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Il Blog di Avventura sulle Gambe

Cosa è

Questo non è solo un blog di escursionismo e non è un diario delle mie giornate.

Questo blog racconta la mia storia e il mio percorso personale e professionale, mostra le mie riflessioni sui temi che mi stanno a cuore, ragiona sui miei valori, regala consigli sul mondo dell’escursionismo e riporta notizie e curiosità dal Parco del Ticino.

Il racconto di me segue una narrazione disordinata, ma che ha come filo conduttore riscoprire noi stessi nella Natura e attraverso di essa.

Perchè leggerlo

Ci sono almeno tre buoni motivi per leggere gli articoli e per seguire il blog:

  • conoscere me, i miei valori e la mia attività,
  • trovare consigli utili per organizzare le tue escursioni,
  • scoprire il Parco del Ticino e le sue meraviglie.

Chi lo scrive

Lo scrivo principalmente io, che sono Marina: Guida Ambientale ed Escursionistica e creatrice di Avventura sulle Gambe.

E poi lo scrivi tu quando commenti gli articoli, raccontando le tue esperienze personali, aggiungendo suggerimenti o facendo critiche costruttive.

Perché questo blog sia vivo e interessante e collettore di voci diverse, è bello che io non sia la sola a scrivere gli articoli. Se hai qualcosa di interessante da raccontare, partecipa a questo blog come autore!

 

Come è organizzato

Gli articoli sono suddivisi in quattro diverse categorie:

  • Consigli: consigli sull’escursionismo e sul nostro rapporto con l’ambiente,
  • Riflessioni: riflessioni personali sui temi che mi stanno a cuore,
  • Eventi e Notizie: eventi in programma e notizie sul mondo dell’escursionismo,
  • Parco Ticino: notizie e curiosità sul Parco del Ticino.

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volpe parco ticino

La Volpe nel Parco del Ticino

Volpe – Parco del Ticino

Nome scientifico: Vulpes vulpes
Nome comune: Volpe

Classificazione sistematica

Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Canidi
Genere: Vulpes
Specie: vulpes

Caratteri distintivi

La volpe ha l’aspetto e le dimensioni di un cagnolino (di non più di 10 kg), con il muso lungo e affilato, le orecchie dritte e grandi e la coda lunga e folta portata sempre dritta e mai arricciata.

La pelliccia ha un colore fulvo-rossastro, che può virare al grigio a seconda delle stagioni; il mento, la gola e la punta della coda sono bianchi; la parte posteriore delle orecchie è nera.

Habitat e distribuzione

La volpe è un animale carnivoro molto adattabile, diffuso in tutto il nostro emisfero. In italia è presente quasi ovunque, dalla pianura alla montagna.

Pur occupando habitat e territori di svariata tipologia (dal mare alla montagna, passando dalle periferie delle città), preferisce i boschi e la macchia interrotti da radure in cui è agevole nascondersi e cacciare.

Biologia

La volpe ha abitudini notturne e solitamente trascorre la giornata nascosta tra i cespugli, sotto i tronchi, nei fossi o nella tana: vederla di giorno è raro, e possibile sono in zone particolarmente tranquille. Durante la notte è alla ricerca di cibo: preda di solito lepri, conigli, uccelli e uova… e se ne ha l’opportunità anche le galline nei pollai! All’occasione si nutre anche di altri piccoli animali, di carogne, di frutta e di rifiuti. Il territorio di caccia della volpe è di circa 300 ettari e dipende dalla densità di risorse disponibili.

La tana della volpe, scavata nel terreno morbido del bosco, è costituita da una grande camera con diverse uscite. La somiglianza con la tana del tasso è grande, così che può capitare che la volpe utilizzi tane di tasso abbandonate o che i due animali condividano lo stesso ambiente. Pare però che il tasso sopporti poco il forte odore della volpe e che talvolta si rassegni a lasciarle la casa! Per comodità, capita anche che la volpe scavi la propria tana sotto grossi massi, all’interno di manufatti o sotto le strade.

Il periodo degli amori va da Dicembre a Marzo: in questo periodo maschio e femmina si cercano attraverso segnali olfattivi e sonori. Abbaiando, maschio e femmina si chiamano ripetutamente fino ad incontrarsi; due maschi invece si tengono vicendevolmente alla larga. Tra Aprile e Maggio nascono i cuccioli, che saranno allattati dalla madre per circa sei settimane; i volpacchiotti iniziano comunque a mangiare qualcosa di solido già ad un mese grazie alle attenzioni del padre, che procura il cibo per tutta la famiglia. Capita a volte che il padre lasci fuori dalla tana anche qualche “giocattolo”: si tratta di oggetti (tra cui scarpe o guanti da giardino!) con cui i cuccioli si esercitano alla caccia. I piccoli rimangono nella tana dopo lo svezzamento fino all’autunno, momento in cui inizieranno la dispersione in cerca del proprio territorio. I maschi si allontanano solitamente più delle femmine; alcune di esse posso anche rimanere in famiglia e assistere la madre nel parto dell’anno successivo.

Tracce

Impronte: le impronte della volpe sono molto simili a quelle di un piccolo cane e misurano circa 5 o 6 centimetri. Rispetto al cane hanno però la forma più allungata e i segni delle unghie più evidenti ed appuntiti. La pista è solitamente rettilinea e il passo misura più o meno 50 centimetri.

Pur non essendo animali particolarmene territoriali, le volpi marcano il proprio passaggio con gli escrementi, con l’urina e con segnali odorosi particolari.

Escrementi: le fatte della volpe sono di solito lasciate bene in vista su luoghi elevati come sassi, tronchi d’albero, ciuffi d’erba. Sono salsiciotti dalla forma arrotondata ad una estremità e appuntita all’altra; il colore e la consistenza variano a seconda della dieta e possono quindi contenere peli o semi.

Odore: l’odore della volpe è acre e particolare; impossibile da descrivere, è anche impossibile da dimenticare una volta che lo si è individuato. Persistente e acido, lo si trova frequentemente all’ingresso delle tane, lungo i sentieri nel bosco o sull’immondizia abbandonata in natura.

La volpe nel Parco del Ticino

Questa specie è diffusa quasi ovunque nel territorio del Parco.

Da un censimento compiuto dall’ente Parco nei primi anni ottanta è emerso un dato curioso: la maggiore densità di tane era presente nell’area di Parco Regionale aperta alla caccia e non, come ci si sarebbe aspettato, nella fascia di Parco Naturale in cui i fucili sono vietati. Uno studio più approfondito rivelò poi la difficoltà di censire con esattezza tutte le tane, dal momento che queste sono spesso ben nascoste dai rovi o ereditate dai tassi.

E’ facile incontrarla nei boschi, nelle capagne e talvolta nei paesi.

Purtroppo è frequente trovare individui particolarmente confidenti, abituati a ricevere cibo dall’uomo. Ma ricordiamoci che dare cibo agli animali selvatici è sbagliato per diversi motivi:

  • interferisce sulla selezione naturale
  • riduce la capacità degli animali di procurarsi il cibo da soli
  • rende gli animali insistenti, prepotenti e aggressivi
  • la confidenza degli animali selvatici con l’uomo li espone a nuovi pericoli

La volpe nel video qui sotto è stata ripresa con una fototrappola autorizzata in un bosco selvaggio del Parco del Ticino. Non è bellissima??

il canale YouTube di

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Trip&Trek: assicurazione per escursionisti

Trip&Trek: assicurazione in app per escursionisti

Trip&Trek è una app per smartphone, promossa da Escursioni Italia Club (EIC) in collaborazione con l’Associazione Italiana delle Guide Escursionistiche (AIGAE), che consente di attivare un’assicurazione per escursionisti.

Escursioni Italia Club (EIC)

EIC è un’associazione nata per promuovere la cultura del turismo lento, attraverso l’escursionismo condotto in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente.

La quota associativa di 10€ viene versata tramite l’app Trip&Trek e comprende:

  1. una polizza assicurativa annuale fornita da Poste Assicura (tramite il broker Marsh) e valida durante tutte le attività svolte con le guide AIGAE
  2. tutti i servizi dell’app.

App Trip&Trek

L’app è gratuita e fornisce:

  • iscrizione ad EIC tramite carta di credito,
  • S.O.S.: pulsante attivabile in emergenza che consente di contattare i centri di soccorso con informazioni esatte sulla posizione grazie GPS dello smartphone,
  • elenco e dettagli delle escursioni organizzate dalle guide AIGAE,
  • informazioni su eventi, punti di interesse e servizi turistici nei pressi di ciascuna escursione,
  • possibilità di salvare le GAE preferite e di ricevere notifiche personalizzate sulle escursioni in programma.

Trip&Trek è disponibile sulla Piattaforma Play Store (per i sistemi Android) e sull’Apple Store (per i sistemi IoS).

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Escursioni nel Parco del Ticino

Escursioni nel Parco del Ticino

Le escursioni a piedi, in canoa o in bicicletta, sono il mezzo migliore per conoscere il Parco del Ticino. Immergersi in silenzio nella sua Natura è il modo più emozionante per scoprirne la grande bellezza.

Per quanto sia vicinissimo a Milano e facilmente raggiungibile da tutto il Nord Italia, il Parco non ha l’attenzione di pubblico che merita. Anche le persone che vivono all’interno dei suoi confini lo conoscono molto poco, non lo capiscono e spesso lo sfruttano senza consapevolezza.

Se vogliamo comprendere il Parco e il suo territorio così sottovalutato, è importante sapere come è stato istituito e come è strutturato.

Non vi annoierò con tanti numeri, ma vi spiegherò in breve perché il Parco esiste e quanto sia importante la tutela di questi ambienti. Conoscere l’ambiente in cui si svolgeranno e nostre escursioni è fondamentale per organizzarle al meglio, e soprattutto per capire ed apprezzare quello che vediamo.

La geografia del Parco

Il Parco del Ticino è l’area protetta fluviale più grande d’Europa, coinvolgendo Lombardia e Piemonte dal Lago Maggiore al Po su entrambe le sponde del Fiume Ticino(vedi la mappa).

Il Ticino è il settimo fiume italiano per lunghezza (248 km) e il secondo per portata (dopo il Po di cui è affluente). Il suo corso è tradizionalmente diviso in tre segmenti geologico-geografici: la parte montana (Ticino Superiore), che scorre in territorio svizzero; la parte lacuale, che comprende il Lago Maggiore; la parte pianeggiante (Ticino Inferiore), che scorre in Italia tra Sesto Calende e il Po.

L’andamento del Ticino Inferiore varia con il variare del substrato geologico del terreno su cui scorre e disegna il territorio solcandolo dalle colline fino alla vallata, passando per la pianura irrigua.

Tra Sesto Calende e Somma Lombardo lo vediamo quindi fluire incassato in gole profonde, incise nei depositi morenici. Da Somma fino a Motta Visconti il fiume ha invece un andamento reticolare, si divide in rami, crea lanche ed isole di ghiaia che cambiano forma ad ogni piena. Nell’ultimo tratto fino alla confluenza con il Po il Ticino scorre invece in un alveo più stretto disegnando ampi meandri.

Il corso del fiume è in costante evoluzione: la scarsa presenza di strutture di contenimento e la naturalità dell’alveo e del territorio alluvionale consentono al Fiume di divagare liberamente (e senza danni) durante le piene. La corrente del fiume modifica incessantemente il proprio corso e disegna un paesaggio sempre in movimento e dall’alto valore ecologico.

La gestione del Parco

Il Parco del Ticino per come lo conosciamo è costituito da due Parchi differenti, che fanno capo a due enti differenti: il Parco Lombardo della Valle del Ticino che gestisce il territorio Lombardo e l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore che gestisce invece il territorio Piemontese.

Ciascun Ente è a sé stante e ha leggi, regolamenti e statuti propri.

Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore

L’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore ha sede alla Villa Picchetta di Cameri e gestisce 16 aree protette nel Nord-Ovest del Piemonte; queste coinvolgono 60 Comuni posti lungo la riva piemontese del Lago Maggiore e del Ticino.

Il Parco Naturale della Valle del Ticino è stato istituito nel 1978 e comprende 6.560 ettari per 16 comuni, da Castelletto Ticino fino a Cerano.

Parco Lombardo della Valle del Ticino

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino ha sede a Pontevecchio di Magenta ed è stato istituito nel 1974; comprende 91.800 ettari per 47 comuni, divisi in 3 province, da Sesto Calende (VA) a Mezzanino (PV).

La storia

Il Parco è nato su iniziativa popolare, con una raccolta di firme (oltre 30 mila) promossa nel 1967 dalla Sezione Pavese di Italia Nostra. I disboscamenti scriteriati e la speculazione edilizia prepotente di quegli anni, oltre ai primi progetti del Canale Scolmatore di nord-ovest, destavano grande preoccupazione per il patrimonio naturalistico della Valle del fiume.

La petizione, promossa da Italia Nostra e sostenuta dall’allora sindaco di Pavia, chiedeva l’istituzione di un parco fluviale che si estendesse su tutta la Valle del Ticino e che prevedesse due aree di differente protezione:

  1. l’ambito fluviale (rive e terrazzi fluviali): doveva restare ad alto livello di naturalità e tutelato giuridicamente come i parchi nazionali;
  2. un’area esterna più ampia: doveva essere destinata ad attività umane compatibili con le caratteristiche paesaggistiche del territorio.

Il primo successo fu un generico vincolo paesistico da parte della Soprintendenza. Seguirono poi l’istituzione del Parco nel 1974 e l’approvazione del primo Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) nel 1980.

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino è il primo Parco Regionale in Italia e il primo Parco Fuviale in Europa!

Con l’introduzione del Piano regionale delle aree regionali protette (1983), della Legge quadro sulle aree protette (1991) e del Testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi (2007), l’assetto giuridico del Parco ha assunto finalmente l’attuale conformazione: un Parco Naturale all’interno di un Parco Regionale.

Questo assetto a Matrioska rispecchia i due regimi di tutela già suggeriti dai promotori del Parco alle sue origini.

Il Piano Territoriale di Coordinamento

Il PTC è il principale strumento di gestione e di pianificazione del territorio: indica le politiche di tutela dell’ambiente naturale e di sviluppo delle aree urbane. Gli strumenti di attuazione del PTC sono i piani di settore (uno per i boschi e uno per la fauna) e i regolamenti.

Il Parco Lombardo del Ticino ha due distinti PTC, uno per il Parco Regionale e uno per il Parco Naturale. Entrambi riportano gli obiettivi del piano e gli strumenti di attuazione, il regime di protezione e l’azzonamento, gli strumenti di pianificazione e di attuazione

Prima di intraprendere una escursione nel Parco del Tcino, vi invito alla lettura dei documenti (e dei relativi regolamenti) e vi suggerisco di consultare il portale cartografico dell’Ente per conoscere le diverse zone nei dettagli.

Per semplificare, vi riporto di seguito le principali differenze nei regimi di tutela tra Parco Naturale e Parco Regionale:

Parco Naturale:

  • definito e disciplinato dalla legge nazionale 394/91,
  • vietata la caccia,
  • vietate le cave.

Parco Regionale:

  • definito e disciplinato dalla legge regionale 86/83,
  • consentita la caccia,
  • consentite le cave.

Riconoscimenti

Man and the Biosphere – MAB

Man and the Biosphere – MAB

Il Programma "L'uomo e la biosfera", Man and the Biosphere – MAB, è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’UNESCO nel 1971 per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Rete natura 2000

Rete natura 2000

Natura 2000 è il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione volta a garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

Le escursioni nel Parco del Ticino

Veniamo finalmente a noi. Perché vi ho raccontato tutte queste cose? cosa c’entrano con le escursioni?

A mio parere la storia, la conformazione e i regolamenti del Parco sono fondamentali per conoscerlo, capirlo ed apprezzarlo. Così come sono convinta che l’obiettivo di una escursione sia proprio quello di conoscere il territorio, capirlo ed apprezzarlo. E’ proprio questa valenza culturale che caratterizza l’escursione rispetto alla passeggiata o alla prestazione sportiva.

Purtroppo mi rendo conto che il Parco del Ticino non gode dell’attenzione che merita: è poco conosciuto, poco capito e poco apprezzato.

Esplorarlo a piedi, con calma e in ogni stagione è il modo più diretto per scoprirne le meraviglie.

Il Fiume

Il cuore del Parco è il Ticino: è il fiume che mantiene l’intero ecosistema, che disegna il paesaggio e che consente lo sviluppo di habitat di pregio per numerose specie animali e vegetali.

I panorami sul fiume che si aprono di tanto in tanto quando camminiamo sui sentieri lungo le rive destano meraviglia, ma non distraggono dalle mille bellezze create dalla biodiversità.

Dalla riva del fiume ammiriamo e distiguiamo infatti la folta vegetazione, siamo ipnotizzati dal dolce scorrere dell’acqua, osserviamo le numerose e diverse specie di uccelli che animano l’ambiente.

Un binocolo, un po’ di pazienza e tanta attenzione consentono di conoscere personalmente aironi, rapaci, anatre…

I boschi

Intorno al fiume si estende il più grande patrimonio forestale della Pianura Padana.

Questa fascia boschiva è l’ultimo baluardo della foresta planiziale primaria e custodisce moltissimi ecosistemi differenti. Attraversando la pianura da Nord a Sud rappresenta un corridoio ecologico di fondamentale importanza per il movimento degli animali tra le Alpi e gli Appennini. Molte specie hanno trovato qui il loro habitat e vi si sono stabilite.

Percorrere i sentieri che attraversano queste foreste a passo lento e attento può riservare ogni volta belle sorprese. Avventurarsi in silezio nei boschi consente spesso di incontrare la fauna selvatica o le tracce del suo recente passaggio.

Ascoltare le voci di questi boschi dalle essenze così varie consente di percepirne la sinfonia cantata dalla grande varietà di uccelli stabili o migratori che vi abitano. Ogni stagione, ogni ora del giorno, ogni tipologia di bosco ha una voce diversa che racconta storie affascinanti a chi ha voglia di ascoltarle.

Le mie escursioni

Per i tesori che nascondono, per le bellezze che disvelano e per la vita che custodiscono, i boschi del Ticino sono il luogo di elezione della mia attività escursionistica e di educazione ambientale.

Le mie escursioni nel Parco del Ticino sono avventure alla scoperta di un mondo poco conosciuto e di una Natura che si mostra e che ci accoglie, sono percorsi di attenzione che ci conducono a riscoprire noi stessi nella Natura.

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escursioni nel Parco del Ticino

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Gli itinerari

I sentieri cartografati nel Parco del Ticino costituiscono una rete di circa circa 780 km.

Con il progetto “Vie Verdi del Ticino” l’ente parco ha creato una mappa georeferenziata dei percorsi presenti sul territorio. Sul sito dedicato troverete anche numerosi itinerari suggeriti, classificati in relazione alla localizzazione, alla difficoltà ciclabile, alla lunghezza ed alla tipologia

Se decidete di intraprendere escursioni nel Parco senza una guida, preparatevi con attenzione per conoscere bene l’itinerario scelto e l’ambiente che questo attraversa. Se siete escursionisti poco esperti, valutate l’opportunità di fare un corso di escursionismo prima di mettervi in marcia.

Buone escursioni!

The parks, enjoyable and inspiriting from many points of view, had found their highest-quality use – encouragement of our understanding of our place in nature, and among our fellow human beings. Freeman Tilden

regalare un'esperienza

Regalare un’esperienza

Regalare un’esperienza: un fenomeno in crescita

Perché sempre più persone scelgono di regalare esperienze piuttosto che oggetti?

I motivi sono diversi: dalla difficoltà di scegliere il regalo giusto per la persona giusta al desiderio di condivisione.

Regali difficili

Scegliere un regalo per una persona che frequenatiamo poco è difficile perché non conosciamo i suoi gusti, le sue inclinazioni o le sue abitudini. Il rischio di sbagliare è alto: potremmo trovarci a regalare una cravatta a chi usa solo papillon, un dvd a chi ama i libri, una pianta a chi ha il pollice nero, etc… In questi casi il nostro regalo rimarrà dimenticato in un cassetto o diventerà un premio per la tombola del prossimo Natale.

Con gli amici e con i familiari la scelta potrebbe essere più semplice: sappiamo cosa piace loro e cosa amano fare nel tempo libero. Negli anni passati però abbiamo già regalato loro di tutto e abbiamo esaurito le idee orginali. Vorremmo invitarli a scrivere la letterina a Babbo Natale, ma ormai siamo adulti…

Ancora più difficile è infine trovare un bel regalo per le persone che hanno già tutto.

Regali speciali

Al di là delle difficoltà di trovare l’oggetto bello, utile e desiderabile per il nostro regalo, c’è il desiderio di rendere felice la persona che lo riceverà.

Il nostro desiderio di donare felicità alle persone cui siamo legati è un aspetto importante della nostra vita sociale: il dono è infatti un modo di rafforzare le relazioni. Che ne siamo consapevoli o meno, è nel nostro tessuto sociale che troviamo gratificazione.

Una ricerca pubblicata dall’università di Oxford nel 2016 ha rivelato che i doni esperienziali danno molta più forza alle relazioni di quanto non facciano i doni materiali, indipendentemente dal fatto che il donatore e il destinatario condividano l’esperienza. Questo accade perché l’intensità dell’emozione provata durante l’esperienza vissuta è più forte di quella provata ricevendo un oggetto.

Uno studio condotto nell’Università di Harvard nel 2017 ha inoltre evidenziato come le relazioni sociali e la felicità che ne deriva abbiano un’influenza impressionante sulla nostra salute e superino di grande misura la soddisfazione legata al possesso di denaro o di oggetti.

Regalare un’esperienza

Non sono quindi gli oggetti che ci rendono felici, ma le persone!

Regalare un’esperienza significa regalare un’avventura unica, un ricordo speciale, un’emozione forte che porta felicità.

Ecco i motivi che spingono sempre più persone a donare esperienze piuttosto che oggetti:

  • rafforzare legami con le persone,
  • condividere esperienze,
  • catturare ricordi,
  • creare momenti preziosi e memorabili,
  • trovare regali d’impatto.

Le mie proposte

Se anche tu per questo Natale sogni e desideri di poter vivere avventure in natura con le persone che ami, piuttosto che possedere qualcosa di nuovo; se anche tu preferisci scambiare emozioni piuttosto che oggetti, troverai interessante quello che sto per proporti.

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  • è un’esperienza di sfida o di condivisione: scegli tu cosa farne,
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legno morto

Il legno morto nel bosco

Il legno morto nel bosco e il suo ruolo nell’ecosistema

Le foreste naturali sono ecosistemi complessi e dinamici, nei quali tutte le specie presenti hanno una specifica funzione biologica.

Gli alberi rappresentano le colonne portanti dell’ecosistema forestale, non solo perché costituiscono la principale sorgente di biomassa, ma anche perché garantiscono il sostestamento di una grande varietà di fauna in ogni momento del loro ciclo vitale.

In particolare, circa il 30% della biodiversità che costituisce un ecosistema boschivo è legata al legno morto. Si tratta di licheni, funghi, muschi, animali vertebrati e invertebrati la cui esistenza dipende dai microhabitat che si creano in alberi morenti e cavi o in alberi morti e marcescenti.

Gli organismi saproxilici

Organismi saproxilici sono tutte quelle specie che dipendono, in qualche stadio del proprio ciclo vitale, dal legno morto.

I funghi e gli insetti saproxilici hanno una funzione ecologica estremamente importante all’interno dell’ecosistema forestale: essi sono infatti gli autori della decomposizione del legno.

Sono proprio i funghi per primi ad aggredire il legno compatto infiltrandosi sotto alla corteccia, creando quindi le condizioni per l’avvento degli insetti che completano l’opera di decomposizione.

Insetti xilofagi

Gli insetti xilofagi (che si nutrono di legno) sono principalmente larve di coleotteri. La loro funzione di decompositori (allo stadio adulto o larvale) non esaurisce l’importanza ecologica di questi insetti, che rappresentano anche una vitale fonte di sostentamento per altre specie.

I picchi

I picchi in particolare si nutrono di insetti e di larve che cercano sotto la corteccia degli alberi, all’interno dei tronchi e nella polpa del legno marcio.

Questi uccelli a loro volta contribuiscono ad accelerare la decomposizione del legno: le cavità scavate all’interno dei tronchi espongono infatti il legno ad aria ed umidità, favorendo l’aggressione da parte di funghi ed altri agenti esterni.

I picchi scavano i loro nidi nel legno, sfruttando quando possibile cavità già disponibili in alberi secchi o marcescenti.

Altre specie

Altri numerosi uccelli trovano protezione per la nidificazione negli alberi morti: cince, civette e allocchi, etc…

Tra i mammiferi sono soprattutto roditori, mustelidi e pipistrelli a sfruttare le cavità degli alberi per ripararsi e per riprodursi.

Diverse specie di anfibi e di rettili trovano infine casa sotto a grandi piante schiantate o all’interno di vecchie ceppe.

Il rinnovamento del bosco

La decomposizione del legno morto è fondamentale al processo di rinnovamento del bosco, perché restituisce al terreno un gran numero di nutrienti.

Le giovani piante, che hanno finalmente trovato spazio e luce dopo la morte di una pianta anziana, hanno quindi a disposizione fertile humus per la loro crescita.

Il ciclo dei nutrienti quindi si chiude, assicurando la corretta funzionalità dell’ecosistema forestale.

Il legno morto offre quindi una enorme ed importante varietà di habitat e di nicchie ecologiche che garantiscono l’equilibrio dell’ecosistema boschivo.

L’importanza dei boschi maturi

Il legno morto in bosco è costituito da alberi schiantati, rami caduti, ceppaie sradicate, etc…

La presenza di legno morto è garantita quindi principalmente dall’invecchiamento degli alberi e in secondo luogo da eventi accidentali come incendi e tempeste.

Un’ulteriore causa possono essere infestazioni di funghi o di insetti.

La presenza di grossi alberi anziani nei boschi maturi è dunque una condizione indispensabile per avere legno morto.

La gestione forestale

Lo sfruttamento sistematico delle foreste, perpetrato da un lato con tagli a ciclo breve per ottenere legname e dall’altro con interventi di pulizia per agevolare il turismo, tende ad eliminare il legno morto in bosco.

L’assenza di boschi maturi e la frammentazione degli habitat in favore di spazi agricoli e urbanizzati, hanno causato il forte declino degli insetti saproxilici. Molti di essi sono a rischio di estinzione, nonostante la loro grande importanza ecologica.

Una gestione forestale accorta tiene conto della quantità ottimale di legno morto da lasciare al bosco e ne valuta i tempi di decomposizione.

Sono così state redatte linee guida e piani forestali volti alla salvaguardia della fauna saproxilica e della funzionalità degli ecosistemi forestali.

Conclusioni

Un bosco pulito in cui si può mangiare per terrabello ordinato e sicuro, è in realta un bosco molto povero.

La biodiversità e l’equilibrio dell’ecosistema forestale sono garantiti solamente dalla naturalità e dal lavoro di tutte le specie.

Vi ricordate anche del ruolo importante dell’edera nel rinnovamento e nella selezione naturale del bosco?

plant blindness

Plant Blindness

Plant Blindness: cecità alle piante

Plant blindness è un termine che descrive l’incapacità dell’uomo di vedere le piante e di riconoscerne la vitale importanza.

Nonostante il mondo vegetale costituisca circa l’80% della biomassa sulla Terra e abbia un ruolo cardinale in tutti gli ecosistemi, noi non lo vediamo.

Le piante rappresentano per noi un grande sfondo verde e non siamo in grado di riconoscerne l’importanza che meritano nel garantirci ossigeno e nutrimento.

Definizione di Plant Blindness

Il termine plant blindness è stato coniato nel 1998 dai botanici e professori di biologia Elisabeth Schussler (Ruth Patrick Science Education Center, Aiken, South Carolina) e James Wandersee (Louisiana State University, Baton Rouge, Lousiana) ed è definito come:

  • l’incapacità di vedere o di notare le piante nel nostro ambiente e la conseguente incapacità di riconoscerne l’importanza nella biosfera e negli interessi umani,
  • l’incapacità di apprezzare le caratteristiche estetiche e biologiche uniche delle piante,
  • l’errata ed antropocentrica classificazione delle piante come inferiori agli animali e quindi l’errata conclusione che esse non siano degne della considerazione dell’uomo.

Cause

Perché non vediamo le piante e le consideriamo come un generico verde di sfondo alla nostra vita? Perché ci preoccupiamo per gli animali che rischiano l’estinzione e nemmeno sappiamo che una specie vegetale su otto è a rischio di estinzione?

Le cause di questo fenomeno sono di due tipi: culturali e cognitive.

Cause culturali

Fin da bambini siamo esposti alle immagini degli animali più che delle piante e siamo chiamati al loro riconoscimento tramite immagini e disegni: ci viene insegnato a distinguere un cane da un gatto, ma nessuno ci spiega la differenza tra un acero ed una quercia. Anche nei libri di scuola, l’attenzione rivolta agli animali (in particolare ai vertebrati) è sempre maggiore di quella rivolta alle piante, nonostante queste ultime siano essenziali per la nostra sopravvivenza. La visione antropocentrica e zoocentrica dei testi scolastici ci insegna che lo studio delgi animali è più importante di quello delle piante.

Vedremo però più avanti come questa visione antropocentrica possa avere un fondamento biologico.

La vita tecnologica in città inoltre ci ha allontanato sempre più dal mondo naturale. Le piante sono relegate al ruolo di soprammobili o di ornamenti per parchi e giardini: riconosciamo loro un ruolo estetico, ma non funzionale. Anche ai boschi riconosciamo solo un ruolo pratico: dalla raccolta di funghi e di fiori alla possibilità di fare passeggiate e picnic, dalla produzione di legna da ardere alla ricerca di immagini instagrammabili. Raramente ci rendiamo conto dell’importanza biologica di un bosco naturale, che anzi ci sembra disordinato.

Cause cognitive

Schussler e Wandersee hanno riconosciuto nella natura del sistema di processamento dell’informazione visiva umana una delle cause principali della nostra cecità alle piante.

I nostri occhi infatti generano oltre 10 milioni di bit di informazioni ogni secondo, ma il nostro cervello non è in grado di elaborarne più di 40, di cui solo 16 in modo consapevole. Questo limite cognitivo è gestito dal nostro cervello categorizzando i dati e selezionando solo quelli che possono essere pericolosi: movimento, colori particolari, oggetti sconosciuti o potenzialmente pericolosi. Poiché le piante sono statiche, hanno più o meno tutte lo stesso colore e non ci aggrediscono, il nostro cervello le raggruppa in un grande sfondo verde.

Benjamin Balas e Jennifer Momsen ,(North Dakota State University, Fargo, North Dakota), hanno evidenziato le grandi differenze nel modo in cui il nostro sistema visivo elabora le piante rispetto al resto, attraverso lo studio di come immagini di piante e di animali riescano a coinvolgere le nostre risorse di attenzione.

Sarah Batt spiega infine come il nostro atteggiamento verso gli altri esseri viventi sia influenzato dalla somiglianza biologica e comportamentale che la data specie ha con quella umana e dimostra che noi preferiamo le specie che ci somigliano maggiormente dal punto di vista bio-comportamentale. Questo atteggiamento è alla base della diversa attenzione che noi poniamo nello studio e nella conservazione delle specie viventi.

Le piante sono molto diverse da noi: hanno un movimento ed un comportamento visibili su una scala di tempo molto più lunga di quanto sia percebile dall’occhio umano. Studi recenti hanno dimostrato che le piante sono dotate di grande intelligenza e grande capacità di comunicare tra loro. Sono in grado di manipolare l’ambiente circostante in modi molto sofisticati.

Conseguenze

Il problema più grave di questa nostra mancanza di consapevolezza del mondo vegetale e del mancato riconoscimento della sua importanza è che non ci impegnamo per la sua conservazione.

Questo si traduce in una importante perdita di biodiversità.

Come vincere la Plant Blindness

La soluzione proposta da Schussler e Wandersee per superare la nostra cecità alle piante è stata la campagna Prevent Plant Blindness.

Rivolgendosi ad insegnanti e studenti e con l’ausilio di poster informativi, i ricercatori hanno invocato un aumento sensibile di consapevolezza. Questa può essere insegnata ai ragazzi da educatori specializzati all’interno di orti e giardini botanici.

L’educazione alla consapevolezza ambientale delle nuove generazioni è quindi l’arma vincente per sconfiggere questa cecità e fare luce sull’importanza del sistema ambiente e sul nostro ruolo all’interno di esso.

 

parco ticino nuovo direttore

Parco Ticino Dream Team: la nuova squadra al comando

Il Parco del Ticino ha un nuovo direttore

Il parco del Ticino ha un nuovo Direttore. Ma non solo.

Con la conferenza stampa dello scorso Martedì 10 Novembre, la Presidente Cristina Chiappa ha presentato la nuova squadra al comando.

Finalmente dunque l’operatività del nuovo team è ufficiale.

 

Cristina Chiappa, presidente del Parco da Ottobre 2019, sarà quindi affiancata da tre nuove persone in ruoli importanti nella gestione dell’ente:

Direzione

Claudio de Paola è il nuovo Direttore. Conosce bene il Parco e il suo territorio perché per l’ente è stato già responsabile del settore agricoltura dal 1987 al 2014; ha poi lavorato per Regione Lombardia (direzione generale Agricoltura e direzione Ambiente). De Paola ha tutti i titoli per prendere la direzione del Parco e per gestire con profitto le relazioni con la Regione. Chi lo ha conosciuto durante la sua prima esperienza per l’ente, lo descrive come un tipo pratico e attento alle esigenze del territorio e delle persone.

Vigilanza

Mirko Mereghetti è il nuovo Comandante della Vigilanza. Già comandante della Polizia Locale di Corbetta e poi di Gallarate, approda alla gestione del Settore Vigilanza che da mesi non aveva un Comandante. Preparato e motivato, ha da subito dimostrato di essere una persona di carattere. Mereghetti guiderà sia le Guardie del Parco che il Volontariato, accettando una difficile sfida: assicurare la prevenzione e il controllo del territorio coordinando i pochi agenti dipendenti dell’Ente con i 300 volontari del corpo del Parco.

Settore Fauna

Monica di Francesco è la nuova Responsabile del Settore Fauna. Biologa, Dottore di Ricerca in Scienze Ambientali (PhD) e già funzionaria dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, raccoglie il testimone di Adriano Bellani e porta nel Parco Regionale del Ticino l’esperienza maturata in un Parco Nazionale. Forte di una grande preparazione scientifica e di solide competenze di coordinamento, Di Francesco è già attiva con diversi progetti di monitoraggio della fauna.

 

Il Parco del Ticino ha quindi un nuovo Direttore, una Presidente in gamba, un Comandante motivato e una Responsabile del Settore Fauna di cui Bellani potrà essere fiero.

 

Da Guida, da Volontaria e da amante del Parco del Ticino, auguro buon lavoro a tutta la squadra.

Questo nuovo team ha i talenti per gestire il territorio in modo attivo ed efficace. Spero ciascuno di loro abbia la costanza di impegnarsi soprattutto per il Parco, più che per l’Ente.

 

Hedera Helix

Hedera Helix – edera comune

Hedera helix

Ordine: Apiales Nakai
Famiglia: Araliaceae’ Juss.
Tribù: Hedereae
Genere: Hedera L.

Arbusto rampicante

Hedera Helix o edera comune è un arbusto rampicante molto diffuso alle nostre latitudini.

Il nome del genere deriva dal latino Haerere, che significa ‘stare attaccato’; l’epiteto specifico helix deriva dal greco Helissein, che significa ‘arrampicarsi’.

L’edera ha un fusto volubile che, soprattutto nei primi anni di vita, non è in grado di sostenere la pianta. Per questo motivo, alla ricerca di luce, l’edera ha bisogno di un supporto per crescere in altezza: un albero, un palo, un muro, etc…

In età adulta il fusto e i rami principali si ingrossano e diventano tronchi solidi; li vediamo spesso avvinghiati alle piante con cui crescono, tanto da essere inglobati tra i rami di queste.

L’edera aderisce strettamente ai supporti tramite piccole e fitte radici aeree che si insinuano saldamente nelle crepe dei muri o delle cortecce assicurando alla pianrta una salda aderenza. Queste radici hanno funzione meccanica e non nutritiva: come le altre liane infatti essa si nutre tramite le sue proprie radici infisse nel terreno.

Sempreverde

L’edera è una pianta sempreverde e porta foglie persistenti, alterne, di colore verde scuro e lucide; la forma delle foglie varia a seconda che queste siano portate da rami maschili o femmini.

Rami maschili

I rami maschili sono sterili e sono caratterizzati dalle radici aeree che servono alla pianta per ‘muoversi’ strisciando a terra in cerca del supporto e arrampicandosi avvinghiate ad esso in cerca della luce; portano foglie a 3-5 lobi, dalla tipica forma con cui solitamente disegnamo l’edera.

Rami femminili

I rami femminili invece portano i fiori, non hanno radici aeree e le foglie sono intere e con una forma ovato-romboidale, quasi a cuore. I fiori sono piccoli e giallo-verdastri, molto profumati e riuniti in ombrelli che compaiono alla fine dell’estate. Questa fioritura tardiva dell’edera è fonte di preziosa bottinatura per migliaia di insetti che in questo periodo dell’anno non avrebbero altrimenti altri pollini. I frutti sono drupe carnose di colore nero che contengono in media 2 – 5 semi, che sono fonte di cibo per numerose specie di uccelli soprattutto in inverno.

Proprietà fitoterapiche

Le proprietà curative dell’edera comune sono note fin dai tempi di Ippocrate e di Galeno in particolare per la cura della tosse. Le saponine triterpeniche contenute nelle foglie hanno infatti proprietà espettoranti, fluidificano il catarro e calmano la tosse. L’edera ha inoltre proprietà decongestionanti, vaso-costrittrici, anticellulitiche e antinevralgiche.

Per gli scopi medicinali sono usate solo le foglie: i frutti sono velenosi per l’uomo.

Funzione ecologica

Hedera Helix svolge un ruolo ecologico di fondamentale importanza per l’equilibrio del bosco e per la fauna.

Innanzitutto, la copertura perenne di foglie che avvolge i tronchi degli alberi offre a questi un’eccellente coibentazione; garantisce inoltre riparo agli animali selvatici e ospitalità a numerose specie di uccelli nidificanti.

La fioritura tardiva abbiamo visto che è preziosa per gli insetti bottinatori, che alla fine dell’estate difficilmente trovano altri fiori; le bacche carnose disponibili in inverno sono invece un’importante fonte di sostentamento per gli uccelli.

Il peso e il volume che i rami sempreverdi dell’edera caricano sulle piante cui si appoggiano possono, in caso di forte vento, pioggia o neve, appesantirla molto e causarne lo schianto. Questo succede alle piante vecchie e malate, che non sono sufficientemente forti da reggerla. Questo fenomeno, contribuendo alla caduta delle piante meno resistenti, è molto importante per il rinnovamento del bosco per due motivi: da un lato si creano spazio e luce per consentire la crescita di nuove piante, dall’altro la pianta vecchia e schiantata rimarrà a marcire in terra. (Vi parlo del ruolo fondamentale del legno marcio in bosco in questo post.)

Miti e leggende

Dioniso

L’edera era nell’antichità uno dei simboli di Dioniso, tanto che questo era chiamato kissostéfanos che significa ‘incoronato d’edera’.

Il mito racconta che l’edera comparve subito dopo la nascita del dio, per proteggerlo dal fuoco che bruciava il corpo della madre in seguito ad un fulmine lanciato da Zeus; si dice inoltre che la pianta avvolgesse tutta la casa di Cadmo, attenuando le scosse di terremoto che accompagnavano il fulmine. Per questo motivo i tebani avevano consacrato questa pianta a Dioniso e la chiamavano perikiosos, che significa ‘avvolgitore di colonne’.

Dalla pianta prendeva il nome anche la fonte Kissoûssa presso Tebe, dove le ninfe avrebbero bagnato il piccolo Dioniso dopo la nascita; le leggende raccontano inoltre che il dio sia stato allevato sul monte Elicona (dall’epiteto helix).

Poiché era la pianta sacra a Dioniso, si diffuse la convinzione che circondare la fronte con una corona di edera prevenisse gli effetti dovuti alle intossicazioni da eccesso di vino.

Simboli

La forma a cuore delle foglie e il portamento avvinghiato indissolubilmente al supporto fanno dell’edera simbolo di fedeltà ed amore eterno.

In quanto sempreverde è simbolo anche di immortalità.

NOTA IMPORTANTE

Purtroppo è credenza diffusa che l’edera sia parassitaria e dannosa per gli alberi cui si arrampica: NON E’ VERO. Non troverete questa informazione su alcun testo di botanica.

In realtà Hedera Helix non danneggia in alcun modo una pianta sana: non è un parassita perché ha le proprie radici con cui trarre il nutrimento dal terreno e non soffoca un albero con un buon apparato fogliare.

Nei boschi ad alta naturalità del Parco del Ticino Hedera Helix è molto diffusa e svolge egregiamente il suo ruolo nell’ecosistema del bosco. Capita però purtroppo di trovare talvolta alcune piante vandalizzate a colpi d’ascia: questa pratica non solo non è utile al bosco, ma è anche dannosa e sanzionabile!

Abbiamo visto che l’edera può essere pericolosa solo per le piante vecchie e malate, delle quali può compromettere la stabilità. Se questo effetto nel bosco ha solo vantaggi di tipo ecologico, può invece essere percepito come dannoso da chi ha interessi particolari su determinati alberi: ad esempio la quercia che fa i fughi porcini del ‘funsatt’, l’albero secolare del paese o la quercia sulla riva del fosso dell’agricoltore, etc…

Ma se gli interessi dell’uomo prevalgono su quelli dell’ecosistema, chi dobbiamo davvero considerare come dannoso? l’uomo o l’edera?

 

fuori dai luoghi comuni

un’escursione fuori dai luoghi comuni

Non vi porterò nei posti famosi, sui sentieri del turismo e sulle cime di Instagram. Vi accompagnerò in escursione fuori dai luoghi comuni, ad esplorare posti poco conosciuti o a scoprire la bellezza di luoghi apparentemente banali, perché voglio insegnarvi a trovare la vostra meraviglia ovunque e non dove ve la fa cercare la moda.

Non vi dirò che il mio ufficio è il bosco quando questo sarà il mio luogo di lavoro, perché ho lavorato in ufficio tanto da sapere che è molto diverso dal bosco. Sono sicura che nessun lavoro ha bisogno di un ufficio per essere legittimo: i lavori all’aperto hanno la stessa dignità di quelli alla scrivania.

Non metterò il poi all’inizio della frase, perché ho a cuore il presente. Poi è un avverbio che implica un prima: metterlo all’inizio della frase equivale per me a cancellare il passato e a confondere il presente.

L’abbondanza sarà tale e non come se piovesse perché a piovere sarà solo la pioggia. Speriamo non sia troppo abbondante da impedirci di uscire ad esplorare il mondo. Vivremo le nostre avventure anche da bagnati, purché non sia pericoloso.

Cammineremo tanto e ci riempiremo gli occhi di meraviglia; faremo esperienze nuove e ne ripeteremo di vecchie in modo diverso; vivremo la natura in modo pieno e consapevole, ma non come se non ci fosse un domani, perché altrimenti potrebbe essere un po’ triste.

Ci saranno belle domeniche, bei gruppi, belle escursioni e belle amicizie; qualcuna magari sarà più bella delle altre. Non ci sarà però qualcosa, quello bello, perché ogni cosa avrà la sua propria bellezza.

Frasi fatte, ne abbiamo? No, perché non saprei come esprimere un pensiero originale con frasi fatte da altri e che usano tutti.

Soprattutto vi prometto il mio impegno per trovare le parole più giuste e la comunicazione più efficace per trasmettervi il mio entusiasmo e per aiutarvi a riconoscere il vostro personale legame con la Natura di cui siete parte.

Non sarò alla moda, ma sarò personale ed originale; sarò fuori dai luoghi comuni.

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