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Citizen Science e iNaturalist: osservare la natura per fare la scienza

Quante volte, camminando nel bosco, ti è capitato di vedere un fiore, un insetto, una traccia sul terreno o ascoltare un canto senza sapere esattamente che cosa fosse?

Se lo hai visto, è perché sei una persona attenta. Magari hai scattato una fotografia che popola ora la tua galleria.

Eppure, proprio lì, davanti ai tuoi occhi, c’era una piccola parte di un ecosistema: una specie presente in quel territorio, una fioritura stagionale, un insetto legato a una determinata pianta, un organismo che contribuisce all’equilibrio del bosco.

Se sei una persona attenta e anche curiosa, probabilmente hai approfondito questa catena ecosistemica e hai compreso un sacco di cose.

La Citizen Science nasce proprio dalla curiosità di chi osserva e trasforma quell’osservazione in conoscenza. E ne fa scienza.

Camminare può diventare uno dei modi più belli per fare Citizen Science.

Che cos’è la Citizen Science?

La Citizen Science, o scienza partecipata, è il coinvolgimento delle persone nella raccolta e nella condivisione di osservazioni e dati che possono contribuire alla ricerca scientifica e alla conoscenza dell’ambiente.

Per partecipare servono soprattutto curiosità, attenzione e voglia di imparare a osservare; non è necessario essere biologi, botanici o zoologi.

A seconda del progetto, si possono fotografare piante e animali, registrare suoni, osservare fenomeni naturali, raccogliere informazioni sulla presenza di determinate specie o monitorare nel tempo i cambiamenti di un ambiente.

Ogni singola osservazione, insieme a migliaia di altre raccolte sul territorio, contribuisce a costruire una conoscenza molto più ampia della biodiversità.

La Citizen Science crea così un ponte tra la ricerca scientifica e la vita quotidiana. E quel ponte può passare anche dal tuo sentiero.

iNaturalist: uno strumento per osservare la biodiversità

Uno degli strumenti più interessanti per avvicinarsi alla Citizen Science sulla biodiversità è iNaturalist.

L’applicazione permette di registrare osservazioni naturalistiche attraverso fotografie e altre informazioni relative a ciò che abbiamo incontrato.

Una pianta lungo il sentiero.

Un fungo sul tronco di un albero.

Un coleottero nascosto sotto una foglia.

Una farfalla che si ferma per pochi secondi (se riesci a fotografarla prima che scappi!).

Un uccello che non avevamo mai visto prima.

Possiamo fotografare ciò che incontriamo e registrare l’osservazione: gli strumenti di identificazione di iNaturalist suggeriscono quale specie abbiamo incontrato e la comunità di utenti può contribuire alla verifica dell’identificazione.

Ma il vero valore di iNaturalist non è soltanto scoprire “che cos’è?”: è stimolare la nostra curiosità, insegnare a farci domande, promuovere la nostra conoscenza ed aiutare la scienza nella raccolta dei dati.

Quando installerete l’applicazione, vi invito a seguirmi qui: https://www.inaturalist.org/people/marinaluciani

E soprattutto vi invito a partecipare al progetto di OutBe, che è partner scientifico di Avventura sulle Gambe

Citizen Science: non è una gara a chi trova più specie

Quando cominciamo a utilizzare iNaturalist, è facile trasformare l’esperienza in una sorta di caccia al tesoro.

Quante specie riesco a trovare? Quante osservazioni posso caricare? Riesco a trovare qualcosa che nessun altro ha visto?

Ma la Citizen Science può insegnarci qualcosa di molto più interessante: si tratta di imparare ad osservare.

Un bosco che prima sembrava semplicemente “un bosco” comincia a rivelare una quantità incredibile di presenze.

Ci accorgiamo che su un tronco vivono licheni e muschi. Che una pianta apparentemente insignificante ospita piccoli insetti. Che alcune fioriture compaiono soltanto in determinati periodi dell’anno. Che una radura ha una biodiversità diversa da quella di un bosco più fitto.

Piano piano cambiano i nostri occhi.

E quando cambiano i nostri occhi, cambia anche il nostro rapporto con il luogo che attraversiamo.

Camminare nella natura con occhi diversi

C’è una grande differenza tra attraversare un ambiente naturale e osservarlo davvero.

Possiamo percorrere chilometri pensando soltanto alla destinazione, alla velocità del passo, alla performance sportiva, ai dati da condividere su Strava.

Oppure possiamo rallentare, guardare, ascoltare e chiederci perché.

Perché quella pianta cresce proprio lì? perché quel tronco è pieno di piccoli fori? Perché in quella radura troviamo molte più farfalle? Perché una determinata specie compare in primavera e poi scompare?

La Citizen Science ci invita proprio a questo: trasformare la curiosità in attenzione e l’attenzione in conoscenza.

Anche un’escursione naturalistica può così diventare un’esperienza completamente diversa: non siamo più soltanto persone che attraversano un paesaggio, ma diventiamo osservatori.

E, in qualche modo, partecipanti alla sua storia.

Dall’osservazione alla conoscenza della biodiversità

Una singola osservazione può sembrare insignificante. Una fotografia di una pianta trovata lungo un sentiero non racconta necessariamente una grande storia.

Ma cosa succede quando le osservazioni diventano centinaia? Migliaia? Quando vengono raccolte nel tempo?

Cominciano a emergere informazioni.

Possiamo osservare dove sono presenti determinate specie, in quali periodi dell’anno vengono osservate e come cambiano le loro distribuzioni.

Possiamo confrontare territori diversi e soprattutto possiamo osservare i cambiamenti nel tempo.

Questo è particolarmente interessante quando un ambiente ha subito una trasformazione: un incendio, una tempesta, un cambiamento nella gestione del territorio o un altro evento che ne abbia modificato l’equilibrio.

Tornando nello stesso luogo e ripetendo le osservazioni possiamo seguire, nel tempo, alcuni segnali della sua trasformazione.

È come scattare, anno dopo anno, una fotografia sempre più dettagliata del territorio.

Monitorare un bosco che cambia

Nel Parco del Ticino, per esempio, ci sono luoghi che hanno subito trasformazioni importanti.

Tra questi c’è il Ramo delle Streghe, un’area profondamente colpita dalla tempesta Poppea.

Dopo un evento così intenso, e l’intervento profondo dell’uomo per recuperare le piante schiantate, nulla sarà più come prima.

Inizia un processo di trasformazione.

Alcuni alberi sopravvivono. Altri cadono. Il legno morto diventa habitat e risorsa per numerosi organismi. Arrivano nuove specie vegetali. Cambiano la luce, l’umidità e la struttura del sottobosco. Alcune aree sono state rimboschite (forse, perché nel momento in cui scrivo le piantine sono tutte morte stecchite).

Il bosco ricomincia a costruire un nuovo equilibrio.

Come possiamo raccontare questo cambiamento?

Lo facciamo attraverso l’osservazione: tornando nello stesso luogo, guardando cosa compare e cosa cambia.

Fotografando e registrando e confrontando.

Strumenti come iNaturalist servono per costruire una memoria condivisa della biodiversità del territorio.

La Citizen Science sostituisce gli scienziati?

No.

Fare Citizen Science non significa improvvisarsi scienziati.

La raccolta di dati utili alla ricerca richiede metodo, attenzione e, quando necessario, il supporto di persone competenti.

Il contributo dei cittadini non sostituisce quindi il lavoro dei ricercatori, ma lo affianca.

La forza della Citizen Science sta proprio nella possibilità di coinvolgere un numero elevato di persone e di raccogliere osservazioni in luoghi e momenti molto diversi.

Noi però possiamo imparare, farci guidare e acquisire strumenti per osservare meglio.

E possiamo mettere le nostre osservazioni a disposizione di una comunità più ampia.

Per questo la Citizen Science è anche un importante strumento di educazione ambientale: perché conoscere non significa soltanto ricevere informazioni, ma significa imparare a fare domande al mondo che ci circonda.

Cosa possiamo imparare osservando la biodiversità?

Quando iniziamo a osservare con maggiore attenzione, capiamo che la natura non è un insieme di elementi separati.

Nessuna specie vive isolata, ogni organismo è inserito in una rete di relazioni.

Quando scopriamo le relazioni che contribuiscono a mantenere in equilibrio un ecosistema, comprendiamo anche quanto questo equilibrio possa essere delicato.

E più approfondiamo la nostra conoscenza, più ci rendiamo conto di una cosa fondamentale: noi non siamo spettatori della natura. Ne siamo parte.

Come fare Citizen Science durante un’escursione

Fare Citizen Science durante un’escursione non significa trasformare una giornata nel bosco in una lezione di scienze. Significa invece imparare a guardare il territorio con maggiore consapevolezza.

Durante un’uscita possiamo imparare a:

  • osservare gli organismi senza disturbare l’ambiente;
  • fotografare piante, animali e altri organismi in modo utile all’identificazione;
  • utilizzare iNaturalist per registrare le osservazioni;
  • riconoscere le caratteristiche che possono aiutare a distinguere una specie dall’altra;
  • confrontare le osservazioni fatte in luoghi o periodi differenti;
  • tornare nel tempo sugli stessi territori per osservare i cambiamenti;
  • comprendere come le singole osservazioni possano contribuire a una conoscenza più ampia della biodiversità.

In questo modo l’escursione naturalistica diventa anche un’occasione per partecipare alla conoscenza del territorio.

Citizen Science e iNaturalist: perché farlo insieme?

Imparare a utilizzare iNaturalist da soli è possibile.

Ma un’escursione guidata può aggiungere qualcosa di importante: un metodo di osservazione.

Una guida può aiutarti a fermarti dove normalmente passeresti oltre, insegnarti a distinguere un dettaglio importante da uno apparentemente insignificante, aiutarti a formulare domande, a osservare senza disturbare e a collegare ciò che incontri alle dinamiche più ampie dell’ecosistema.

Il punto è capire dove siamo e che cosa stiamo guardando.

Il progetto di Citizen Science di Avventura sulle Gambe

Da questa idea nasce il progetto di Citizen Science di Avventura sulle Gambe nel Parco del Ticino.

Un ciclo di escursioni dedicato alla biodiversità e all’osservazione del territorio, nel quale i partecipanti imparano a utilizzare iNaturalist e contribuiscono, attraverso le proprie osservazioni, a costruire una conoscenza condivisa dell’ambiente.

Solitamente in escursione invito a dimenticare lo smartphone in tasca, e mi sono interrogata a lungo sull’opportunità di osservare la natura attraverso uno schermo. Poi ho capito che in effetti lo smartphone può essere uno strumento utile e potente se usato nel modo giusto (fintanto che rimane uno strumento).

Dimentichiamoci quindi lo scrolling compulsivo, l’impulso a scaricare nei commenti le nostre frustrazioni, la disponibilità a fare entrare fake news nella nostra testa, e dedichiamoci invece ad un progetto di custodia del territorio.

Dedichiamo la nostra attenzione al Ramo delle Streghe, per seguire nel tempo i processi di trasformazione e di recupero di un ambiente che ha subito una devastazione tale da diventare irriconoscibile.

Il progetto “Il Ramo delle Streghe” è in cantiere, sarà presto pubblicato e comprenderà numerose esperienze oltre alla citizen science.

In particolare, il progetto richiederà il coinvolgimento della Community di Avventura sulle Gambe, cui saranno riservati gli incontri di Citizen Science.

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