Piccoli esploratori crescono: il valore dell’outdoor education già al nido.
Quest’anno ho avuto il privilegio di accompagnare i bambini del micronido “Scarabocchiando al Nido di Miriam” di Vigevano in un percorso di educazione in natura. Bambini piccolissimi, ancora nel pieno della scoperta del mondo… e già capaci di stupirmi ogni volta.
La outdoor education nella prima infanzia è molto più di una “passeggiata fuori”: è un viaggio continuo fatto di osservazione, di esperienza diretta e di libertà. Camminano, si arrampicano, raccolgono, toccano, ascoltano. E imparano.
Quello che mi ha colpito è stata la loro curiosità inesauribile, lo spirito d’avventura che li guida tra i fili d’erba, i sassi e le pozzanghere, e una motricità naturale che a quell’età è sorprendente: saltano, si abbassano, si bilanciano senza paura. Tutto con una naturalezza che spesso perdiamo crescendo.
Già, perché crescendo… succede qualcosa. Gli adulti iniziano a dire che “camminare stanca”, che “la natura è pericolosa”, che “se piove, si sta in casa”. E così, piano piano, quel meraviglioso istinto a esplorare si spegne.
Ma non in loro. Non nei bambini del nido. E non quando ci sono educatrici che credono nel valore dell’educazione all’aperto. Le tate di Miriam sono state compagne preziose: attente, presenti, capaci di accogliere questa proposta con fiducia e di viverla con entusiasmo. Non è scontato, ed è grazie anche a loro se i piccoli si sono sentiti sicuri nel lanciarsi, ogni volta, in una nuova avventura.
Portare i bambini del nido in natura è un gesto rivoluzionario. Significa restituire loro il diritto di muoversi, di sporcarsi, di sperimentare, di ascoltare il vento tra le foglie e la voce degli uccelli. Significa fidarsi di ciò che sono, e di ciò che sanno fare.
Ed è anche un gesto che ci parla, da adulti: ci ricorda che la libertà, la bellezza e il coraggio si imparano sin da piccolissimi. Ma solo se c’è qualcuno che crede che ne valga la pena.
Non vedo l’ora di ricominciare con il prossimo gruppo!

