Plant Blindness

Plant Blindness: cecità alle piante

Plant blindness è un termine che descrive l’incapacità dell’uomo di vedere le piante e di riconoscerne la vitale importanza.

Nonostante il mondo vegetale costituisca circa l’80% della biomassa sulla Terra e abbia un ruolo cardinale in tutti gli ecosistemi, noi non lo vediamo.

Le piante rappresentano per noi un grande sfondo verde e non siamo in grado di riconoscerne l’importanza che meritano nel garantirci ossigeno e nutrimento.

Definizione di Plant Blindness

Il termine plant blindness è stato coniato nel 1998 dai botanici e professori di biologia Elisabeth Schussler (Ruth Patrick Science Education Center, Aiken, South Carolina) e James Wandersee (Louisiana State University, Baton Rouge, Lousiana) ed è definito come:

  • l’incapacità di vedere o di notare le piante nel nostro ambiente e la conseguente incapacità di riconoscerne l’importanza nella biosfera e negli interessi umani,
  • l’incapacità di apprezzare le caratteristiche estetiche e biologiche uniche delle piante,
  • l’errata ed antropocentrica classificazione delle piante come inferiori agli animali e quindi l’errata conclusione che esse non siano degne della considerazione dell’uomo.

Cause

Perché non vediamo le piante e le consideriamo come un generico verde di sfondo alla nostra vita? Perché ci preoccupiamo per gli animali che rischiano l’estinzione e nemmeno sappiamo che una specie vegetale su otto è a rischio di estinzione?

Le cause di questo fenomeno sono di due tipi: culturali e cognitive.

Cause culturali

Fin da bambini siamo esposti alle immagini degli animali più che delle piante e siamo chiamati al loro riconoscimento tramite immagini e disegni: ci viene insegnato a distinguere un cane da un gatto, ma nessuno ci spiega la differenza tra un acero ed una quercia. Anche nei libri di scuola, l’attenzione rivolta agli animali (in particolare ai vertebrati) è sempre maggiore di quella rivolta alle piante, nonostante queste ultime siano essenziali per la nostra sopravvivenza. La visione antropocentrica e zoocentrica dei testi scolastici ci insegna che lo studio delgi animali è più importante di quello delle piante.

Vedremo però più avanti come questa visione antropocentrica possa avere un fondamento biologico.

La vita tecnologica in città inoltre ci ha allontanato sempre più dal mondo naturale. Le piante sono relegate al ruolo di soprammobili o di ornamenti per parchi e giardini: riconosciamo loro un ruolo estetico, ma non funzionale. Anche ai boschi riconosciamo solo un ruolo pratico: dalla raccolta di funghi e di fiori alla possibilità di fare passeggiate e picnic, dalla produzione di legna da ardere alla ricerca di immagini instagrammabili. Raramente ci rendiamo conto dell’importanza biologica di un bosco naturale, che anzi ci sembra disordinato.

Cause cognitive

Schussler e Wandersee hanno riconosciuto nella natura del sistema di processamento dell’informazione visiva umana una delle cause principali della nostra cecità alle piante.

I nostri occhi infatti generano oltre 10 milioni di bit di informazioni ogni secondo, ma il nostro cervello non è in grado di elaborarne più di 40, di cui solo 16 in modo consapevole. Questo limite cognitivo è gestito dal nostro cervello categorizzando i dati e selezionando solo quelli che possono essere pericolosi: movimento, colori particolari, oggetti sconosciuti o potenzialmente pericolosi. Poiché le piante sono statiche, hanno più o meno tutte lo stesso colore e non ci aggrediscono, il nostro cervello le raggruppa in un grande sfondo verde.

Benjamin Balas e Jennifer Momsen ,(North Dakota State University, Fargo, North Dakota), hanno evidenziato le grandi differenze nel modo in cui il nostro sistema visivo elabora le piante rispetto al resto, attraverso lo studio di come immagini di piante e di animali riescano a coinvolgere le nostre risorse di attenzione.

Sarah Batt spiega infine come il nostro atteggiamento verso gli altri esseri viventi sia influenzato dalla somiglianza biologica e comportamentale che la data specie ha con quella umana e dimostra che noi preferiamo le specie che ci somigliano maggiormente dal punto di vista bio-comportamentale. Questo atteggiamento è alla base della diversa attenzione che noi poniamo nello studio e nella conservazione delle specie viventi.

Le piante sono molto diverse da noi: hanno un movimento ed un comportamento visibili su una scala di tempo molto più lunga di quanto sia percebile dall’occhio umano. Studi recenti hanno dimostrato che le piante sono dotate di grande intelligenza e grande capacità di comunicare tra loro. Sono in grado di manipolare l’ambiente circostante in modi molto sofisticati.

Conseguenze

Il problema più grave di questa nostra mancanza di consapevolezza del mondo vegetale e del mancato riconoscimento della sua importanza è che non ci impegnamo per la sua conservazione.

Questo si traduce in una importante perdita di biodiversità.

Come vincere la Plant Blindness

La soluzione proposta da Schussler e Wandersee per superare la nostra cecità alle piante è stata la campagna Prevent Plant Blindness.

Rivolgendosi ad insegnanti e studenti e con l’ausilio di poster informativi, i ricercatori hanno invocato un aumento sensibile di consapevolezza. Questa può essere insegnata ai ragazzi da educatori specializzati all’interno di orti e giardini botanici.

L’educazione alla consapevolezza ambientale delle nuove generazioni è quindi l’arma vincente per sconfiggere questa cecità e fare luce sull’importanza del sistema ambiente e sul nostro ruolo all’interno di esso.