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Primavera nel Parco del Ticino: I Boschi più Belli.

I Boschi del Parco del Ticino

I boschi del Parco del Ticino rappresentano l’ultima e più significativa area forestale della Pianura Padana, coprendo circa 20.000 ettari. Questa estesa copertura boschiva varia in composizione a seconda della geomorfologia del territorio.

Nella zona settentrionale, tra il Lago Maggiore e Somma Lombardo, prevalgono boschi di castagno e pino silvestre, con presenza di farnia e rovere.

Nell’alta pianura centrale, caratterizzata da brughiere, si trovano formazioni di pino silvestre e farnia, sebbene specie esotiche invasive come la robinia e il prunus serotina abbiano alterato l’ecosistema originario.

Nella parte meridionale, da Turbigo a Pavia, si estendono ampie foreste di farnia, carpino bianco, pioppo e olmo campestre, che conservano ancora tratti dell’antica foresta planiziale. Tuttavia, alcune aree mostrano segni di degrado a causa dell’invasione di specie alloctone, risultato di trasformazioni socio-economiche a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

Le violente tempeste dell’estate 2023 hanno purtroppo danneggiato in modo significativo boschi bellissimi nell’area Centrale del Parco, tra Magenta, Vigevano e Ozzero.

Gli interventi economici di recupero di tutta la legna disponibile hanno purtroppo peggiorato la situazione, e boschi un tempo affascinanti sono ora ridotti a grandi distese di vegetazione infestante.

Quali sono i boschi più belli del Parco del Ticino da visitare in primavera?

Ci sono però alcune Foreste che ancora vantano una incredibile biodiversità ed ambienti incantevoli da preservare. Ecco di seguito i miei preferiti. Sono i miei boschi del Cuore e vi spiegherò perché.

I Boschi della Ghisolfa e il Bosco Giaretto (Gambolò, PV)

Il Bosco Giaretto è un incredibile susseguirsi di habitat diversi e custodisce una ricchissima biodiversità. Si trova a Molino d’Isella, frazione di Gambolò, e per buona parte copre la ex riserva di caccia della famiglia Necchi di Pavia.

Questo bosco rappresenta un esempio di querco-carpineto di pianura, un tipo di foresta caratteristica delle zone alluvionali della Pianura Padana. La farnia (Quercus robur) e il carpino bianco (Carpinus betulus) sono le essenze principali.

Ma là dove cambia il suolo, le essenze arboree e arbustive cambiano con esso e possiamo trovare aree aride con roverella (Quercus pubescens), ginestra (Cytisus scoparius) e brugo (Calluna vulgaris), poco distanti da zone umide con felci (tra cui Osmunda regalis) e ontano nero (Alnus glutinosa).

Si può accedere al Bosco Giaretto dalla località Ronchi di Vigevano, oppure da Molino d’Isella di Gambolò. I parcheggi più comodi sono quello dei Ronchi e quello del Sentiero delle Farfalle. Le Vie Verdi da seguire per l’esplorazione sono V6, V7, V8, V9 e VP.

Qui è facile meravigliarsi ad ogni passo, attraversando ambienti molto vari e pregiati, e inseguendo le tracce degli animali selvatici: prede e predatori lasciano segni inconfondibili sulla vegetazione e sui sentieri.

Perché è uno dei Boschi più belli del Parco del Ticino?

Lo amo particolarmente per la varietà di ambienti che vi si susseguono, per l’incredibile biodiversità che ospita e per le tante occasioni di incontro con la fauna. La luce verde che filtra tra i rami in primavera, rende questo bosco un tempio in cui è facile ritrovare la consapevolezza del proprio essere (in) Natura.

E’ questo infatti il Bosco che ho scelto per condurre i Bagni di Foresta!

Il Bosco Bruciato (Bereguardo, PV)

Il Bosco Bruciato si trova nella zona alluvionale compresa tra il Fiume Ticino e la Lanca del Moriano, in territorio di Bereguardo, sulla sponda sinistra del fiume.

Ontani neri (Alnus glutinosa), farnie (Quercus robur) e grandi pioppi (Populus alba, P. nigra, P. canescens) si alternano nelle zone più umide vicine all’acqua; roverelle (Quercus pubescens) ed arbusti di biancospino (Crataegus monogyna) e di rosa canina occupano invece la radura arida.

Numerose essenze alloctone raccontano la storia delle riserve di caccia che si sono susseguite nel passato: bambù, albero di Giuda, robinia…

Ma la presenza più stupefacente è una prateria di equiseto invernale (Equisetum hyemale) nell’area orientale, che ci riporta con l’immaginazione ad un bosco preistorico. Non ho mai visto una prateria di equiseto così estesa!

Le passerelle che attraversano la Lanca, i sentieri piccoli e tortuosi e le numerose tracce degli animali selvatici, rendono l’escursione davvero avventurosa e suggestiva. Diversi sono gli affacci sul Fiume Ticino, emozionanti e panoramici.

Si può raggiungere il Bosco Bruciato scendendo dalle marcite del Moriano, lasciando l’auto nel parcheggio del cimitero di Bereguardo. Oppure, parcheggiando alla Darsena Ravizza in prossimità del Ponte in Chiatte, si può scendere lungo il sentiero che costeggia il fiume.

Attenzione però che, quando il Ticino è in piena, il sentiero costiero diventa molto pericoloso e le passerelle rimangono sommerse. Suggerisco di visitare il Bosco Bruciato quando la portata del Fiume è inferiore ai 400 mc/s.

Perché è uno dei Boschi più belli del Parco del Ticino?

Amo questo bosco perché è variabile e mutevole, e racconta affascinanti intrecci di storia e di natura. E’ poco frequentato dagli umani, e ogni volta che ne percorro i sentieri vivo meraviglie ed emozioni diverse. Numerosi scorci romantici sulla lanca e sul fiume mi sorprendono con una luce sempre differente.

Tra il Bosco Bruciato e le Marcite del Moriano si svolge uno dei miei itinerari preferiti, che passa anche per Pissarello.

Il Bosco Siro Negri (Zerbolò, PV)

Il Bosco Siro Negri è il bosco più antico del Parco e si trova sulla sponda destra del fiume Ticino, a circa 15 chilometri da Pavia.

Nel 1967, l’ingegnere pavese Giuseppe Negri donò questo lembo di foresta all’Università degli Studi di Pavia, desiderando che fosse intitolato al fratello Siro. Nel 1970, in occasione dell’Anno Europeo per la Conservazione della Natura, l’Università vincolò l’area come Riserva Naturale Integrale. La riserva copre attualmente circa 9 ettari, con ulteriori 11 ettari acquisiti dall’Università nel 2008 e nel 2014.

La vegetazione è tipica delle foreste planiziali, dominata da specie come la farnia (Quercus robur), diverse specie di pioppi (Populus alba, P. nigra, P. canescens) e la robinia (Robinia pseudoacacia). Tra gli arbusti più comuni si trovano il nocciolo (Corylus avellana), il biancospino (Crataegus monogyna) e il pado (Prunus padus).

Essendo una riserva naturale integrale, l’accesso al pubblico è limitato al sentiero che la attraversa: è rigorosamente vietato abbandonarlo per entrare nella vegetazione circostante.

Si accede al bosco lasciando l’auto al parcheggio di Cascina Venara e proseguendo per circa 1 km sulla Via Verde V2/VP.

Lasciatevi incantare dagli alberi imponenti e dalla vegetazione rigogliosa e distraetevi seguendo le tracce dei numerosi animali che vi abitano, ma prestate attenzione ai ciclisti che lì viaggiano spesso a velocità sostenuta.

Perché è uno dei Boschi più belli del Parco del Ticino?

In tutto il Parco, solo al Bosco Siro Negri è possibile trovarsi al cospetto di alberi tanto grandi e di ecosistemi tanto maturi. Il bosco è piccolo, ma denso e pieno di vita: un occhio attento riesce a riconoscere gli equilibri ecologici che lo caratterizzano.

Se siete curiosi e volete partecipare a laboratori ed attività dedicate, potete contattare il Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia.

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