. Ed è il risultato di tutte le sue esperienze, del suo percorso di vita, degli studi personali e anche di quelli istituzionali, dei suoi sogni, del suo entusiasmo e della sua missione nella vita.

La Guida Ambientale Escursionistica è un accompagnatore, un interprete, un mentore, un cantastorie, un’enciclopedia, un medium, un coach, un comunicatore…Ogni guida porta il proprio messaggio e lo racconta a modo suo; ogni luogo non è più solo un luogo nel racconto di una Guida; ogni escursione può diventare una poesia.