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Ticino Grand Tour – Giorno 3: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 3: diario di viaggio

Da Boffalora Ticino a Tornavento di Lonate Pozzolo

 

Il racconto di Massimo del terzo giorno del Ticino Grand Tour

Ticino Grand Tour – Giorno 3

Cammino spesso e lavoro ogni giorno con gli scarponi ai piedi per più di sette ore e non ho mai avuto vesciche sui piedi, ma questa volta mi sono impegnato a fondo ed ho collezionato una serie di queste antipatiche e dolorose lesioni epidermiche tutte in un colpo… Avrei preferito dilazionare nel tempo questa rincorsa alla bolla dolorante!

La terza tappa del Ticino Grand Tour inizia con la scoperta degli appositi cerotti!

Dovrebbero aspettarci più o meno venticinque chilometri di cammino, ma temo che saranno di più; il solo pensiero di partire a piedi da Boffalora ed arrivare a Lonate Pozzolo allunga quella linea immaginaria sentieristica che ho stampato nella mia personale cartografia mentale.

Partenza

Sono le 6.30: siamo pronti e fa  freddo di nuovo, abbiamo però dormito e fatto colazione al chiuso. Il Guardiaparco Andrea, gentilissimo, ci viene a salutare e chiede se abbiamo riposato bene. Partiamo alla volta del Ponte di Boffalora dove studieremo anche il passaggio da fare tra qualche giorno con il gommone.

Un’ora di cammino e siamo nelle belle campagne a nord di Boffalora Ticino, inframezzate da boschi percorsi da rogge con acqua limpidissima; purtroppo però sentiamo già in sottofondo i rumori dell’autostrada e della ferrovia ad alta velocità. Acustica di un mondo sempre in frenetico movimento, ferite perenni ad un territorio fragile, due cerniere che aprono i boschi.

Calendario celtico

Passati sotto queste due lingue di asfalto e binari, ci dirigiamo verso la Lanca di Bernate dove incontriamo un gruppo di ciclisti incuriositi con i quali scambiamo qualche parola. Visitiamo il Calendario celtico,  recentemente risistemato dal Parco del Ticino, e qui vengo a conoscere che il mio albero magico è il Salice: non lo avrei mai pensato! Mi piacciono tantissime altre piante, ma ne prendo atto, tanto più che oggi è il mio compleanno!

Fare una bella escursione durante il proprio compleanno lo consiglio a tutti: ti fa pensare in modo diverso a ciò che stai facendo e vivendo, a quello che hai fatto nella vita, a cosa avresti potuto fare in certi momenti passati più o meno sbagliati e, soprattutto, a tutto ciò che hai davanti da fare con la persona che ami, ma anche con te stesso.

Sentiamo dei movimenti pesanti in fuga nel bosco, ma non vediamo nulla e la nostra immaginazione va subito ad un gruppo di cinghiali in fuga; un Picchio nero lancia il suo inconfondibile fischio territoriale, ma anche lui è invisibile a noi.

Siamo in ritardo sui tempo di marcia, qualcuno zoppica un poco, altri si lamentano del peso degli zaini sulle spalle, un componente del gruppo nota un sacco di rifiuti lanciato in una roggia e si lancia in un soliloquio polemico sulla mancanza di attenzione ambientale in questo strano paese che è l’Italia, gli altri annuiscono con rabbia ed impotenza, ma con passo incalzante.

RaiTre

Abbiamo mezz’ora di tempo per raggiungere il ponte di Castelletto di Cuggiono dove ci aspetta Silvia di RAI 3 per un servizio su di noi, ma ci impiegheremo un’ora. Getto in corpo una manciata di arachidi, benzina personale per la marcia… (ho una dipendenza incontenibile per la frutta secca!).

Giunti al Ponte sul Naviglio, incontriamo la simpaticissima giornalista ed i due operatori ai quali spieghiamo la nostra iniziativa e quindi ci incamminiamo tutti insieme lungo questa tappa,  prima nella campagna e poi lungo il fiume, dirigendoci spediti verso il Bosco delle Faggiole.

Bosco delle Faggiole

La pausa pranzo viene consumata in questo bosco il cui nome forse era dovuto alla presenza dei Faggi in tempi passati (le faggiole sono i frutti di questa bellissima pianta); mangeremo verdure di vario tipo accompagnate da ottime burrate (due a testa!), un  pranzo un poco pesante ma che verrà ben presto “bruciato”.

Passiamo il ponte di Turbigo (o di Oleggio a seconda se sei lombardo o piemontese), percorriamo il lungo-fiume della ex Colonia elioterapica e infine raggiungiamo il passaggio sul ponte-canale dello scarico della Centrale di Turbigo inferiore. Sulla nostra destra, tra le piante, in lontananza intravvediamo le ciminiere a strisce dell’altra centrale elettrica. Il sottobosco è un tripudio di fiori di Dente di cane e Scillia bifolia.

Ponte tibetano

La nostra fase digestiva regredisce di colpo con i simpatici sussulti dei nostri pesanti passi sul Ponte Tibetano, ma al di là ci sono gli operatori della RAI che già ci stanno riprendendo, allora rinforziamo la forza di gravità dentro i nostri stomaci e con passo oscillante attraversiamo, salutiamo ed accenniamo quasi falsi sorrisi, raggiungendoli in fretta.

Li ringraziamo per le riprese e dopo averli salutati ci incamminiamo per un’ora su un sentiero che attraversa una bellissima zona di prati e boschi fino al Molino del Ponte, dove incontriamo tante persone che passeggiano; infine arriviamo al Canale Industriale di Nosate e ci concediamo una sosta a base di merendine energetiche consumate guardando lo sfrecciare delle biciclette sulla ciclabile.

Navigli

In questa terra di Navigli, Canali e Scaricatori che scorrono paralleli e che si intrecciano, tutti alimentati dalle acque di Ticino, capiamo quanto sia importante il fiume per una infinità di esigenze ed attività umane. Purtroppo questa forzata captazione di acqua a monte penalizza fortemente la portata del fiume nel primo tratto della vallata tra il Panperduto e Turbigo.

La terza tappa volge al termine: raggiungiamo la splendida terrazza sulla Valle del Ticino proprio al momento dell’aperitivo (d’asporto) e consumiamo uno Spritz godendoci il panorama che spazia dal Monte Rosa al Monviso. Tutti i presenti ci guardano e noi ne siamo anche un poco fieri.

Buon compleanno!

Il giorno 3 del Ticino Grand Tour finisce alla Dogana di Tornavento con una superba cena in compagnia di Raffaella ed Alessia ed una magnifica torta per questo mio splendido, alternativo, faticoso, assolato, cinquantatreesimo compleanno.

 

…segue

In cammino da Pavia a Molino d’Isella: Massimo

Scarpinando da Molino d’Isella a Boffalora: Marina

Continua…

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

ticino grand tour giorno 2

Ticino Grand Tour – Giorno 2: diario di viaggio

Ticino Grand Tour – Giorno 2: diario di viaggio

Da Molino d’Isella a Boffalora Ticino

 

Il racconto di Marina del secondo giorno del Ticino Grand Tour

Ticino Grand Tour – Giorno 2

L’alba

Al mattino presto il bosco si sveglia prima di noi. Ancora imbozzolati nel sacco a pelo, nella tenda ricoperta dalla brina, sentiamo il cinguettio di svariati uccelli, il tamburellare dei picchi e il lontano abbaiare dei caprioli. Più vicina, una volpe abbaia languida al sole che sta per sorgere e si allontana dal nostro campo con calma.

A fare da cornice alla nostra colazione è un’alba rosa e zuccherosa. Abbiamo caffè, tè, frutta e brioches (fresche o fredde?) per incamerare energie ed affrontare la seconda tappa della nostra avventura.

Smontiamo le tende poco convinti perché sono gelate e non abbiamo tempo di farle asciugare; ma ci aspettano per oggi altri 30 chilometri, quindi non possiamo indugiare.

Alcuni inconvenienti

Dopo i primi zoppicanti passi nei boschi della Ghisolfa ci rendiamo presto conto che diversi membri della squadra hanno necessità di cambiare le scarpe per proseguire. Massimo in particolare ha i piedi massacrati dalle vesciche!

 consiglio: se avete in programma un cammino lungo e impegnativo, scegliete scarpe che i vostri piedi conoscono bene, non scarpe con cui vi siete trovati bene per qualche passeggiata breve. Prestate attenzione che non entrino sassolini o corpi estranei che possano crearvi delle piaghe. Scegliete scarpe in cui le articolazioni del piede abbiano agio di muoversi bene.

La vicinanza con Vigevano rende possibile il supporto degli amici: ci diamo appuntamento all’uscita del bosco per ricevere un rifornimento di scarpe di ricambio e di cerotti per le vesciche.

Nell’attesa perdiamo un po’ di tempo e ripartiamo quindi spediti per recuperare; tento una scorciatoia per la campagna, ma presto mi rendo conto che non “scorcia” per niente!

E’ mattino ancora e abbiamo energia, proseguiamo a passo svelto attraversando la periferia di Vigevano per raggiungere il ponte sul Ticino e per proseguire in sponda sinistra. Una pausa per la focaccia (non per me, purtroppo) in via San Giovanni ci ristora nel corpo e nell’anima e presto raggiungiamo il sentiero di là dal fiume.

Attraverso i boschi

Ci allontaniamo quindi dalla statale e dalla ferrovia inoltrandoci in un bosco silenzioso e poco frequentato dagli umani; a giudicare dalle tracce presenti è invece molto popolato da cinghiali e da caprioli!

Saliamo verso nord con decisione, ma dobbiamo abbandonare il bosco e proseguire per la campagna per evitare alcuni guadi che ostruiscono il sentiero nella foresta. Un capriolo al pascolo nel campo ci guarda perplesso, si allontana con pochi agili salti e rimane ad osservarci a distanza di sicurezza.

Attraversiamo una cascina e cerchiamo un posto che ci piaccia per fermarci a pranzare. Lo troviamo vicino ad un fosso: qui aironi bianchi e cinerini, garzette e anatre, poiane e nutrie ci fanno capire che si mangia bene! abbiamo nello zaino le abbondanti monoporzioni che ci ha procurato Raffaella: riso basmati con verdure, polpette senza glutine, parmigiana di melanzane e fagioli in umido. Siamo affamati e spazzoliamo tutto, a costo di appesantire il passo per il pomeriggio. Per fortuna la borraccia di Titti ha ancora qualche goccia di vino!

Ripartiamo barcollanti e attraversiamo le verdi campagne ad ovest di Abbiategrasso: i prati sembrano quasi di smeraldo nella luce del pomeriggio.

Il passo riprende gradualmente la sua elasticità e, passato il Canale Scolmatore, imbocchiamo un sentiero che costeggia il fiume e che poi si infila in un bosco che non conosco e che mi affascina moltissimo. La traccia è sottile e tortuosa, il terreno è morbido, rogge e lanche disegnano uno scenario da favola ed immaginiamo ovunque elfi e trolls.

Questa avventura per me è anche un sopralluogo e sono felice di trovare e conoscere boschi così affascinanti.

A metà del pomeriggio la stanchezza del cammino inizia a farsi sentire e il passo rallenta. Non per Alberto: lui non si stanca mai; ha in spalla uno zaino di quasi venti chili e il passo tranquillo del mattino, non prende mai fiato e continua a parlare e a scherzare con la stessa energia per tutto il giorno.

La fatica

Quando raggiungiamo finalmente i boschi della Fagiana io sono veramente stanca: sono schiacciata da uno zaino troppo pesante e ho dolore ai piedi, alle anche e alle spalle.

 consiglio: se dovete camminare tanto, prestate massima attenzione al peso dello zaino, considerate con meticolosità quello che vi servirà. Un bagaglio eccessivo grava per ore e per chilometri su tutto il corpo, che è abituato a gestire solo il proprio peso. Nel caricare lo zaino all’inizio dell’avventura io ho sbagliato: ho considerato indispensabili cose che poi non ho mai avuto la forza di utilizzare e ho sofferto veramente tanto il peso del bagaglio.

Mi domando a volte come mi sia venuta la strana idea di questo cammino e come abbiano tutti potuto accoglierla con tanto entusiasmo! Perché nessuno mi ha detto quanto sia folle camminare per tanti chilometri al giorno??

Allo stesso tempo però mi rendo conto che sono nel posto giusto, che quello è il mio ambiente e che ciò che sto facendo mi dà più forza mentale che stanchezza fisica. E’ una bella fatica quella che provo: è il giusto tributo al territorio che amo e che voglio far conoscere. Mi sento una privilegiata a poter fare questa fatica e a decidere di farlo ad ogni passo: è il giusto tributo al mio corpo.

Proseguiamo per le foreste della Fagiana e il sole sta per tramontare; non abbiamo tempo da perdere e mi dispiace di non potermi attardare ad osservare e ad ascoltare il bosco.

Sappiamo che potremo trascorrere la prossima notte in un posto caldo e asciutto: il guardiaparco Andrea P. ci ha infatti offerto il suo ufficio per il bivacco notturno. Questo è un lusso che ci scalda le ossa e il cuore!

Il castello

Raggiungiamo il Cascinello Paradiso al tramonto, trascinandoci stanchi ed affamati lungo l’ultimo viale. La costruzione di mattoni rossi, alla luce tagliente dell’ultimo sole, ci pare un castello.

Ci raggiungono Raffaella con la cena e Marco con il vino: il banchetto reale è servito e siamo pronti per andare a dormire. Alle 20.30!

 

…segue

In cammino da Pavia a Molino d’Isella: Massimo

Continua…

Gambe in spalla da Boffalora Ticino a Tornavento: Massimo

Verso la fine dell’avventura sulle gambe da Tornavento a Sesto Calende: Marina

Inizia l’esperienza in fiume dal Panperduto a Vigevano

Pagaiando da Vigevano a Torre d’Isola

L’arrivo trionfale a Pavia

volpe parco ticino

La Volpe nel Parco del Ticino

Volpe – Parco del Ticino

Nome scientifico: Vulpes vulpes
Nome comune: Volpe

Classificazione sistematica

Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Canidi
Genere: Vulpes
Specie: vulpes

Caratteri distintivi

La volpe ha l’aspetto e le dimensioni di un cagnolino (di non più di 10 kg), con il muso lungo e affilato, le orecchie dritte e grandi e la coda lunga e folta portata sempre dritta e mai arricciata.

La pelliccia ha un colore fulvo-rossastro, che può virare al grigio a seconda delle stagioni; il mento, la gola e la punta della coda sono bianchi; la parte posteriore delle orecchie è nera.

Habitat e distribuzione

La volpe è un animale carnivoro molto adattabile, diffuso in tutto il nostro emisfero. In italia è presente quasi ovunque, dalla pianura alla montagna.

Pur occupando habitat e territori di svariata tipologia (dal mare alla montagna, passando dalle periferie delle città), preferisce i boschi e la macchia interrotti da radure in cui è agevole nascondersi e cacciare.

Biologia

La volpe ha abitudini notturne e solitamente trascorre la giornata nascosta tra i cespugli, sotto i tronchi, nei fossi o nella tana: vederla di giorno è raro, e possibile sono in zone particolarmente tranquille. Durante la notte è alla ricerca di cibo: preda di solito lepri, conigli, uccelli e uova… e se ne ha l’opportunità anche le galline nei pollai! All’occasione si nutre anche di altri piccoli animali, di carogne, di frutta e di rifiuti. Il territorio di caccia della volpe è di circa 300 ettari e dipende dalla densità di risorse disponibili.

La tana della volpe, scavata nel terreno morbido del bosco, è costituita da una grande camera con diverse uscite. La somiglianza con la tana del tasso è grande, così che può capitare che la volpe utilizzi tane di tasso abbandonate o che i due animali condividano lo stesso ambiente. Pare però che il tasso sopporti poco il forte odore della volpe e che talvolta si rassegni a lasciarle la casa! Per comodità, capita anche che la volpe scavi la propria tana sotto grossi massi, all’interno di manufatti o sotto le strade.

Il periodo degli amori va da Dicembre a Marzo: in questo periodo maschio e femmina si cercano attraverso segnali olfattivi e sonori. Abbaiando, maschio e femmina si chiamano ripetutamente fino ad incontrarsi; due maschi invece si tengono vicendevolmente alla larga. Tra Aprile e Maggio nascono i cuccioli, che saranno allattati dalla madre per circa sei settimane; i volpacchiotti iniziano comunque a mangiare qualcosa di solido già ad un mese grazie alle attenzioni del padre, che procura il cibo per tutta la famiglia. Capita a volte che il padre lasci fuori dalla tana anche qualche “giocattolo”: si tratta di oggetti (tra cui scarpe o guanti da giardino!) con cui i cuccioli si esercitano alla caccia. I piccoli rimangono nella tana dopo lo svezzamento fino all’autunno, momento in cui inizieranno la dispersione in cerca del proprio territorio. I maschi si allontanano solitamente più delle femmine; alcune di esse posso anche rimanere in famiglia e assistere la madre nel parto dell’anno successivo.

Tracce

Impronte: le impronte della volpe sono molto simili a quelle di un piccolo cane e misurano circa 5 o 6 centimetri. Rispetto al cane hanno però la forma più allungata e i segni delle unghie più evidenti ed appuntiti. La pista è solitamente rettilinea e il passo misura più o meno 50 centimetri.

Pur non essendo animali particolarmene territoriali, le volpi marcano il proprio passaggio con gli escrementi, con l’urina e con segnali odorosi particolari.

Escrementi: le fatte della volpe sono di solito lasciate bene in vista su luoghi elevati come sassi, tronchi d’albero, ciuffi d’erba. Sono salsiciotti dalla forma arrotondata ad una estremità e appuntita all’altra; il colore e la consistenza variano a seconda della dieta e possono quindi contenere peli o semi.

Odore: l’odore della volpe è acre e particolare; impossibile da descrivere, è anche impossibile da dimenticare una volta che lo si è individuato. Persistente e acido, lo si trova frequentemente all’ingresso delle tane, lungo i sentieri nel bosco o sull’immondizia abbandonata in natura.

La volpe nel Parco del Ticino

Questa specie è diffusa quasi ovunque nel territorio del Parco.

Da un censimento compiuto dall’ente Parco nei primi anni ottanta è emerso un dato curioso: la maggiore densità di tane era presente nell’area di Parco Regionale aperta alla caccia e non, come ci si sarebbe aspettato, nella fascia di Parco Naturale in cui i fucili sono vietati. Uno studio più approfondito rivelò poi la difficoltà di censire con esattezza tutte le tane, dal momento che queste sono spesso ben nascoste dai rovi o ereditate dai tassi.

E’ facile incontrarla nei boschi, nelle capagne e talvolta nei paesi.

Purtroppo è frequente trovare individui particolarmente confidenti, abituati a ricevere cibo dall’uomo. Ma ricordiamoci che dare cibo agli animali selvatici è sbagliato per diversi motivi:

  • interferisce sulla selezione naturale
  • riduce la capacità degli animali di procurarsi il cibo da soli
  • rende gli animali insistenti, prepotenti e aggressivi
  • la confidenza degli animali selvatici con l’uomo li espone a nuovi pericoli

La volpe nel video qui sotto è stata ripresa con una fototrappola autorizzata in un bosco selvaggio del Parco del Ticino. Non è bellissima??

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escursioni parco ticino

Escursioni nel Parco del Ticino

Escursioni nel Parco del Ticino

Le escursioni a piedi, in canoa o in bicicletta, sono il mezzo migliore per conoscere il Parco del Ticino. Immergersi in silenzio nella sua Natura è il modo più emozionante per scoprirne la grande bellezza.

Per quanto sia vicinissimo a Milano e facilmente raggiungibile da tutto il Nord Italia, il Parco non ha l’attenzione di pubblico che merita. Anche le persone che vivono all’interno dei suoi confini lo conoscono molto poco, non lo capiscono e spesso lo sfruttano senza consapevolezza.

Se vogliamo comprendere il Parco e il suo territorio così sottovalutato, è importante sapere come è stato istituito e come è strutturato.

Non vi annoierò con tanti numeri, ma vi spiegherò in breve perché il Parco esiste e quanto sia importante la tutela di questi ambienti. Conoscere l’ambiente in cui si svolgeranno e nostre escursioni è fondamentale per organizzarle al meglio, e soprattutto per capire ed apprezzare quello che vediamo.

La geografia del Parco

Il Parco del Ticino è l’area protetta fluviale più grande d’Europa, coinvolgendo Lombardia e Piemonte dal Lago Maggiore al Po su entrambe le sponde del Fiume Ticino(vedi la mappa).

Il Ticino è il settimo fiume italiano per lunghezza (248 km) e il secondo per portata (dopo il Po di cui è affluente). Il suo corso è tradizionalmente diviso in tre segmenti geologico-geografici: la parte montana (Ticino Superiore), che scorre in territorio svizzero; la parte lacuale, che comprende il Lago Maggiore; la parte pianeggiante (Ticino Inferiore), che scorre in Italia tra Sesto Calende e il Po.

L’andamento del Ticino Inferiore varia con il variare del substrato geologico del terreno su cui scorre e disegna il territorio solcandolo dalle colline fino alla vallata, passando per la pianura irrigua.

Tra Sesto Calende e Somma Lombardo lo vediamo quindi fluire incassato in gole profonde, incise nei depositi morenici. Da Somma fino a Motta Visconti il fiume ha invece un andamento reticolare, si divide in rami, crea lanche ed isole di ghiaia che cambiano forma ad ogni piena. Nell’ultimo tratto fino alla confluenza con il Po il Ticino scorre invece in un alveo più stretto disegnando ampi meandri.

Il corso del fiume è in costante evoluzione: la scarsa presenza di strutture di contenimento e la naturalità dell’alveo e del territorio alluvionale consentono al Fiume di divagare liberamente (e senza danni) durante le piene. La corrente del fiume modifica incessantemente il proprio corso e disegna un paesaggio sempre in movimento e dall’alto valore ecologico.

La gestione del Parco

Il Parco del Ticino per come lo conosciamo è costituito da due Parchi differenti, che fanno capo a due enti differenti: il Parco Lombardo della Valle del Ticino che gestisce il territorio Lombardo e l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore che gestisce invece il territorio Piemontese.

Ciascun Ente è a sé stante e ha leggi, regolamenti e statuti propri.

Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore

L’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore ha sede alla Villa Picchetta di Cameri e gestisce 16 aree protette nel Nord-Ovest del Piemonte; queste coinvolgono 60 Comuni posti lungo la riva piemontese del Lago Maggiore e del Ticino.

Il Parco Naturale della Valle del Ticino è stato istituito nel 1978 e comprende 6.560 ettari per 16 comuni, da Castelletto Ticino fino a Cerano.

Parco Lombardo della Valle del Ticino

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino ha sede a Pontevecchio di Magenta ed è stato istituito nel 1974; comprende 91.800 ettari per 47 comuni, divisi in 3 province, da Sesto Calende (VA) a Mezzanino (PV).

La storia

Il Parco è nato su iniziativa popolare, con una raccolta di firme (oltre 30 mila) promossa nel 1967 dalla Sezione Pavese di Italia Nostra. I disboscamenti scriteriati e la speculazione edilizia prepotente di quegli anni, oltre ai primi progetti del Canale Scolmatore di nord-ovest, destavano grande preoccupazione per il patrimonio naturalistico della Valle del fiume.

La petizione, promossa da Italia Nostra e sostenuta dall’allora sindaco di Pavia, chiedeva l’istituzione di un parco fluviale che si estendesse su tutta la Valle del Ticino e che prevedesse due aree di differente protezione:

  1. l’ambito fluviale (rive e terrazzi fluviali): doveva restare ad alto livello di naturalità e tutelato giuridicamente come i parchi nazionali;
  2. un’area esterna più ampia: doveva essere destinata ad attività umane compatibili con le caratteristiche paesaggistiche del territorio.

Il primo successo fu un generico vincolo paesistico da parte della Soprintendenza. Seguirono poi l’istituzione del Parco nel 1974 e l’approvazione del primo Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) nel 1980.

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino è il primo Parco Regionale in Italia e il primo Parco Fluviale in Europa!

Con l’introduzione del Piano regionale delle aree regionali protette (1983), della Legge quadro sulle aree protette (1991) e del Testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi (2007), l’assetto giuridico del Parco ha assunto finalmente l’attuale conformazione: un Parco Naturale all’interno di un Parco Regionale.

Questo assetto a Matrioska rispecchia i due regimi di tutela già suggeriti dai promotori del Parco alle sue origini.

Il Piano Territoriale di Coordinamento

Il PTC è il principale strumento di gestione e di pianificazione del territorio: indica le politiche di tutela dell’ambiente naturale e di sviluppo delle aree urbane. Gli strumenti di attuazione del PTC sono i piani di settore (uno per i boschi e uno per la fauna) e i regolamenti.

Il Parco Lombardo del Ticino ha due distinti PTC, uno per il Parco Regionale e uno per il Parco Naturale. Entrambi riportano gli obiettivi del piano e gli strumenti di attuazione, il regime di protezione e l’azzonamento, gli strumenti di pianificazione e di attuazione

Prima di intraprendere una escursione nel Parco del Tcino, vi invito alla lettura dei documenti (e dei relativi regolamenti) e vi suggerisco di consultare il portale cartografico dell’Ente per conoscere le diverse zone nei dettagli.

Per semplificare, vi riporto di seguito le principali differenze nei regimi di tutela tra Parco Naturale e Parco Regionale:

Parco Naturale:

  • definito e disciplinato dalla legge nazionale 394/91,
  • vietata la caccia,
  • vietate le cave.

Parco Regionale:

  • definito e disciplinato dalla legge regionale 86/83,
  • consentita la caccia,
  • consentite le cave.

Riconoscimenti

Man and the Biosphere – MAB

Man and the Biosphere – MAB

Il Programma "L'uomo e la biosfera", Man and the Biosphere – MAB, è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’UNESCO nel 1971 per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Rete natura 2000

Rete natura 2000

Natura 2000 è il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione volta a garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

Le escursioni nel Parco del Ticino

Veniamo finalmente a noi. Perché vi ho raccontato tutte queste cose? cosa c’entrano con le escursioni?

A mio parere la storia, la conformazione e i regolamenti del Parco sono fondamentali per conoscerlo, capirlo ed apprezzarlo. Così come sono convinta che l’obiettivo di una escursione sia proprio quello di conoscere il territorio, capirlo ed apprezzarlo. E’ proprio questa valenza culturale che caratterizza l’escursione rispetto alla passeggiata o alla prestazione sportiva.

Purtroppo mi rendo conto che il Parco del Ticino non gode dell’attenzione che merita: è poco conosciuto, poco capito e poco apprezzato.

Esplorarlo a piedi, con calma e in ogni stagione è il modo più diretto per scoprirne le meraviglie.

Il Fiume

Il cuore del Parco è il Ticino: è il fiume che mantiene l’intero ecosistema, che disegna il paesaggio e che consente lo sviluppo di habitat di pregio per numerose specie animali e vegetali.

I panorami sul fiume che si aprono di tanto in tanto quando camminiamo sui sentieri lungo le rive destano meraviglia, ma non distraggono dalle mille bellezze create dalla biodiversità.

Dalla riva del fiume ammiriamo e distinguiamo infatti la folta vegetazione, siamo ipnotizzati dal dolce scorrere dell’acqua, osserviamo le numerose e diverse specie di uccelli che animano l’ambiente.

Un binocolo, un po’ di pazienza e tanta attenzione consentono di conoscere personalmente aironi, rapaci, anatre…

I boschi

Intorno al fiume si estende il più grande patrimonio forestale della Pianura Padana.

Questa fascia boschiva è l’ultimo baluardo della foresta planiziale primaria e custodisce moltissimi ecosistemi differenti. Attraversando la pianura da Nord a Sud rappresenta un corridoio ecologico di fondamentale importanza per il movimento degli animali tra le Alpi e gli Appennini. Molte specie hanno trovato qui il loro habitat e vi si sono stabilite.

Percorrere i sentieri che attraversano queste foreste a passo lento e attento può riservare ogni volta belle sorprese. Avventurarsi in silenzio nei boschi consente spesso di incontrare la fauna selvatica o le tracce del suo recente passaggio.

Ascoltare le voci di questi boschi dalle essenze così varie consente di percepirne la sinfonia cantata dalla grande varietà di uccelli stabili o migratori che vi abitano. Ogni stagione, ogni ora del giorno, ogni tipologia di bosco ha una voce diversa che racconta storie affascinanti a chi ha voglia di ascoltarle.

Le mie escursioni

Per i tesori che nascondono, per le bellezze che disvelano e per la vita che custodiscono, i boschi del Ticino sono il luogo di elezione della mia attività escursionistica e di educazione ambientale.

Le mie escursioni nel Parco del Ticino sono avventure alla scoperta di un mondo poco conosciuto e di una Natura che si mostra e che ci accoglie, sono percorsi di attenzione che ci conducono a riscoprire noi stessi nella Natura.

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Gli itinerari

I sentieri cartografati nel Parco del Ticino costituiscono una rete di circa circa 780 km.

Con il progetto “Vie Verdi del Ticino” l’ente parco ha creato una mappa georeferenziata dei percorsi presenti sul territorio. Sul sito dedicato troverete anche numerosi itinerari suggeriti, classificati in relazione alla localizzazione, alla difficoltà ciclabile, alla lunghezza ed alla tipologia.

Se decidete di intraprendere escursioni nel Parco senza una guida, preparatevi con attenzione per conoscere bene l’itinerario scelto e l’ambiente che questo attraversa. Se siete escursionisti poco esperti, valutate l’opportunità di fare un corso di escursionismo prima di mettervi in marcia.

Buone escursioni!

The parks, enjoyable and inspiriting from many points of view, had found their highest-quality use – encouragement of our understanding of our place in nature, and among our fellow human beings. Freeman Tilden

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