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ticino grand tour giorno 3

Ticino Grand Tour – Giorno 3: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 3: diario di viaggio

Da Boffalora Ticino a Tornavento di Lonate Pozzolo

 

Il racconto di Massimo del terzo giorno del Ticino Grand Tour

Ticino Grand Tour – Giorno 3

Cammino spesso e lavoro ogni giorno con gli scarponi ai piedi per più di sette ore e non ho mai avuto vesciche sui piedi, ma questa volta mi sono impegnato a fondo ed ho collezionato una serie di queste antipatiche e dolorose lesioni epidermiche tutte in un colpo… Avrei preferito dilazionare nel tempo questa rincorsa alla bolla dolorante!

La terza tappa del Ticino Grand Tour inizia con la scoperta degli appositi cerotti!

Dovrebbero aspettarci più o meno venticinque chilometri di cammino, ma temo che saranno di più; il solo pensiero di partire a piedi da Boffalora ed arrivare a Lonate Pozzolo allunga quella linea immaginaria sentieristica che ho stampato nella mia personale cartografia mentale.

Partenza

Sono le 6.30: siamo pronti e fa  freddo di nuovo, abbiamo però dormito e fatto colazione al chiuso. Il Guardiaparco Andrea, gentilissimo, ci viene a salutare e chiede se abbiamo riposato bene. Partiamo alla volta del Ponte di Boffalora dove studieremo anche il passaggio da fare tra qualche giorno con il gommone.

Un’ora di cammino e siamo nelle belle campagne a nord di Boffalora Ticino, inframezzate da boschi percorsi da rogge con acqua limpidissima; purtroppo però sentiamo già in sottofondo i rumori dell’autostrada e della ferrovia ad alta velocità. Acustica di un mondo sempre in frenetico movimento, ferite perenni ad un territorio fragile, due cerniere che aprono i boschi.

Calendario celtico

Passati sotto queste due lingue di asfalto e binari, ci dirigiamo verso la Lanca di Bernate dove incontriamo un gruppo di ciclisti incuriositi con i quali scambiamo qualche parola. Visitiamo il Calendario celtico,  recentemente risistemato dal Parco del Ticino, e qui vengo a conoscere che il mio albero magico è il Salice: non lo avrei mai pensato! Mi piacciono tantissime altre piante, ma ne prendo atto, tanto più che oggi è il mio compleanno!

Fare una bella escursione durante il proprio compleanno lo consiglio a tutti: ti fa pensare in modo diverso a ciò che stai facendo e vivendo, a quello che hai fatto nella vita, a cosa avresti potuto fare in certi momenti passati più o meno sbagliati e, soprattutto, a tutto ciò che hai davanti da fare con la persona che ami, ma anche con te stesso.

Sentiamo dei movimenti pesanti in fuga nel bosco, ma non vediamo nulla e la nostra immaginazione va subito ad un gruppo di cinghiali in fuga; un Picchio nero lancia il suo inconfondibile fischio territoriale, ma anche lui è invisibile a noi.

Siamo in ritardo sui tempo di marcia, qualcuno zoppica un poco, altri si lamentano del peso degli zaini sulle spalle, un componente del gruppo nota un sacco di rifiuti lanciato in una roggia e si lancia in un soliloquio polemico sulla mancanza di attenzione ambientale in questo strano paese che è l’Italia, gli altri annuiscono con rabbia ed impotenza, ma con passo incalzante.

RaiTre

Abbiamo mezz’ora di tempo per raggiungere il ponte di Castelletto di Cuggiono dove ci aspetta Silvia di RAI 3 per un servizio su di noi, ma ci impiegheremo un’ora. Getto in corpo una manciata di arachidi, benzina personale per la marcia… (ho una dipendenza incontenibile per la frutta secca!).

Giunti al Ponte sul Naviglio, incontriamo la simpaticissima giornalista ed i due operatori ai quali spieghiamo la nostra iniziativa e quindi ci incamminiamo tutti insieme lungo questa tappa,  prima nella campagna e poi lungo il fiume, dirigendoci spediti verso il Bosco delle Faggiole.

Bosco delle Faggiole

La pausa pranzo viene consumata in questo bosco il cui nome forse era dovuto alla presenza dei Faggi in tempi passati (le faggiole sono i frutti di questa bellissima pianta); mangeremo verdure di vario tipo accompagnate da ottime burrate (due a testa!), un  pranzo un poco pesante ma che verrà ben presto “bruciato”.

Passiamo il ponte di Turbigo (o di Oleggio a seconda se sei lombardo o piemontese), percorriamo il lungo-fiume della ex Colonia elioterapica e infine raggiungiamo il passaggio sul ponte-canale dello scarico della Centrale di Turbigo inferiore. Sulla nostra destra, tra le piante, in lontananza intravvediamo le ciminiere a strisce dell’altra centrale elettrica. Il sottobosco è un tripudio di fiori di Dente di cane e Scillia bifolia.

Ponte tibetano

La nostra fase digestiva regredisce di colpo con i simpatici sussulti dei nostri pesanti passi sul Ponte Tibetano, ma al di là ci sono gli operatori della RAI che già ci stanno riprendendo, allora rinforziamo la forza di gravità dentro i nostri stomaci e con passo oscillante attraversiamo, salutiamo ed accenniamo quasi falsi sorrisi, raggiungendoli in fretta.

Li ringraziamo per le riprese e dopo averli salutati ci incamminiamo per un’ora su un sentiero che attraversa una bellissima zona di prati e boschi fino al Molino del Ponte, dove incontriamo tante persone che passeggiano; infine arriviamo al Canale Industriale di Nosate e ci concediamo una sosta a base di merendine energetiche consumate guardando lo sfrecciare delle biciclette sulla ciclabile.

Navigli

In questa terra di Navigli, Canali e Scaricatori che scorrono paralleli e che si intrecciano, tutti alimentati dalle acque di Ticino, capiamo quanto sia importante il fiume per una infinità di esigenze ed attività umane. Purtroppo questa forzata captazione di acqua a monte penalizza fortemente la portata del fiume nel primo tratto della vallata tra il Panperduto e Turbigo.

La terza tappa volge al termine: raggiungiamo la splendida terrazza sulla Valle del Ticino proprio al momento dell’aperitivo (d’asporto) e consumiamo uno Spritz godendoci il panorama che spazia dal Monte Rosa al Monviso. Tutti i presenti ci guardano e noi ne siamo anche un poco fieri.

Buon compleanno!

Il giorno 3 del Ticino Grand Tour finisce alla Dogana di Tornavento con una superba cena in compagnia di Raffaella ed Alessia ed una magnifica torta per questo mio splendido, alternativo, faticoso, assolato, cinquantatreesimo compleanno.

 

…segue

In cammino da Pavia a Molino d’Isella: Massimo

Scarpinando da Molino d’Isella a Boffalora: Marina

Continua…

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

ticino grand tour giorno 1

Ticino Grand Tour – Giorno 1: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 1: diario di viaggio

Da Pavia a Molino d’Isella

 

Il racconto di Massimo del primo giorno del Ticino Grand Tour

L’inizio dell’avventura

Non ricordo il momento preciso in cui Marina, mia moglie nella vita quotidiana, mi sottopose l’idea del Ticino Grand Tour. Ricordo però chiaramente che trovai l’idea molto bella e non esitai ad accettare subito a partecipare alla spedizione.

Sapevo di giocare in casa: ventotto anni di servizio come Guardiaparco nella Valle del Ticino non sono pochi! Camminare per più di cento chilometri in quattro giorni e poi scendere il fiume per tre giorni di navigazione su di un gommone era invece un’esperienza che non avevo mai fatto,  ma che sicuramente valeva la pena di fare!

E allora, pronti e via, qualche settimana di preparativi e tanta voglia di partire per un’impresa fuori dalla porta di casa,  in una veste di semplice camminatore, una specie di moderno pellegrino, forse con degli occhi un poco “di parte”, ma pur sempre pronti ad osservare e scoprire nuove cose lungo il cammino.

Alberto e Titti di AqQua saranno con noi; non li conosco benissimo, ma so che mi troverò perfettamente con loro perché come me sono amanti della vita all’aria aperta, sono un poco selvatici e si adattano a qualsiasi condizione. Purtroppo però sono sicuramente più sportivi di me!

Ticino Grand Tour – Giorno 1

La partenza

Ed eccoci il lunedì mattina presto, a Pavia; abbiamo scaricato gli zaini dalla macchina, che riprenderemo tra sette giorni, e siamo pronti ad iniziare questa nostra avventura.

Ci troviamo di fianco al bellissimo ponte coperto sul Ticino. Qualcuno ci guarda con curiosità, qualcuno non ci degna neanche di uno sguardo, forse un poco tutti stanchi di questo periodo storico globale minacciato da un nemico invisibile, forse anche troppo stanchi del quotidiano terrorismo mediatico e dalla confusione e disordine mentale generato.

Ci sentiamo dei privilegiati, quasi dei fuggitivi, e forse lo siamo in una nostra personale dimensione.

Siamo partiti da poco che incontriamo subito Barbara, una mia collega Guardiaparco, é a piedi sul lungo fiume per verificare la pulizia  di un’area presa d’assalto da molte persone dopo uno dei primi fine settimana assolati di una stagione invernale un poco umida e piovosa; ci congediamo da lei dopo pochi minuti di saluti e di battute sull’impresa che abbiamo iniziato. I muscoli si stanno scaldando e la voglia di proseguire é tanta.

L’addio alla civiltà

In poche centinaia di metri superiamo gli ultimi baluardi di civiltà cittadina: passiamo sotto il Ponte dell’Impero (o della Libertà), superiamo la sede della Canottieri Pavia, scivoliamo sotto il ponte della Ferrovia e della Tangenziale… Per una volta nella mia vita passo sotto tre ponti in una manciata di minuti: sono strutture che ho sempre percorso “da sopra”, in più occasioni. Qualche pilone é stato dipinto con murales colorati, alcuni anche belli; sono forse un tentativo di colorare di vita il grigio del cemento armato, ma per noi sono gli ultimi segnali della città che oramai é alle spalle.

Pausa caffè

Dopo quasi due ore di cammino siamo sempre paralleli al fiume, ma oramai nel bosco. Ci concediamo un primo caffè mattutino da Moka portatile, seduti in una spiaggetta di sabbia con tronchi di piante che ci fanno da poggia-schiena… Un caffè all’aria aperta ha tutto un altro gusto!

Si riparte quasi subito, non abbiamo incontrato ancora nessuno. Giungiamo poi ad un piccolo locale chiuso e lì troviamo due persone in bicicletta, un poco allibite dai nostri grossi e pesanti zaini. Dopo aver loro spiegato cosa stiamo facendo, li salutiamo e ci dirigiamo a passo spedito verso le campagne di Carbonara Ticino ed i boschi di Zerbolò. Lungo il percorso abbiamo da passare una roggia con due possibilità di attraversamento: un ponticello ed un guado. Io scelgo il guado così rinfresco un poco i piedi.

In questa zona, lungo i campi e le strade fangose, ci sono tracce di animali ovunque, soprattutto Cinghiali e Caprioli, ma anche Daini e Tassi.

Giungiamo alla Cascina Venara e veniamo accolti dallo schioccare dei becchi delle Cicogne che oramai hanno già occupato i loro nidi alti sui grossi Pioppi e Salici e sono impegnate nei riti di accoppiamento. Ce ne sono tantissime; qualcuna vola via, molte ci guardano dall’alto e mantengono il loro presidio fatto di rami intrecciati senza mani.

Un Porciglione scappa correndo lungo la riva della Lanca e si rifugia in una macchia di Saliconi. Un volo di Germani reali prende quota schiamazzando e forse imprecandoci dietro per avere interrotto il loro riposo diurno.

Guadagniamo metri su metri con passo svelto e,  dopo un punto panoramico eccezionale sul fiume ed i suoi meandri, arriviamo all’ora di pranzo al Ponte di barche di Bereguardo.

Il pranzo sulla roggia

Questo è il primo posto civilizzato dopo quasi cinque ore di cammino, da cui tuttavia decidiamo di allontanarci subito per rifugiarci nei vicini e bellissimi boschi delle Tenuta Occhio, che fu di proprietà di Sofia Loren. Qui faremo la nostra prima pausa pranzo al sacco all’ombra di Carpini e Querce, vicini ad una roggia le cui acque provenienti dalle campagne si gettano in una Lanca del fiume.

La ripartenza avviene dopo un’ora e ci porta a percorrere immersi in un bellissimo bosco misto di pianura, accompagnati dal picchiettio dei Picchi, dai canti di Capinere, Fringuelli e Merli, tutti segnali della natura che ci dicono che la primavera è vicina. Siamo per un momento ancora vicini al fiume e nell’acqua si vedono grossi esemplari di Carpe ed Aspi; poi il sentiero si allontana e rientra nuovamente in bosco. Arriviamo ad un vecchio ponte in legno che lasciamo sulla nostra destra per dirigerci verso la Roggia Cerro, in direzione Vigevano. Oramai mancano poche ore di cammino al punto dove abbiamo pensato di fermarci per dormire con le tende.

Dopo avere camminato per due ore per boschi umidi di Ontano nero e boschi asciutti di Roverella ed Olmo, e dopo avere visto scappare un Cinghiale spaventato dalla nostra presenza, arriviamo lungo il sentiero delle Farfalle. Purtroppo la stagione è ancora fredda e non vi é traccia di Lepidotteri, ma la zona é veramente bella: confina con stupende marcite, ed è vivacizzata da una moltitudine di canti di uccelli.

Siamo ad un’ora dal primo campo dove dormiremo e puntualissima, dopo pochi minuti di attesa, arriva in auto Raffaella a portarci la cena e la colazione per domani.

Il primo campo

Il sole si sta abbassando e la temperatura pure, arriviamo ai boschi della Ghisolfa intorno alle 17.30; montiamo subito il campo e consumiamo la cena con le luci oramai sbiadite di una bellissima prima giornata di cammino.

Il primo giorno del Ticino Grand Tour é già volato via; dopo circa 35 chilometri di cammino, siamo stanchi e felici.

 

Continua…

Scarpinando da Molino d’Isella a Boffalora: Marina

Gambe in spalla da Boffalora Ticino a Tornavento: Massimo

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

 

 

 

 

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  • informazioni su eventi, punti di interesse e servizi turistici nei pressi di ciascuna escursione,
  • possibilità di salvare le GAE preferite e di ricevere notifiche personalizzate sulle escursioni in programma.

Trip&Trek è disponibile sulla Piattaforma Play Store (per i sistemi Android) e sull’Apple Store (per i sistemi IoS).

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Escursioni nel Parco del Ticino

Escursioni nel Parco del Ticino

Le escursioni a piedi, in canoa o in bicicletta, sono il mezzo migliore per conoscere il Parco del Ticino. Immergersi in silenzio nella sua Natura è il modo più emozionante per scoprirne la grande bellezza.

Per quanto sia vicinissimo a Milano e facilmente raggiungibile da tutto il Nord Italia, il Parco non ha l’attenzione di pubblico che merita. Anche le persone che vivono all’interno dei suoi confini lo conoscono molto poco, non lo capiscono e spesso lo sfruttano senza consapevolezza.

Se vogliamo comprendere il Parco e il suo territorio così sottovalutato, è importante sapere come è stato istituito e come è strutturato.

Non vi annoierò con tanti numeri, ma vi spiegherò in breve perché il Parco esiste e quanto sia importante la tutela di questi ambienti. Conoscere l’ambiente in cui si svolgeranno e nostre escursioni è fondamentale per organizzarle al meglio, e soprattutto per capire ed apprezzare quello che vediamo.

La geografia del Parco

Il Parco del Ticino è l’area protetta fluviale più grande d’Europa, coinvolgendo Lombardia e Piemonte dal Lago Maggiore al Po su entrambe le sponde del Fiume Ticino(vedi la mappa).

Il Ticino è il settimo fiume italiano per lunghezza (248 km) e il secondo per portata (dopo il Po di cui è affluente). Il suo corso è tradizionalmente diviso in tre segmenti geologico-geografici: la parte montana (Ticino Superiore), che scorre in territorio svizzero; la parte lacuale, che comprende il Lago Maggiore; la parte pianeggiante (Ticino Inferiore), che scorre in Italia tra Sesto Calende e il Po.

L’andamento del Ticino Inferiore varia con il variare del substrato geologico del terreno su cui scorre e disegna il territorio solcandolo dalle colline fino alla vallata, passando per la pianura irrigua.

Tra Sesto Calende e Somma Lombardo lo vediamo quindi fluire incassato in gole profonde, incise nei depositi morenici. Da Somma fino a Motta Visconti il fiume ha invece un andamento reticolare, si divide in rami, crea lanche ed isole di ghiaia che cambiano forma ad ogni piena. Nell’ultimo tratto fino alla confluenza con il Po il Ticino scorre invece in un alveo più stretto disegnando ampi meandri.

Il corso del fiume è in costante evoluzione: la scarsa presenza di strutture di contenimento e la naturalità dell’alveo e del territorio alluvionale consentono al Fiume di divagare liberamente (e senza danni) durante le piene. La corrente del fiume modifica incessantemente il proprio corso e disegna un paesaggio sempre in movimento e dall’alto valore ecologico.

La gestione del Parco

Il Parco del Ticino per come lo conosciamo è costituito da due Parchi differenti, che fanno capo a due enti differenti: il Parco Lombardo della Valle del Ticino che gestisce il territorio Lombardo e l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore che gestisce invece il territorio Piemontese.

Ciascun Ente è a sé stante e ha leggi, regolamenti e statuti propri.

Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore

L’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore ha sede alla Villa Picchetta di Cameri e gestisce 16 aree protette nel Nord-Ovest del Piemonte; queste coinvolgono 60 Comuni posti lungo la riva piemontese del Lago Maggiore e del Ticino.

Il Parco Naturale della Valle del Ticino è stato istituito nel 1978 e comprende 6.560 ettari per 16 comuni, da Castelletto Ticino fino a Cerano.

Parco Lombardo della Valle del Ticino

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino ha sede a Pontevecchio di Magenta ed è stato istituito nel 1974; comprende 91.800 ettari per 47 comuni, divisi in 3 province, da Sesto Calende (VA) a Mezzanino (PV).

La storia

Il Parco è nato su iniziativa popolare, con una raccolta di firme (oltre 30 mila) promossa nel 1967 dalla Sezione Pavese di Italia Nostra. I disboscamenti scriteriati e la speculazione edilizia prepotente di quegli anni, oltre ai primi progetti del Canale Scolmatore di nord-ovest, destavano grande preoccupazione per il patrimonio naturalistico della Valle del fiume.

La petizione, promossa da Italia Nostra e sostenuta dall’allora sindaco di Pavia, chiedeva l’istituzione di un parco fluviale che si estendesse su tutta la Valle del Ticino e che prevedesse due aree di differente protezione:

  1. l’ambito fluviale (rive e terrazzi fluviali): doveva restare ad alto livello di naturalità e tutelato giuridicamente come i parchi nazionali;
  2. un’area esterna più ampia: doveva essere destinata ad attività umane compatibili con le caratteristiche paesaggistiche del territorio.

Il primo successo fu un generico vincolo paesistico da parte della Soprintendenza. Seguirono poi l’istituzione del Parco nel 1974 e l’approvazione del primo Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) nel 1980.

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino è il primo Parco Regionale in Italia e il primo Parco Fluviale in Europa!

Con l’introduzione del Piano regionale delle aree regionali protette (1983), della Legge quadro sulle aree protette (1991) e del Testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi (2007), l’assetto giuridico del Parco ha assunto finalmente l’attuale conformazione: un Parco Naturale all’interno di un Parco Regionale.

Questo assetto a Matrioska rispecchia i due regimi di tutela già suggeriti dai promotori del Parco alle sue origini.

Il Piano Territoriale di Coordinamento

Il PTC è il principale strumento di gestione e di pianificazione del territorio: indica le politiche di tutela dell’ambiente naturale e di sviluppo delle aree urbane. Gli strumenti di attuazione del PTC sono i piani di settore (uno per i boschi e uno per la fauna) e i regolamenti.

Il Parco Lombardo del Ticino ha due distinti PTC, uno per il Parco Regionale e uno per il Parco Naturale. Entrambi riportano gli obiettivi del piano e gli strumenti di attuazione, il regime di protezione e l’azzonamento, gli strumenti di pianificazione e di attuazione

Prima di intraprendere una escursione nel Parco del Tcino, vi invito alla lettura dei documenti (e dei relativi regolamenti) e vi suggerisco di consultare il portale cartografico dell’Ente per conoscere le diverse zone nei dettagli.

Per semplificare, vi riporto di seguito le principali differenze nei regimi di tutela tra Parco Naturale e Parco Regionale:

Parco Naturale:

  • definito e disciplinato dalla legge nazionale 394/91,
  • vietata la caccia,
  • vietate le cave.

Parco Regionale:

  • definito e disciplinato dalla legge regionale 86/83,
  • consentita la caccia,
  • consentite le cave.

Riconoscimenti

Man and the Biosphere – MAB

Man and the Biosphere – MAB

Il Programma "L'uomo e la biosfera", Man and the Biosphere – MAB, è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’UNESCO nel 1971 per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Rete natura 2000

Rete natura 2000

Natura 2000 è il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione volta a garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

Le escursioni nel Parco del Ticino

Veniamo finalmente a noi. Perché vi ho raccontato tutte queste cose? cosa c’entrano con le escursioni?

A mio parere la storia, la conformazione e i regolamenti del Parco sono fondamentali per conoscerlo, capirlo ed apprezzarlo. Così come sono convinta che l’obiettivo di una escursione sia proprio quello di conoscere il territorio, capirlo ed apprezzarlo. E’ proprio questa valenza culturale che caratterizza l’escursione rispetto alla passeggiata o alla prestazione sportiva.

Purtroppo mi rendo conto che il Parco del Ticino non gode dell’attenzione che merita: è poco conosciuto, poco capito e poco apprezzato.

Esplorarlo a piedi, con calma e in ogni stagione è il modo più diretto per scoprirne le meraviglie.

Il Fiume

Il cuore del Parco è il Ticino: è il fiume che mantiene l’intero ecosistema, che disegna il paesaggio e che consente lo sviluppo di habitat di pregio per numerose specie animali e vegetali.

I panorami sul fiume che si aprono di tanto in tanto quando camminiamo sui sentieri lungo le rive destano meraviglia, ma non distraggono dalle mille bellezze create dalla biodiversità.

Dalla riva del fiume ammiriamo e distinguiamo infatti la folta vegetazione, siamo ipnotizzati dal dolce scorrere dell’acqua, osserviamo le numerose e diverse specie di uccelli che animano l’ambiente.

Un binocolo, un po’ di pazienza e tanta attenzione consentono di conoscere personalmente aironi, rapaci, anatre…

I boschi

Intorno al fiume si estende il più grande patrimonio forestale della Pianura Padana.

Questa fascia boschiva è l’ultimo baluardo della foresta planiziale primaria e custodisce moltissimi ecosistemi differenti. Attraversando la pianura da Nord a Sud rappresenta un corridoio ecologico di fondamentale importanza per il movimento degli animali tra le Alpi e gli Appennini. Molte specie hanno trovato qui il loro habitat e vi si sono stabilite.

Percorrere i sentieri che attraversano queste foreste a passo lento e attento può riservare ogni volta belle sorprese. Avventurarsi in silenzio nei boschi consente spesso di incontrare la fauna selvatica o le tracce del suo recente passaggio.

Ascoltare le voci di questi boschi dalle essenze così varie consente di percepirne la sinfonia cantata dalla grande varietà di uccelli stabili o migratori che vi abitano. Ogni stagione, ogni ora del giorno, ogni tipologia di bosco ha una voce diversa che racconta storie affascinanti a chi ha voglia di ascoltarle.

Le mie escursioni

Per i tesori che nascondono, per le bellezze che disvelano e per la vita che custodiscono, i boschi del Ticino sono il luogo di elezione della mia attività escursionistica e di educazione ambientale.

Le mie escursioni nel Parco del Ticino sono avventure alla scoperta di un mondo poco conosciuto e di una Natura che si mostra e che ci accoglie, sono percorsi di attenzione che ci conducono a riscoprire noi stessi nella Natura.

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Gli itinerari

I sentieri cartografati nel Parco del Ticino costituiscono una rete di circa circa 780 km.

Con il progetto “Vie Verdi del Ticino” l’ente parco ha creato una mappa georeferenziata dei percorsi presenti sul territorio. Sul sito dedicato troverete anche numerosi itinerari suggeriti, classificati in relazione alla localizzazione, alla difficoltà ciclabile, alla lunghezza ed alla tipologia.

Se decidete di intraprendere escursioni nel Parco senza una guida, preparatevi con attenzione per conoscere bene l’itinerario scelto e l’ambiente che questo attraversa. Se siete escursionisti poco esperti, valutate l’opportunità di fare un corso di escursionismo prima di mettervi in marcia.

Buone escursioni!

The parks, enjoyable and inspiriting from many points of view, had found their highest-quality use – encouragement of our understanding of our place in nature, and among our fellow human beings. Freeman Tilden

The Leave No Trace Seven Principles

9 persone su 10 non sono informate sul proprio impatto sulla natura.

L’organizzazione Leave no Trace, negli USA, si occupa di ricerca, di educazione ambientale e di iniziative rivolte alle persone che frequentano l’outdoor, fornendo gli strumenti per divertirsi all’aria aperta responsabilmente e per proteggere consapevolmente l’ambiente.

I principali problemi affrontati da LnT sono: sentieri e aree naturali danneggiati, acque inquinate, fauna a rischio, incendi boschivi distruttivi, Parchi sovraffollati, connessione dei giovani con la Natura.

I 7 principi del Leave no Trace rappresentano uno schema semplice di buone pratiche per minimizzare il nostro impatto durante tutte le attività all’aria aperta. Ogni principio tratta un argomento specifico e offre informazioni dettagliate per contenere gli effetti del nostro passaggio.

  1. Pianifica e prepara: Pianificare e preparare adeguatamente una gita o un’escursione consente di affrontare con serenità e in sicurezza la nostra avventura, e al tempo stesso di limitare il nostro impatto sull’ambiente. Gli aspetti principali da tenere in conto quando organizziamo un’escursione sono: la meta e le aspettative; le abilità e l’allenamento dei partecipanti; la conoscenza del posto (attraverso documentazione scritta, mappe, ufficio informazioni locale, etc…); equipaggiamento e abbigliamento; valutazione di tutte le attività in base agli obiettivi e alle capacità di tutti i partecipanti; appunti di eventuali precedenti escursioni nella stessa zona. Atri fattori da tenere in considerazione sono: il meteo; il terreno; eventuali regolamenti ed ordinanze locali; eventuali proprietà private; la velocità media di cammino del gruppo; una stima sulla quantità di cibo necessaria (sufficiente, ma non in eccesso). E’ inoltre importante organizzarsi in modo da produrre meno rifiuti possibile e per riportarli a casa agevolmente.

2. Viaggia e campeggia su superfici resistenti: quando camminiamo in ambiente naturale dobbiamo considerare quanto questo sia delicato. Una superficie vegetata sarà danneggiata dal calpestio ripetuto, le specie presenti non saranno in grado di riprendersi e il suolo diventerà arido e facilmente soggetto ad erosione. Per questo motivo è necessario seguire i sentieri, mantenendosi sulla traccia principale ed evitando quindi di inventare varianti o scorciatoie. Se abbiamo necessità di abbandonare il sentiero (ad esempio per cercare “un bagno”, per fare un picnic, per esplorare una zona selvaggia, etc…) dobbiamo considerare la resistenza del terreno, preferendo di passare su rocce, sabbia, ghiaia piuttosto che su prati fioriti. Allo stesso modo, se decidiamo di montare la tenda in natura, dobbiamo considerare alcuni fattori importanti: la fragilità del suolo e della vegetazione, il disturbo alla fauna selvatica, eventuali tracce precedenti di campeggio o di utilizzo e la nostra potenzialità di danneggiare l’ambiente.

3. Smaltisci correttamente i rifiuti: i rifiuti abbandonati in natura non solo rovinano l’esperienza di chi verrà dopo di noi, ma rappresentano un grave danno all’ambiente, all’inquinamento delle acque e alla vita della fauna selvatica. Non si tratta solo di carta, di plastica e di rifiuti indifferenziati, ma anche dei nostri rifiuti organici, degli avanzi di cibo, etc… Ricordiamoci quindi di portare via tutta l’immondizia e gli avanzi e gli scarti del cibo: anche ciò che ritieniamo biodegradabile rappresenta una forma di inquinamento, e per gli animali il cibo umano è nocivo. Per quanto riguarda invece i rifiuti organici solidi, la soluzione migliore è di solito il cat hole.

4. Lascia quello che hai trovato: consentiamo a chi verrà dopo di noi di vivere le tue stesse esperienze ed emozioni, lasciando piante, fiori, rocce, manufatti archeologici e qualsiasi oggetto interessante dove e come li abbiamo trovati. Lasciamo i posti che visitiamo così come li abbiamo trovati: evitiamo di scavare buche o di costruire barriere, di danneggiare gli alberi e le piante, etc…

5. Riduci al minimo il rischio di incendi boschivi: evitiamo di accendere fuochi a terra e scegliamo sempre aree attrezzate per le nostre grigliate; se decidiamo di campeggiare all’aperto scegliamo un fornello a gas o un barbecue rialzato da terra. Nel rispetto dell’ambiente, evitiamo inoltre di danneggiare le piante per ricavare legna da ardere. Non abbandonare la brace o la cenere, anche se sono fredde. Informiamoci su regole e disposizioni del luogo prima di partire, e rispettiamole.

6. Rispetta la fauna selvatica: Scopriamo la fauna selvatica osservandola da lontano, in modo da non spaventare gli animali od obbligarli a fuggire; non diamo loro cibo (il cibo umano è dannoso per gli animali selvatici, interferisce con la loro capacità di procurarsi il cibo, ostacola la selezione naturale, rende gli animali selvatici troppo confidenti con l’uomo); prestiamo attenzione a non inquinare in alcuna maniera le fonti d’acqua.

7. Rispetta gli altri visitatori: la buona educazione e la cortesia per gli altri visitatori aiutano tutti a godere della propria esperienza all’aperto. Rumori eccessivi, animali domestici non controllati e un ambiente danneggiato tolgono il fascino naturale agli spazi aperti. Consideriamo sempre con attenzione a come la nostra esperienza influenzi il modo in cui qualcun altro apprezza la vita all’aria aperta. Quando camminiamo sui sentieri stretti di montagna, ricordiamo di dare precedenza a chi sta salendo; dove non diversamente segnalato, i cavalli hanno precedenza sugli altri escursionisti, e questi hanno precedenza sulle biciclette.

NB. quella che vi ho fornito è una traduzione molto semplificata dei 7 principi elaborati da Leave no Trace; se conoscete la lingua inglese, vi esorto quindi ad approfondire sul loro sito. Le linee guida formulate per i grandi Parchi americani non sempre sono applicabili negli ambienti europei altamente antropizzati, ma sono comunque utili per risvegliare la consapevolezza del nostro impatto sull’ambiente e forniscono preziosi consigli per le nostre avventure outdoor.

© 1999 by the Leave No Trace Center for Outdoor Ethics: www.LNT.org.

come cacare nel bosco

come cacare nel bosco

Vi siete mai domandati come cacare nel bosco nel modo corretto?

Lo smaltimento corretto dei rifiuti organici umani è importante per evitare l’inquinamento delle fonti d’acqua, per evitare la brutta esperienza di qualcun altro che li trova, per minimizzare la possibilità di diffondere malattie e per massimizzare il tasso di decomposizione.

Nella maggior parte dei posti, seppellire i nostri bisogni nel modo corretto è il metodo più efficace per soddisfare questi criteri.

In alcune zone particolarmente delicate, come ad esempio stretti canyon fluviali, i rifiuti solidi umani devono essere impacchettati e rimossi. E’ quindi sempre necessario informarsi in loco.

Il sistema solitamente più adeguato per lo smaltimento dei nostri rifiuti organici è il “cat hole”: un buco scavato nel terreno in cui sotterrare tutto.

Per non lasciare alcuna traccia durante le vostre escursioni o campeggi all’aperto, vi consiglio di tenere sempre nello zaino il vostro “kit cacca“:

  1. paletta da giardiniere in plastica,
  2. carta igienica biodegradabile,
  3. sacchetto per l’immondizia per portare via eventuali salviettine o assorbenti, che non devono in alcun caso rimanere in ambiente.

per scavare il vostro “cat hole” perfetto seguite le istruzioni:

  1. scegliete un sito ad almeno 60 metri da fonti d’acqua, se possibile in posizione rialzata ed esposta alla luce solare (il calore accellera la decomposizione), lontano da sentieri o altri spazi frequentati dalle persone,
  2. scavate un buco profondo circa 20 cm (più o meno la lunghezza della paletta) e con diametro di circa 15 cm,
  3. fate tutto lì dentro,
  4. alla fine coprite il buco con il terreno originale e mascherate con sassi o foglie.

per approfondimenti: Cat Holes by Leave no Trace

© 1999 by the Leave No Trace Center for Outdoor Ethics: www.LNT.org.

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