Hedera Helix
Ordine: Apiales Nakai
Famiglia: Araliaceae’ Juss.
Tribù: Hedereae
Genere: Hedera L.
Hedera Helix o edera comune è un arbusto rampicante molto diffuso alle nostre latitudini.
Il nome del genere deriva dal latino Haerere, che significa ‘stare attaccato’; l’epiteto specifico helix deriva dal greco Helissein, che significa ‘arrampicarsi’.
L’edera ha un fusto volubile che, soprattutto nei primi anni di vita, non è in grado di sostenere la pianta. Per questo motivo, alla ricerca di luce, l’edera ha bisogno di un supporto per crescere in altezza: un albero, un palo, un muro, etc…
In età adulta il fusto e i rami principali si ingrossano e diventano tronchi solidi; li vediamo spesso avvinghiati alle piante con cui crescono, tanto da essere inglobati tra i rami di queste.
L’edera aderisce strettamente ai supporti tramite piccole e fitte radici aeree che si insinuano saldamente nelle crepe dei muri o delle cortecce assicurando alla pianrta una salda aderenza. Queste radici hanno funzione meccanica e non nutritiva: come le altre liane infatti essa si nutre tramite le sue proprie radici infisse nel terreno.
L’edera è una pianta sempreverde e porta foglie persistenti, alterne, di colore verde scuro e lucide; la forma delle foglie varia a seconda che queste siano portate da rami maschili o femmini.
Le proprietà curative dell’edera comune sono note fin dai tempi di Ippocrate e di Galeno in particolare per la cura della tosse. Le saponine triterpeniche contenute nelle foglie hanno infatti proprietà espettoranti, fluidificano il catarro e calmano la tosse. L’edera ha inoltre proprietà decongestionanti, vaso-costrittrici, anticellulitiche e antinevralgiche.
Per gli scopi medicinali sono usate solo le foglie: i frutti sono velenosi per l’uomo.
Hedera Helix svolge un ruolo ecologico di fondamentale importanza per l’equilibrio del bosco e per la fauna.
Innanzitutto, la copertura perenne di foglie che avvolge i tronchi degli alberi offre a questi un’eccellente coibentazione; garantisce inoltre riparo agli animali selvatici e ospitalità a numerose specie di uccelli nidificanti.
La fioritura tardiva abbiamo visto che è preziosa per gli insetti bottinatori, che alla fine dell’estate difficilmente trovano altri fiori; le bacche carnose disponibili in inverno sono invece un’importante fonte di sostentamento per gli uccelli.
Il peso e il volume che i rami sempreverdi dell’edera caricano sulle piante cui si appoggiano possono, in caso di forte vento, pioggia o neve, appesantirla molto e causarne lo schianto. Questo succede alle piante vecchie e malate, che non sono sufficientemente forti da reggerla. Questo fenomeno, contribuendo alla caduta delle piante meno resistenti, è molto importante per il rinnovamento del bosco per due motivi: da un lato si creano spazio e luce per consentire la crescita di nuove piante, dall’altro la pianta vecchia e schiantata rimarrà a marcire in terra. (Vi parlo del ruolo fondamentale del legno marcio in bosco in questo post.)
L’edera era nell’antichità uno dei simboli di Dioniso, tanto che questo era chiamato kissostéfanos che significa ‘incoronato d’edera’.
Il mito racconta che l’edera comparve subito dopo la nascita del dio, per proteggerlo dal fuoco che bruciava il corpo della madre in seguito ad un fulmine lanciato da Zeus; si dice inoltre che la pianta avvolgesse tutta la casa di Cadmo, attenuando le scosse di terremoto che accompagnavano il fulmine. Per questo motivo i tebani avevano consacrato questa pianta a Dioniso e la chiamavano perikiosos, che significa ‘avvolgitore di colonne’.
Dalla pianta prendeva il nome anche la fonte Kissoûssa presso Tebe, dove le ninfe avrebbero bagnato il piccolo Dioniso dopo la nascita; le leggende raccontano inoltre che il dio sia stato allevato sul monte Elicona (dall’epiteto helix).
Poiché era la pianta sacra a Dioniso, si diffuse la convinzione che circondare la fronte con una corona di edera prevenisse gli effetti dovuti alle intossicazioni da eccesso di vino.
La forma a cuore delle foglie e il portamento avvinghiato indissolubilmente al supporto fanno dell’edera simbolo di fedeltà ed amore eterno.
In quanto sempreverde è simbolo anche di immortalità.
Purtroppo è credenza diffusa che l’edera sia parassitaria e dannosa per gli alberi cui si arrampica: NON E’ VERO. Non troverete questa informazione su alcun testo di botanica.
In realtà Hedera Helix non danneggia in alcun modo una pianta sana: non è un parassita perché ha le proprie radici con cui trarre il nutrimento dal terreno e non soffoca un albero con un buon apparato fogliare.
Nei boschi ad alta naturalità del Parco del Ticino Hedera Helix è molto diffusa e svolge egregiamente il suo ruolo nell’ecosistema del bosco. Capita però purtroppo di trovare talvolta alcune piante vandalizzate a colpi d’ascia: questa pratica non solo non è utile al bosco, ma è anche dannosa e sanzionabile!
Abbiamo visto che l’edera può essere pericolosa solo per le piante vecchie e malate, delle quali può compromettere la stabilità. Se questo effetto nel bosco ha solo vantaggi di tipo ecologico, può invece essere percepito come dannoso da chi ha interessi particolari su determinati alberi: ad esempio la quercia che fa i fughi porcini del ‘funsatt’, l’albero secolare del paese o la quercia sulla riva del fosso dell’agricoltore, etc…
Ma se gli interessi dell’uomo prevalgono su quelli dell’ecosistema, chi dobbiamo davvero considerare come dannoso? l’uomo o l’edera?
Per molto tempo abbiamo immaginato i nostri antenati in un paesaggio preciso. Una grande distesa…
Lo dico subito, così ci capiamo. Non sono una content creator: sono una guida. Non…
Quante volte, camminando nel bosco, ti è capitato di vedere un fiore, un insetto, una…
Ogni giorno passiamo ore davanti a uno schermo. Scorriamo fotografie di montagne, boschi, tramonti e…
Quando si sceglie una guida escursionistica, è facile pensare che il suo compito sia semplicemente…
C’è una retorica molto diffusa nel mondo outdoor e nei social: quella per cui, se…