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ticino grand tour giorno 3

Ticino Grand Tour – Giorno 3: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 3: diario di viaggio

Da Boffalora Ticino a Tornavento di Lonate Pozzolo

 

Il racconto di Massimo del terzo giorno del Ticino Grand Tour

Ticino Grand Tour – Giorno 3

Cammino spesso e lavoro ogni giorno con gli scarponi ai piedi per più di sette ore e non ho mai avuto vesciche sui piedi, ma questa volta mi sono impegnato a fondo ed ho collezionato una serie di queste antipatiche e dolorose lesioni epidermiche tutte in un colpo… Avrei preferito dilazionare nel tempo questa rincorsa alla bolla dolorante!

La terza tappa del Ticino Grand Tour inizia con la scoperta degli appositi cerotti!

Dovrebbero aspettarci più o meno venticinque chilometri di cammino, ma temo che saranno di più; il solo pensiero di partire a piedi da Boffalora ed arrivare a Lonate Pozzolo allunga quella linea immaginaria sentieristica che ho stampato nella mia personale cartografia mentale.

Partenza

Sono le 6.30: siamo pronti e fa  freddo di nuovo, abbiamo però dormito e fatto colazione al chiuso. Il Guardiaparco Andrea, gentilissimo, ci viene a salutare e chiede se abbiamo riposato bene. Partiamo alla volta del Ponte di Boffalora dove studieremo anche il passaggio da fare tra qualche giorno con il gommone.

Un’ora di cammino e siamo nelle belle campagne a nord di Boffalora Ticino, inframezzate da boschi percorsi da rogge con acqua limpidissima; purtroppo però sentiamo già in sottofondo i rumori dell’autostrada e della ferrovia ad alta velocità. Acustica di un mondo sempre in frenetico movimento, ferite perenni ad un territorio fragile, due cerniere che aprono i boschi.

Calendario celtico

Passati sotto queste due lingue di asfalto e binari, ci dirigiamo verso la Lanca di Bernate dove incontriamo un gruppo di ciclisti incuriositi con i quali scambiamo qualche parola. Visitiamo il Calendario celtico,  recentemente risistemato dal Parco del Ticino, e qui vengo a conoscere che il mio albero magico è il Salice: non lo avrei mai pensato! Mi piacciono tantissime altre piante, ma ne prendo atto, tanto più che oggi è il mio compleanno!

Fare una bella escursione durante il proprio compleanno lo consiglio a tutti: ti fa pensare in modo diverso a ciò che stai facendo e vivendo, a quello che hai fatto nella vita, a cosa avresti potuto fare in certi momenti passati più o meno sbagliati e, soprattutto, a tutto ciò che hai davanti da fare con la persona che ami, ma anche con te stesso.

Sentiamo dei movimenti pesanti in fuga nel bosco, ma non vediamo nulla e la nostra immaginazione va subito ad un gruppo di cinghiali in fuga; un Picchio nero lancia il suo inconfondibile fischio territoriale, ma anche lui è invisibile a noi.

Siamo in ritardo sui tempo di marcia, qualcuno zoppica un poco, altri si lamentano del peso degli zaini sulle spalle, un componente del gruppo nota un sacco di rifiuti lanciato in una roggia e si lancia in un soliloquio polemico sulla mancanza di attenzione ambientale in questo strano paese che è l’Italia, gli altri annuiscono con rabbia ed impotenza, ma con passo incalzante.

RaiTre

Abbiamo mezz’ora di tempo per raggiungere il ponte di Castelletto di Cuggiono dove ci aspetta Silvia di RAI 3 per un servizio su di noi, ma ci impiegheremo un’ora. Getto in corpo una manciata di arachidi, benzina personale per la marcia… (ho una dipendenza incontenibile per la frutta secca!).

Giunti al Ponte sul Naviglio, incontriamo la simpaticissima giornalista ed i due operatori ai quali spieghiamo la nostra iniziativa e quindi ci incamminiamo tutti insieme lungo questa tappa,  prima nella campagna e poi lungo il fiume, dirigendoci spediti verso il Bosco delle Faggiole.

Bosco delle Faggiole

La pausa pranzo viene consumata in questo bosco il cui nome forse era dovuto alla presenza dei Faggi in tempi passati (le faggiole sono i frutti di questa bellissima pianta); mangeremo verdure di vario tipo accompagnate da ottime burrate (due a testa!), un  pranzo un poco pesante ma che verrà ben presto “bruciato”.

Passiamo il ponte di Turbigo (o di Oleggio a seconda se sei lombardo o piemontese), percorriamo il lungo-fiume della ex Colonia elioterapica e infine raggiungiamo il passaggio sul ponte-canale dello scarico della Centrale di Turbigo inferiore. Sulla nostra destra, tra le piante, in lontananza intravvediamo le ciminiere a strisce dell’altra centrale elettrica. Il sottobosco è un tripudio di fiori di Dente di cane e Scillia bifolia.

Ponte tibetano

La nostra fase digestiva regredisce di colpo con i simpatici sussulti dei nostri pesanti passi sul Ponte Tibetano, ma al di là ci sono gli operatori della RAI che già ci stanno riprendendo, allora rinforziamo la forza di gravità dentro i nostri stomaci e con passo oscillante attraversiamo, salutiamo ed accenniamo quasi falsi sorrisi, raggiungendoli in fretta.

Li ringraziamo per le riprese e dopo averli salutati ci incamminiamo per un’ora su un sentiero che attraversa una bellissima zona di prati e boschi fino al Molino del Ponte, dove incontriamo tante persone che passeggiano; infine arriviamo al Canale Industriale di Nosate e ci concediamo una sosta a base di merendine energetiche consumate guardando lo sfrecciare delle biciclette sulla ciclabile.

Navigli

In questa terra di Navigli, Canali e Scaricatori che scorrono paralleli e che si intrecciano, tutti alimentati dalle acque di Ticino, capiamo quanto sia importante il fiume per una infinità di esigenze ed attività umane. Purtroppo questa forzata captazione di acqua a monte penalizza fortemente la portata del fiume nel primo tratto della vallata tra il Panperduto e Turbigo.

La terza tappa volge al termine: raggiungiamo la splendida terrazza sulla Valle del Ticino proprio al momento dell’aperitivo (d’asporto) e consumiamo uno Spritz godendoci il panorama che spazia dal Monte Rosa al Monviso. Tutti i presenti ci guardano e noi ne siamo anche un poco fieri.

Buon compleanno!

Il giorno 3 del Ticino Grand Tour finisce alla Dogana di Tornavento con una superba cena in compagnia di Raffaella ed Alessia ed una magnifica torta per questo mio splendido, alternativo, faticoso, assolato, cinquantatreesimo compleanno.

 

…segue

In cammino da Pavia a Molino d’Isella: Massimo

Scarpinando da Molino d’Isella a Boffalora: Marina

Continua…

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

ticino grand tour giorno 2

Ticino Grand Tour – Giorno 2: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 2: diario di viaggio

Da Molino d’Isella a Boffalora Ticino

 

Il racconto di Marina del secondo giorno del Ticino Grand Tour

Ticino Grand Tour – Giorno 2

L’alba

Al mattino presto il bosco si sveglia prima di noi. Ancora imbozzolati nel sacco a pelo, nella tenda ricoperta dalla brina, sentiamo il cinguettio di svariati uccelli, il tamburellare dei picchi e il lontano abbaiare dei caprioli. Più vicina, una volpe abbaia languida al sole che sta per sorgere e si allontana dal nostro campo con calma.

A fare da cornice alla nostra colazione è un’alba rosa e zuccherosa. Abbiamo caffè, tè, frutta e brioches (fresche o fredde?) per incamerare energie ed affrontare la seconda tappa della nostra avventura.

Smontiamo le tende poco convinti perché sono gelate e non abbiamo tempo di farle asciugare; ma ci aspettano per oggi altri 30 chilometri, quindi non possiamo indugiare.

Alcuni inconvenienti

Dopo i primi zoppicanti passi nei boschi della Ghisolfa ci rendiamo presto conto che diversi membri della squadra hanno necessità di cambiare le scarpe per proseguire. Massimo in particolare ha i piedi massacrati dalle vesciche!

 consiglio: se avete in programma un cammino lungo e impegnativo, scegliete scarpe che i vostri piedi conoscono bene, non scarpe con cui vi siete trovati bene per qualche passeggiata breve. Prestate attenzione che non entrino sassolini o corpi estranei che possano crearvi delle piaghe. Scegliete scarpe in cui le articolazioni del piede abbiano agio di muoversi bene.

La vicinanza con Vigevano rende possibile il supporto degli amici: ci diamo appuntamento all’uscita del bosco per ricevere un rifornimento di scarpe di ricambio e di cerotti per le vesciche.

Nell’attesa perdiamo un po’ di tempo e ripartiamo quindi spediti per recuperare; tento una scorciatoia per la campagna, ma presto mi rendo conto che non “scorcia” per niente!

E’ mattino ancora e abbiamo energia, proseguiamo a passo svelto attraversando la periferia di Vigevano per raggiungere il ponte sul Ticino e per proseguire in sponda sinistra. Una pausa per la focaccia (non per me, purtroppo) in via San Giovanni ci ristora nel corpo e nell’anima e presto raggiungiamo il sentiero di là dal fiume.

Attraverso i boschi

Ci allontaniamo quindi dalla statale e dalla ferrovia inoltrandoci in un bosco silenzioso e poco frequentato dagli umani; a giudicare dalle tracce presenti è invece molto popolato da cinghiali e da caprioli!

Saliamo verso nord con decisione, ma dobbiamo abbandonare il bosco e proseguire per la campagna per evitare alcuni guadi che ostruiscono il sentiero nella foresta. Un capriolo al pascolo nel campo ci guarda perplesso, si allontana con pochi agili salti e rimane ad osservarci a distanza di sicurezza.

Attraversiamo una cascina e cerchiamo un posto che ci piaccia per fermarci a pranzare. Lo troviamo vicino ad un fosso: qui aironi bianchi e cinerini, garzette e anatre, poiane e nutrie ci fanno capire che si mangia bene! abbiamo nello zaino le abbondanti monoporzioni che ci ha procurato Raffaella: riso basmati con verdure, polpette senza glutine, parmigiana di melanzane e fagioli in umido. Siamo affamati e spazzoliamo tutto, a costo di appesantire il passo per il pomeriggio. Per fortuna la borraccia di Titti ha ancora qualche goccia di vino!

Ripartiamo barcollanti e attraversiamo le verdi campagne ad ovest di Abbiategrasso: i prati sembrano quasi di smeraldo nella luce del pomeriggio.

Il passo riprende gradualmente la sua elasticità e, passato il Canale Scolmatore, imbocchiamo un sentiero che costeggia il fiume e che poi si infila in un bosco che non conosco e che mi affascina moltissimo. La traccia è sottile e tortuosa, il terreno è morbido, rogge e lanche disegnano uno scenario da favola ed immaginiamo ovunque elfi e trolls.

Questa avventura per me è anche un sopralluogo e sono felice di trovare e conoscere boschi così affascinanti.

A metà del pomeriggio la stanchezza del cammino inizia a farsi sentire e il passo rallenta. Non per Alberto: lui non si stanca mai; ha in spalla uno zaino di quasi venti chili e il passo tranquillo del mattino, non prende mai fiato e continua a parlare e a scherzare con la stessa energia per tutto il giorno.

La fatica

Quando raggiungiamo finalmente i boschi della Fagiana io sono veramente stanca: sono schiacciata da uno zaino troppo pesante e ho dolore ai piedi, alle anche e alle spalle.

 consiglio: se dovete camminare tanto, prestate massima attenzione al peso dello zaino, considerate con meticolosità quello che vi servirà. Un bagaglio eccessivo grava per ore e per chilometri su tutto il corpo, che è abituato a gestire solo il proprio peso. Nel caricare lo zaino all’inizio dell’avventura io ho sbagliato: ho considerato indispensabili cose che poi non ho mai avuto la forza di utilizzare e ho sofferto veramente tanto il peso del bagaglio.

Mi domando a volte come mi sia venuta la strana idea di questo cammino e come abbiano tutti potuto accoglierla con tanto entusiasmo! Perché nessuno mi ha detto quanto sia folle camminare per tanti chilometri al giorno??

Allo stesso tempo però mi rendo conto che sono nel posto giusto, che quello è il mio ambiente e che ciò che sto facendo mi dà più forza mentale che stanchezza fisica. E’ una bella fatica quella che provo: è il giusto tributo al territorio che amo e che voglio far conoscere. Mi sento una privilegiata a poter fare questa fatica e a decidere di farlo ad ogni passo: è il giusto tributo al mio corpo.

Proseguiamo per le foreste della Fagiana e il sole sta per tramontare; non abbiamo tempo da perdere e mi dispiace di non potermi attardare ad osservare e ad ascoltare il bosco.

Sappiamo che potremo trascorrere la prossima notte in un posto caldo e asciutto: il guardiaparco Andrea P. ci ha infatti offerto il suo ufficio per il bivacco notturno. Questo è un lusso che ci scalda le ossa e il cuore!

Il castello

Raggiungiamo il Cascinello Paradiso al tramonto, trascinandoci stanchi ed affamati lungo l’ultimo viale. La costruzione di mattoni rossi, alla luce tagliente dell’ultimo sole, ci pare un castello.

Ci raggiungono Raffaella con la cena e Marco con il vino: il banchetto reale è servito e siamo pronti per andare a dormire. Alle 20.30!

 

…segue

In cammino da Pavia a Molino d’Isella: Massimo

Continua…

Gambe in spalla da Boffalora Ticino a Tornavento: Massimo

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

ticino grand tour giorno 1

Ticino Grand Tour – Giorno 1: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 1: diario di viaggio

Da Pavia a Molino d’Isella

 

Il racconto di Massimo del primo giorno del Ticino Grand Tour

L’inizio dell’avventura

Non ricordo il momento preciso in cui Marina, mia moglie nella vita quotidiana, mi sottopose l’idea del Ticino Grand Tour. Ricordo però chiaramente che trovai l’idea molto bella e non esitai ad accettare subito a partecipare alla spedizione.

Sapevo di giocare in casa: ventotto anni di servizio come Guardiaparco nella Valle del Ticino non sono pochi! Camminare per più di cento chilometri in quattro giorni e poi scendere il fiume per tre giorni di navigazione su di un gommone era invece un’esperienza che non avevo mai fatto,  ma che sicuramente valeva la pena di fare!

E allora, pronti e via, qualche settimana di preparativi e tanta voglia di partire per un’impresa fuori dalla porta di casa,  in una veste di semplice camminatore, una specie di moderno pellegrino, forse con degli occhi un poco “di parte”, ma pur sempre pronti ad osservare e scoprire nuove cose lungo il cammino.

Alberto e Titti di AqQua saranno con noi; non li conosco benissimo, ma so che mi troverò perfettamente con loro perché come me sono amanti della vita all’aria aperta, sono un poco selvatici e si adattano a qualsiasi condizione. Purtroppo però sono sicuramente più sportivi di me!

Ticino Grand Tour – Giorno 1

La partenza

Ed eccoci il lunedì mattina presto, a Pavia; abbiamo scaricato gli zaini dalla macchina, che riprenderemo tra sette giorni, e siamo pronti ad iniziare questa nostra avventura.

Ci troviamo di fianco al bellissimo ponte coperto sul Ticino. Qualcuno ci guarda con curiosità, qualcuno non ci degna neanche di uno sguardo, forse un poco tutti stanchi di questo periodo storico globale minacciato da un nemico invisibile, forse anche troppo stanchi del quotidiano terrorismo mediatico e dalla confusione e disordine mentale generato.

Ci sentiamo dei privilegiati, quasi dei fuggitivi, e forse lo siamo in una nostra personale dimensione.

Siamo partiti da poco che incontriamo subito Barbara, una mia collega Guardiaparco, é a piedi sul lungo fiume per verificare la pulizia  di un’area presa d’assalto da molte persone dopo uno dei primi fine settimana assolati di una stagione invernale un poco umida e piovosa; ci congediamo da lei dopo pochi minuti di saluti e di battute sull’impresa che abbiamo iniziato. I muscoli si stanno scaldando e la voglia di proseguire é tanta.

L’addio alla civiltà

In poche centinaia di metri superiamo gli ultimi baluardi di civiltà cittadina: passiamo sotto il Ponte dell’Impero (o della Libertà), superiamo la sede della Canottieri Pavia, scivoliamo sotto il ponte della Ferrovia e della Tangenziale… Per una volta nella mia vita passo sotto tre ponti in una manciata di minuti: sono strutture che ho sempre percorso “da sopra”, in più occasioni. Qualche pilone é stato dipinto con murales colorati, alcuni anche belli; sono forse un tentativo di colorare di vita il grigio del cemento armato, ma per noi sono gli ultimi segnali della città che oramai é alle spalle.

Pausa caffè

Dopo quasi due ore di cammino siamo sempre paralleli al fiume, ma oramai nel bosco. Ci concediamo un primo caffè mattutino da Moka portatile, seduti in una spiaggetta di sabbia con tronchi di piante che ci fanno da poggia-schiena… Un caffè all’aria aperta ha tutto un altro gusto!

Si riparte quasi subito, non abbiamo incontrato ancora nessuno. Giungiamo poi ad un piccolo locale chiuso e lì troviamo due persone in bicicletta, un poco allibite dai nostri grossi e pesanti zaini. Dopo aver loro spiegato cosa stiamo facendo, li salutiamo e ci dirigiamo a passo spedito verso le campagne di Carbonara Ticino ed i boschi di Zerbolò. Lungo il percorso abbiamo da passare una roggia con due possibilità di attraversamento: un ponticello ed un guado. Io scelgo il guado così rinfresco un poco i piedi.

In questa zona, lungo i campi e le strade fangose, ci sono tracce di animali ovunque, soprattutto Cinghiali e Caprioli, ma anche Daini e Tassi.

Giungiamo alla Cascina Venara e veniamo accolti dallo schioccare dei becchi delle Cicogne che oramai hanno già occupato i loro nidi alti sui grossi Pioppi e Salici e sono impegnate nei riti di accoppiamento. Ce ne sono tantissime; qualcuna vola via, molte ci guardano dall’alto e mantengono il loro presidio fatto di rami intrecciati senza mani.

Un Porciglione scappa correndo lungo la riva della Lanca e si rifugia in una macchia di Saliconi. Un volo di Germani reali prende quota schiamazzando e forse imprecandoci dietro per avere interrotto il loro riposo diurno.

Guadagniamo metri su metri con passo svelto e,  dopo un punto panoramico eccezionale sul fiume ed i suoi meandri, arriviamo all’ora di pranzo al Ponte di barche di Bereguardo.

Il pranzo sulla roggia

Questo è il primo posto civilizzato dopo quasi cinque ore di cammino, da cui tuttavia decidiamo di allontanarci subito per rifugiarci nei vicini e bellissimi boschi delle Tenuta Occhio, che fu di proprietà di Sofia Loren. Qui faremo la nostra prima pausa pranzo al sacco all’ombra di Carpini e Querce, vicini ad una roggia le cui acque provenienti dalle campagne si gettano in una Lanca del fiume.

La ripartenza avviene dopo un’ora e ci porta a percorrere immersi in un bellissimo bosco misto di pianura, accompagnati dal picchiettio dei Picchi, dai canti di Capinere, Fringuelli e Merli, tutti segnali della natura che ci dicono che la primavera è vicina. Siamo per un momento ancora vicini al fiume e nell’acqua si vedono grossi esemplari di Carpe ed Aspi; poi il sentiero si allontana e rientra nuovamente in bosco. Arriviamo ad un vecchio ponte in legno che lasciamo sulla nostra destra per dirigerci verso la Roggia Cerro, in direzione Vigevano. Oramai mancano poche ore di cammino al punto dove abbiamo pensato di fermarci per dormire con le tende.

Dopo avere camminato per due ore per boschi umidi di Ontano nero e boschi asciutti di Roverella ed Olmo, e dopo avere visto scappare un Cinghiale spaventato dalla nostra presenza, arriviamo lungo il sentiero delle Farfalle. Purtroppo la stagione è ancora fredda e non vi é traccia di Lepidotteri, ma la zona é veramente bella: confina con stupende marcite, ed è vivacizzata da una moltitudine di canti di uccelli.

Siamo ad un’ora dal primo campo dove dormiremo e puntualissima, dopo pochi minuti di attesa, arriva in auto Raffaella a portarci la cena e la colazione per domani.

Il primo campo

Il sole si sta abbassando e la temperatura pure, arriviamo ai boschi della Ghisolfa intorno alle 17.30; montiamo subito il campo e consumiamo la cena con le luci oramai sbiadite di una bellissima prima giornata di cammino.

Il primo giorno del Ticino Grand Tour é già volato via; dopo circa 35 chilometri di cammino, siamo stanchi e felici.

 

Continua…

Scarpinando da Molino d’Isella a Boffalora: Marina

Gambe in spalla da Boffalora Ticino a Tornavento: Massimo

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

 

 

 

 

escursioni parco ticino

Escursioni nel Parco del Ticino

Escursioni nel Parco del Ticino

Le escursioni a piedi, in canoa o in bicicletta, sono il mezzo migliore per conoscere il Parco del Ticino. Immergersi in silenzio nella sua Natura è il modo più emozionante per scoprirne la grande bellezza.

Per quanto sia vicinissimo a Milano e facilmente raggiungibile da tutto il Nord Italia, il Parco non ha l’attenzione di pubblico che merita. Anche le persone che vivono all’interno dei suoi confini lo conoscono molto poco, non lo capiscono e spesso lo sfruttano senza consapevolezza.

Se vogliamo comprendere il Parco e il suo territorio così sottovalutato, è importante sapere come è stato istituito e come è strutturato.

Non vi annoierò con tanti numeri, ma vi spiegherò in breve perché il Parco esiste e quanto sia importante la tutela di questi ambienti. Conoscere l’ambiente in cui si svolgeranno e nostre escursioni è fondamentale per organizzarle al meglio, e soprattutto per capire ed apprezzare quello che vediamo.

La geografia del Parco

Il Parco del Ticino è l’area protetta fluviale più grande d’Europa, coinvolgendo Lombardia e Piemonte dal Lago Maggiore al Po su entrambe le sponde del Fiume Ticino(vedi la mappa).

Il Ticino è il settimo fiume italiano per lunghezza (248 km) e il secondo per portata (dopo il Po di cui è affluente). Il suo corso è tradizionalmente diviso in tre segmenti geologico-geografici: la parte montana (Ticino Superiore), che scorre in territorio svizzero; la parte lacuale, che comprende il Lago Maggiore; la parte pianeggiante (Ticino Inferiore), che scorre in Italia tra Sesto Calende e il Po.

L’andamento del Ticino Inferiore varia con il variare del substrato geologico del terreno su cui scorre e disegna il territorio solcandolo dalle colline fino alla vallata, passando per la pianura irrigua.

Tra Sesto Calende e Somma Lombardo lo vediamo quindi fluire incassato in gole profonde, incise nei depositi morenici. Da Somma fino a Motta Visconti il fiume ha invece un andamento reticolare, si divide in rami, crea lanche ed isole di ghiaia che cambiano forma ad ogni piena. Nell’ultimo tratto fino alla confluenza con il Po il Ticino scorre invece in un alveo più stretto disegnando ampi meandri.

Il corso del fiume è in costante evoluzione: la scarsa presenza di strutture di contenimento e la naturalità dell’alveo e del territorio alluvionale consentono al Fiume di divagare liberamente (e senza danni) durante le piene. La corrente del fiume modifica incessantemente il proprio corso e disegna un paesaggio sempre in movimento e dall’alto valore ecologico.

La gestione del Parco

Il Parco del Ticino per come lo conosciamo è costituito da due Parchi differenti, che fanno capo a due enti differenti: il Parco Lombardo della Valle del Ticino che gestisce il territorio Lombardo e l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore che gestisce invece il territorio Piemontese.

Ciascun Ente è a sé stante e ha leggi, regolamenti e statuti propri.

Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore

L’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore ha sede alla Villa Picchetta di Cameri e gestisce 16 aree protette nel Nord-Ovest del Piemonte; queste coinvolgono 60 Comuni posti lungo la riva piemontese del Lago Maggiore e del Ticino.

Il Parco Naturale della Valle del Ticino è stato istituito nel 1978 e comprende 6.560 ettari per 16 comuni, da Castelletto Ticino fino a Cerano.

Parco Lombardo della Valle del Ticino

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino ha sede a Pontevecchio di Magenta ed è stato istituito nel 1974; comprende 91.800 ettari per 47 comuni, divisi in 3 province, da Sesto Calende (VA) a Mezzanino (PV).

La storia

Il Parco è nato su iniziativa popolare, con una raccolta di firme (oltre 30 mila) promossa nel 1967 dalla Sezione Pavese di Italia Nostra. I disboscamenti scriteriati e la speculazione edilizia prepotente di quegli anni, oltre ai primi progetti del Canale Scolmatore di nord-ovest, destavano grande preoccupazione per il patrimonio naturalistico della Valle del fiume.

La petizione, promossa da Italia Nostra e sostenuta dall’allora sindaco di Pavia, chiedeva l’istituzione di un parco fluviale che si estendesse su tutta la Valle del Ticino e che prevedesse due aree di differente protezione:

  1. l’ambito fluviale (rive e terrazzi fluviali): doveva restare ad alto livello di naturalità e tutelato giuridicamente come i parchi nazionali;
  2. un’area esterna più ampia: doveva essere destinata ad attività umane compatibili con le caratteristiche paesaggistiche del territorio.

Il primo successo fu un generico vincolo paesistico da parte della Soprintendenza. Seguirono poi l’istituzione del Parco nel 1974 e l’approvazione del primo Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) nel 1980.

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino è il primo Parco Regionale in Italia e il primo Parco Fluviale in Europa!

Con l’introduzione del Piano regionale delle aree regionali protette (1983), della Legge quadro sulle aree protette (1991) e del Testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi (2007), l’assetto giuridico del Parco ha assunto finalmente l’attuale conformazione: un Parco Naturale all’interno di un Parco Regionale.

Questo assetto a Matrioska rispecchia i due regimi di tutela già suggeriti dai promotori del Parco alle sue origini.

Il Piano Territoriale di Coordinamento

Il PTC è il principale strumento di gestione e di pianificazione del territorio: indica le politiche di tutela dell’ambiente naturale e di sviluppo delle aree urbane. Gli strumenti di attuazione del PTC sono i piani di settore (uno per i boschi e uno per la fauna) e i regolamenti.

Il Parco Lombardo del Ticino ha due distinti PTC, uno per il Parco Regionale e uno per il Parco Naturale. Entrambi riportano gli obiettivi del piano e gli strumenti di attuazione, il regime di protezione e l’azzonamento, gli strumenti di pianificazione e di attuazione

Prima di intraprendere una escursione nel Parco del Tcino, vi invito alla lettura dei documenti (e dei relativi regolamenti) e vi suggerisco di consultare il portale cartografico dell’Ente per conoscere le diverse zone nei dettagli.

Per semplificare, vi riporto di seguito le principali differenze nei regimi di tutela tra Parco Naturale e Parco Regionale:

Parco Naturale:

  • definito e disciplinato dalla legge nazionale 394/91,
  • vietata la caccia,
  • vietate le cave.

Parco Regionale:

  • definito e disciplinato dalla legge regionale 86/83,
  • consentita la caccia,
  • consentite le cave.

Riconoscimenti

Man and the Biosphere – MAB

Man and the Biosphere – MAB

Il Programma "L'uomo e la biosfera", Man and the Biosphere – MAB, è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’UNESCO nel 1971 per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Rete natura 2000

Rete natura 2000

Natura 2000 è il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione volta a garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

Le escursioni nel Parco del Ticino

Veniamo finalmente a noi. Perché vi ho raccontato tutte queste cose? cosa c’entrano con le escursioni?

A mio parere la storia, la conformazione e i regolamenti del Parco sono fondamentali per conoscerlo, capirlo ed apprezzarlo. Così come sono convinta che l’obiettivo di una escursione sia proprio quello di conoscere il territorio, capirlo ed apprezzarlo. E’ proprio questa valenza culturale che caratterizza l’escursione rispetto alla passeggiata o alla prestazione sportiva.

Purtroppo mi rendo conto che il Parco del Ticino non gode dell’attenzione che merita: è poco conosciuto, poco capito e poco apprezzato.

Esplorarlo a piedi, con calma e in ogni stagione è il modo più diretto per scoprirne le meraviglie.

Il Fiume

Il cuore del Parco è il Ticino: è il fiume che mantiene l’intero ecosistema, che disegna il paesaggio e che consente lo sviluppo di habitat di pregio per numerose specie animali e vegetali.

I panorami sul fiume che si aprono di tanto in tanto quando camminiamo sui sentieri lungo le rive destano meraviglia, ma non distraggono dalle mille bellezze create dalla biodiversità.

Dalla riva del fiume ammiriamo e distinguiamo infatti la folta vegetazione, siamo ipnotizzati dal dolce scorrere dell’acqua, osserviamo le numerose e diverse specie di uccelli che animano l’ambiente.

Un binocolo, un po’ di pazienza e tanta attenzione consentono di conoscere personalmente aironi, rapaci, anatre…

I boschi

Intorno al fiume si estende il più grande patrimonio forestale della Pianura Padana.

Questa fascia boschiva è l’ultimo baluardo della foresta planiziale primaria e custodisce moltissimi ecosistemi differenti. Attraversando la pianura da Nord a Sud rappresenta un corridoio ecologico di fondamentale importanza per il movimento degli animali tra le Alpi e gli Appennini. Molte specie hanno trovato qui il loro habitat e vi si sono stabilite.

Percorrere i sentieri che attraversano queste foreste a passo lento e attento può riservare ogni volta belle sorprese. Avventurarsi in silenzio nei boschi consente spesso di incontrare la fauna selvatica o le tracce del suo recente passaggio.

Ascoltare le voci di questi boschi dalle essenze così varie consente di percepirne la sinfonia cantata dalla grande varietà di uccelli stabili o migratori che vi abitano. Ogni stagione, ogni ora del giorno, ogni tipologia di bosco ha una voce diversa che racconta storie affascinanti a chi ha voglia di ascoltarle.

Le mie escursioni

Per i tesori che nascondono, per le bellezze che disvelano e per la vita che custodiscono, i boschi del Ticino sono il luogo di elezione della mia attività escursionistica e di educazione ambientale.

Le mie escursioni nel Parco del Ticino sono avventure alla scoperta di un mondo poco conosciuto e di una Natura che si mostra e che ci accoglie, sono percorsi di attenzione che ci conducono a riscoprire noi stessi nella Natura.

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Gli itinerari

I sentieri cartografati nel Parco del Ticino costituiscono una rete di circa circa 780 km.

Con il progetto “Vie Verdi del Ticino” l’ente parco ha creato una mappa georeferenziata dei percorsi presenti sul territorio. Sul sito dedicato troverete anche numerosi itinerari suggeriti, classificati in relazione alla localizzazione, alla difficoltà ciclabile, alla lunghezza ed alla tipologia.

Se decidete di intraprendere escursioni nel Parco senza una guida, preparatevi con attenzione per conoscere bene l’itinerario scelto e l’ambiente che questo attraversa. Se siete escursionisti poco esperti, valutate l’opportunità di fare un corso di escursionismo prima di mettervi in marcia.

Buone escursioni!

The parks, enjoyable and inspiriting from many points of view, had found their highest-quality use – encouragement of our understanding of our place in nature, and among our fellow human beings. Freeman Tilden

fuori dai luoghi comuni

un’escursione fuori dai luoghi comuni

Non vi porterò nei posti famosi, sui sentieri del turismo e sulle cime di Instagram. Vi accompagnerò in escursione fuori dai luoghi comuni, ad esplorare posti poco conosciuti o a scoprire la bellezza di luoghi apparentemente banali, perché voglio insegnarvi a trovare la vostra meraviglia ovunque e non dove ve la fa cercare la moda.

Non vi dirò che il mio ufficio è il bosco quando questo sarà il mio luogo di lavoro, perché ho lavorato in ufficio tanto da sapere che è molto diverso dal bosco. Sono sicura che nessun lavoro ha bisogno di un ufficio per essere legittimo: i lavori all’aperto hanno la stessa dignità di quelli alla scrivania.

Non metterò il poi all’inizio della frase, perché ho a cuore il presente. Poi è un avverbio che implica un prima: metterlo all’inizio della frase equivale per me a cancellare il passato e a confondere il presente.

L’abbondanza sarà tale e non come se piovesse perché a piovere sarà solo la pioggia. Speriamo non sia troppo abbondante da impedirci di uscire ad esplorare il mondo. Vivremo le nostre avventure anche da bagnati, purché non sia pericoloso.

Cammineremo tanto e ci riempiremo gli occhi di meraviglia; faremo esperienze nuove e ne ripeteremo di vecchie in modo diverso; vivremo la natura in modo pieno e consapevole, ma non come se non ci fosse un domani, perché altrimenti potrebbe essere un po’ triste.

Ci saranno belle domeniche, bei gruppi, belle escursioni e belle amicizie; qualcuna magari sarà più bella delle altre. Non ci sarà però qualcosa, quello bello, perché ogni cosa avrà la sua propria bellezza.

Frasi fatte, ne abbiamo? No, perché non saprei come esprimere un pensiero originale con frasi fatte da altri e che usano tutti.

Soprattutto vi prometto il mio impegno per trovare le parole più giuste e la comunicazione più efficace per trasmettervi il mio entusiasmo e per aiutarvi a riconoscere il vostro personale legame con la Natura di cui siete parte.

Non sarò alla moda, ma sarò personale ed originale; sarò fuori dai luoghi comuni.

fiume ticino - escursioni parco ticino

la meraviglia del parco fluviale

Prove archeologiche e testimonianze di testi storici ci raccontano di foreste di latifoglie a coprire la Pianura Padana fin da tempi antichi; l’analisi toponomastica ne conferma la presenza fino a tempi relativamente recenti.

La foresta planiziale (di pianura) primaria (originaria) che occupava la Bassa Pianura nelle aree tra i fiumi era costituita principalmente da Farnia, Frassino e Carpino Bianco. A queste si aggiungeveno altre specie rustiche locali quali Olmo Campestre, Acero Campestre, Pioppo Nero, Ontano e Salice nelle zone umide, etc…

Lo sfruttamento del legname e la necessità di creare spazio all’agricoltura hanno purtroppo ridotto queste foreste a lembi di bosco nelle aree che non sono state sfruttate a scopo agricolo.

Il Parco del Ticino ospita gli ultimi resti della foresta planiziale che duemila anni fa si estendeva su gran parte della Pianura Padana.

Gli ambienti forestali che caratterizzano l’area protetta della Valle del Ticino sono caratterizzati in particolare da querceti e querco-carpineti ancora ben conservati, affiancati da ontaneti, saliceti, pioppeti, castagneti e pinete a Pino Silvestre. Una grande varietà di specie erbacee ed arbustive completano il paesaggio.

Ma qual è la magia di queste foreste superstiti?

E’ forse nel loro rinnovamento storico? nel fatto che anche dove sono state tagliate siano rinate come le orginali? nella capacità di ospitare varie e numerose specie animali? nel fascino che hanno quei lembi che mai sono stati toccati dall’uomo? o infine nella complessità e ricchezza di questi ambienti?

Particolare fascino ha su di me la vegetazione fluviale, disegnata in successione naturale dal fiume e dalle sue piene, che ogni volta la rinnovano: saliceti ed ontaneti vicino al fiume, boschi di Olmo, Carpino e Farnia più lontano.

Questo ambiente è unico e speciale, perché creato da un fiume che ancora può fare il fiume: libero di divagare nel proprio alveo!

Vi è mai capitato di osservare Ticino in piena? cosa via ha trasmesso la sua maestosa libertà?

Parchi, aree protette e giardini pubblici

Il rispetto per l’ambiente è una questione delicata, cui purtroppo solo le persone più sensibili reagiscono con attenzione.

I tentativi di mobilitare l’attenzione pubblica sono tanti ultimamente e sono destinati ad aumentare, ma quanti sortiscono in effetti un risultato?

Perché per tante persone è impensabile cambiare abitudini in favore di comportamenti più sostenibili? Io credo che la difficoltà più grande, nonostante le tante informazioni disponibili, sia quella di riuscire a riconoscere il valore dell’ambiente. Per tante, troppe, persone è l’egoismo l’unico valore.
L’ambiente in generale poi può sembrare un concetto tanto vago e lontano dall’esperienza personale quotidiana, da non risultare intressante.

Perché per tante persone è difficile rispettare le regole fondamentali nelle aree protette? Queste sono una realtà vicina e tangibile, soprattutto nel momento in cui le frequentiamo. Ancora una volta per tante, troppe, persone è l’egoismo l’unico valore.

Perché tante persone si comportano nel bosco come se fossero al parchetto di quartiere o, peggio, nel proprio giardino privato?

Voglio invitarvi a riflettere sulle definizioni citate nella LEGGE REGIONALE della Lombardia del 30 novembre 1983 , N. 86.

Art. 1.Regimi di tutela delle aree protette.

1. Ai fini della conservazione, del recupero e della valorizzazione dei beni naturali e ambientali del territorio della Lombardia, tenuto conto degli interessi locali in materia di sviluppo economico e sociale, in attuazione dei principi costituzionali e statutari, la regione, anche in collaborazione con gli enti locali e coordinandone gli interventi definisce con la presente legge il piano generale delle aree regionali protette di interesse naturale ed ambientale; le aree protette individuate dal piano sono assoggettate ai seguenti regimi di tutela:

a) parchi naturali, intesi quali zone aventi le caratteristiche di cui all’art. 2, comma 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (legge quadro sulle aree protette), caratterizzate da un elevato grado di naturalità e comunque destinate a funzioni prevalentemente di conservazione e ripristino dei caratteri naturali; a tali aree si applica la disciplina di cui al titolo III della legge 394/91 e al capo II della presente legge;

b) parchi regionali, intesi quali zone che, costituendo generale riferimento per la comunità lombarda, sono organizzate in modo unitario, con preminente riguardo alle esigenze di protezione della natura e dell’ambiente e di uso culturale e ricreativo, nonché con riguardo allo sviluppo delle attività agricole, silvicole e pastorali e delle altre attività tradizionali atte a favorire la crescita economica, sociale e culturale delle comunità residenti;

c) riserve naturali, intese quali zone specificamente destinate alla conservazione della natura in tutte le manifestazioni che concorrono al mantenimento dei relativi ecosistemi;

d) monumenti naturali, intesi quali singoli elementi o piccole superfici dell’ambiente naturale di particolare pregio naturalistico e scientifico, che devono essere conservati nella loro integrità;

e) altre zone di particolare rilevanza naturale e ambientale da sottoporre comunque a regime di protezione.

LR 83/86

Vediamo invece la definizione di parco pubblico data da Wikipedia.

Un parco cittadino, chiamato anche parco urbanoparco pubblico o altre denominazioni analoghe, è un’area verde situata all’interno di una città o nelle sue immediate vicinanze, avente lo scopo di fornire alla cittadinanza ed altri visitatori uno spazio ricreativo a contatto con la natura.

I parchi pubblici sono luoghi ideali dove praticare attività sportive per mantenere la forma fisica, quali il jogging, l’uso della bicicletta o semplici passeggiate.

I parchi cittadini, assieme ad altre aree verdi quali giardini e viali alberati contribuiscono in modo significativo a diminuire l’inquinamento atmosferico e acustico delle zone altamente urbanizzate.

Wikipedia

A livelli diversi, scopo delle aree protette sono la conservazione e la protezione della natura; le regole imposte in questi ambienti perseguono il medesimo obiettivo. Il piacere del fruitore deriva proprio dall’immergersi in zone ad alta naturalità. La protagonista è la natura, non noi. Un parco naturale, anche se vicino alle città (penso ad esempio al Parco del Ticino), rimane un’area protetta dedicato alla conservazione della natura, non un luogo di svago in cui andare a pescare, a raccogliere fiori e funghi, a far correre il cane, a fare legna per la stufa, a buttare l’immondizia che abbiamo nello zainetto. Qui ogni divieto è rivolto alla salvaguardia dell’ambiente e dei tanti ecosistemi di cui questo è costituito.

I parchi urbani hanno invece una funzione più ricreativa. Qui troviamo vialetti asfaltati, panchine, cestini, giochi per bambini, areee per i cani, etc… Qui il comune si occupa della pulizia, della manutenzione delle piante e delle strutture.

Sia nei Parchi Naturali che in quelli urbani abbiamo delle regole da seguire; sono entrambi ambienti che meritano rispetto; ma dobbiamo essere in grado di distinguere lo scopo e la funzione di ciascuno.

voi cosa ne pensate? riuscite a cogliere le differenze? che atteggiamneto avete nelle aree protette? rispettate sempre tutte le regole?

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