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Hedera Helix

Hedera Helix – edera comune

Hedera helix

Ordine: Apiales Nakai
Famiglia: Araliaceae’ Juss.
Tribù: Hedereae
Genere: Hedera L.

Arbusto rampicante

Hedera Helix o edera comune è un arbusto rampicante molto diffuso alle nostre latitudini.

Il nome del genere deriva dal latino Haerere, che significa ‘stare attaccato’; l’epiteto specifico helix deriva dal greco Helissein, che significa ‘arrampicarsi’.

L’edera ha un fusto volubile che, soprattutto nei primi anni di vita, non è in grado di sostenere la pianta. Per questo motivo, alla ricerca di luce, l’edera ha bisogno di un supporto per crescere in altezza: un albero, un palo, un muro, etc…

In età adulta il fusto e i rami principali si ingrossano e diventano tronchi solidi; li vediamo spesso avvinghiati alle piante con cui crescono, tanto da essere inglobati tra i rami di queste.

L’edera aderisce strettamente ai supporti tramite piccole e fitte radici aeree che si insinuano saldamente nelle crepe dei muri o delle cortecce assicurando alla pianrta una salda aderenza. Queste radici hanno funzione meccanica e non nutritiva: come le altre liane infatti essa si nutre tramite le sue proprie radici infisse nel terreno.

Sempreverde

L’edera è una pianta sempreverde e porta foglie persistenti, alterne, di colore verde scuro e lucide; la forma delle foglie varia a seconda che queste siano portate da rami maschili o femmini.

Rami maschili

I rami maschili sono sterili e sono caratterizzati dalle radici aeree che servono alla pianta per ‘muoversi’ strisciando a terra in cerca del supporto e arrampicandosi avvinghiate ad esso in cerca della luce; portano foglie a 3-5 lobi, dalla tipica forma con cui solitamente disegnamo l’edera.

Rami femminili

I rami femminili invece portano i fiori, non hanno radici aeree e le foglie sono intere e con una forma ovato-romboidale, quasi a cuore. I fiori sono piccoli e giallo-verdastri, molto profumati e riuniti in ombrelli che compaiono alla fine dell’estate. Questa fioritura tardiva dell’edera è fonte di preziosa bottinatura per migliaia di insetti che in questo periodo dell’anno non avrebbero altrimenti altri pollini. I frutti sono drupe carnose di colore nero che contengono in media 2 – 5 semi, che sono fonte di cibo per numerose specie di uccelli soprattutto in inverno.

Proprietà fitoterapiche

Le proprietà curative dell’edera comune sono note fin dai tempi di Ippocrate e di Galeno in particolare per la cura della tosse. Le saponine triterpeniche contenute nelle foglie hanno infatti proprietà espettoranti, fluidificano il catarro e calmano la tosse. L’edera ha inoltre proprietà decongestionanti, vaso-costrittrici, anticellulitiche e antinevralgiche.

Per gli scopi medicinali sono usate solo le foglie: i frutti sono velenosi per l’uomo.

Funzione ecologica

Hedera Helix svolge un ruolo ecologico di fondamentale importanza per l’equilibrio del bosco e per la fauna.

Innanzitutto, la copertura perenne di foglie che avvolge i tronchi degli alberi offre a questi un’eccellente coibentazione; garantisce inoltre riparo agli animali selvatici e ospitalità a numerose specie di uccelli nidificanti.

La fioritura tardiva abbiamo visto che è preziosa per gli insetti bottinatori, che alla fine dell’estate difficilmente trovano altri fiori; le bacche carnose disponibili in inverno sono invece un’importante fonte di sostentamento per gli uccelli.

Il peso e il volume che i rami sempreverdi dell’edera caricano sulle piante cui si appoggiano possono, in caso di forte vento, pioggia o neve, appesantirla molto e causarne lo schianto. Questo succede alle piante vecchie e malate, che non sono sufficientemente forti da reggerla. Questo fenomeno, contribuendo alla caduta delle piante meno resistenti, è molto importante per il rinnovamento del bosco per due motivi: da un lato si creano spazio e luce per consentire la crescita di nuove piante, dall’altro la pianta vecchia e schiantata rimarrà a marcire in terra. (Vi parlo del ruolo fondamentale del legno marcio in bosco in questo post.)

Miti e leggende

Dioniso

L’edera era nell’antichità uno dei simboli di Dioniso, tanto che questo era chiamato kissostéfanos che significa ‘incoronato d’edera’.

Il mito racconta che l’edera comparve subito dopo la nascita del dio, per proteggerlo dal fuoco che bruciava il corpo della madre in seguito ad un fulmine lanciato da Zeus; si dice inoltre che la pianta avvolgesse tutta la casa di Cadmo, attenuando le scosse di terremoto che accompagnavano il fulmine. Per questo motivo i tebani avevano consacrato questa pianta a Dioniso e la chiamavano perikiosos, che significa ‘avvolgitore di colonne’.

Dalla pianta prendeva il nome anche la fonte Kissoûssa presso Tebe, dove le ninfe avrebbero bagnato il piccolo Dioniso dopo la nascita; le leggende raccontano inoltre che il dio sia stato allevato sul monte Elicona (dall’epiteto helix).

Poiché era la pianta sacra a Dioniso, si diffuse la convinzione che circondare la fronte con una corona di edera prevenisse gli effetti dovuti alle intossicazioni da eccesso di vino.

Simboli

La forma a cuore delle foglie e il portamento avvinghiato indissolubilmente al supporto fanno dell’edera simbolo di fedeltà ed amore eterno.

In quanto sempreverde è simbolo anche di immortalità.

NOTA IMPORTANTE

Purtroppo è credenza diffusa che l’edera sia parassitaria e dannosa per gli alberi cui si arrampica: NON E’ VERO. Non troverete questa informazione su alcun testo di botanica.

In realtà Hedera Helix non danneggia in alcun modo una pianta sana: non è un parassita perché ha le proprie radici con cui trarre il nutrimento dal terreno e non soffoca un albero con un buon apparato fogliare.

Nei boschi ad alta naturalità del Parco del Ticino Hedera Helix è molto diffusa e svolge egregiamente il suo ruolo nell’ecosistema del bosco. Capita però purtroppo di trovare talvolta alcune piante vandalizzate a colpi d’ascia: questa pratica non solo non è utile al bosco, ma è anche dannosa e sanzionabile!

Abbiamo visto che l’edera può essere pericolosa solo per le piante vecchie e malate, delle quali può compromettere la stabilità. Se questo effetto nel bosco ha solo vantaggi di tipo ecologico, può invece essere percepito come dannoso da chi ha interessi particolari su determinati alberi: ad esempio la quercia che fa i fughi porcini del ‘funsatt’, l’albero secolare del paese o la quercia sulla riva del fosso dell’agricoltore, etc…

Ma se gli interessi dell’uomo prevalgono su quelli dell’ecosistema, chi dobbiamo davvero considerare come dannoso? l’uomo o l’edera?

 

fuori dai luoghi comuni

un’escursione fuori dai luoghi comuni

Non vi porterò nei posti famosi, sui sentieri del turismo e sulle cime di Instagram. Vi accompagnerò in escursione fuori dai luoghi comuni, ad esplorare posti poco conosciuti o a scoprire la bellezza di luoghi apparentemente banali, perché voglio insegnarvi a trovare la vostra meraviglia ovunque e non dove ve la fa cercare la moda.

Non vi dirò che il mio ufficio è il bosco quando questo sarà il mio luogo di lavoro, perché ho lavorato in ufficio tanto da sapere che è molto diverso dal bosco. Sono sicura che nessun lavoro ha bisogno di un ufficio per essere legittimo: i lavori all’aperto hanno la stessa dignità di quelli alla scrivania.

Non metterò il poi all’inizio della frase, perché ho a cuore il presente. Poi è un avverbio che implica un prima: metterlo all’inizio della frase equivale per me a cancellare il passato e a confondere il presente.

L’abbondanza sarà tale e non come se piovesse perché a piovere sarà solo la pioggia. Speriamo non sia troppo abbondante da impedirci di uscire ad esplorare il mondo. Vivremo le nostre avventure anche da bagnati, purché non sia pericoloso.

Cammineremo tanto e ci riempiremo gli occhi di meraviglia; faremo esperienze nuove e ne ripeteremo di vecchie in modo diverso; vivremo la natura in modo pieno e consapevole, ma non come se non ci fosse un domani, perché altrimenti potrebbe essere un po’ triste.

Ci saranno belle domeniche, bei gruppi, belle escursioni e belle amicizie; qualcuna magari sarà più bella delle altre. Non ci sarà però qualcosa, quello bello, perché ogni cosa avrà la sua propria bellezza.

Frasi fatte, ne abbiamo? No, perché non saprei come esprimere un pensiero originale con frasi fatte da altri e che usano tutti.

Soprattutto vi prometto il mio impegno per trovare le parole più giuste e la comunicazione più efficace per trasmettervi il mio entusiasmo e per aiutarvi a riconoscere il vostro personale legame con la Natura di cui siete parte.

Non sarò alla moda, ma sarò personale ed originale; sarò fuori dai luoghi comuni.

quanta bellezza

Riconosco un’immensa bellezza nella natura e nel suo fluire: i ritmi del giorno e della notte, delle stagioni, della crescita e dell’invecchiamento, della vita e della morte. ci sono in tutto questo un equilibrio e una perfezione che suscitano ammirazione.

Riconosco un’immensa bellezza alle persone che vivono in questo flusso e ne fanno parte: come le piante acquatiche che fluttuano senza opporre resistenza alla corrente, queste persone stanno al mondo con felice e selvatica semplicità. esse davvero sono natura.

Voglio vivere in prima persona questa bellezza: voglio vivere immersa in essa e rinselvaltichirmi al punto da entrare in quel flusso vitale.

Per farlo, ho bisogni di conoscere bene la natura e i suoi ritmi: prima di rinselvatichirmi devo studiare ancora molto. Però mi piace così tanto che anche lo studio matto e disperatissimo entra a far parte di questa bellezza.

 

La prossima settimana dirò addio al lavoro in ufficio e la mia avventura sulle gambe avrà davvero inizio!

chi vuole venire con me??

 

 

ancora in attesa

Avevo grandi progetti per questa primavera. Avrebbe dovuto essere la mia primavera: iniziare finalmente a lavorare ad un sogno coltivato con pazienza e con impegno per tanto tempo. Trovata la soluzione per tanti problemi e presa la rincorsa per superare diversi ostacoli, me ne sono trovata di fronte uno più grosso di tutti.

Più grosso di tutti noi, oserei dire.

Ora che la nostra società pian piano e timidamente si rimette in movimento potrei forse pensare di farlo anche io…

Invece no.

Valutata la attuale situazione sanitaria e le disposizioni legislative di ogni livello, mi rendo conto che non potrei in queste condizioni lavorare come voglio io: non avrei la libertà di espressione che cerco nell’accompagnamento in natura, né la possibilità di trasmettere il mio messaggio ai miei compagni di avventura.

Aspetterò ancora.

Intanto progetterò e studierò e continuerò a lavorare per essere la guida che voglio essere.

Aspettatemi.

gambero rosso - escursioni parco ticino

il gambero nella lattina

questa mattina al guado di Mandelli ho notato una lattina che galleggiava nella roggia in verticale; camminando su un tronco schiantato l’ho raggiunta per buttarla via e quando l’ho presa in mano mi sono accorta che c’era dentro un gambero.

non è stato facile farlo uscire, perché era proprio incastrato dentro: come ci sia entrato rimane per me un mistero. alla fine quindi ho aperto la lattina con l’opinel e ho liberato il gambero.

in tutta questa faccenda, ci sono un mucchio di cose storte:

  1. una lattina di radler che galleggia nella roggia,
  2. un gambero rosso della Louisiana che vive in una roggia del Ticino,
  3. io che restituisco la libertà ad un gambero rosso della Louisiana in una roggia del Ticino,
  4. qualcuno che beve la birra con l’aranciata.

non voglio ora commentare la condotta né i gusti della persona che beve birra con l’aranciata e getta poi la lattina nella roggia, ma vorrei raccontarvi la storia del gambero rosso della Louisiana.

non si sa come questi gamberi siano arrivati dall’America fino nelle acque dei nostri laghi e dei nostri fiumi; fatto sta che hanno infestato laghi, fiumi , lanche e rogge di tutto il Nord Italia. rappresentano una specie aliena molto pericolosa per la biodiversità locale: sono resistenti ed aggressivi; sono molto più grandi e prolifici del gambero di fiume autoctono; sono portatori sani di una malattia letale per i nostri gamberi; sono erbivori, ma in caso di necessità si nutrono anche di larve, girini, insetti, anfibi e pesci.

insomma questa specie di gambero rappresenta la rovina per i gamberi di fiume indigeni, che rischiano l’estinzione, e per interi ecosistemi.

il mio gesto apparentemente eroico di salvare un gambero e rimetterlo in libertà nella roggia è stato quindi in effetti un atto vigliacco, perché non ho avuto coraggio di lasciar morire un animale in realtà dannoso.

nel caso avvistiate qualche gambero rosso in natura, potete segnalarne la presenza tramite questo portale: http://www.gamberialieni.divulgando.eu/.

l’immagine che accompagna il post è presa dal web.

sono tornata nel bosco

lunedì pomeriggio ho spento presto il pc e sono fuggita nel bosco, come un animale che scappa a gambe levate appena gli apri la gabbia.

ho la fortuna di poter uscire a piedi dalla città e ne ho aprofittato subito: ho calzato fremente gli scarponcini e mi sono allontanata da casa di buon passo. Ho raggiunto i boschi del Ticino appena a nord di Vigevano e mi sono stupita delle tante persone incrociate sul mio cammino.

dal momento che camminare a passo sostenuto con la mascherina a chiudere il respiro è malsano, tengo un buff al collo con il quale mi copro la faccia ogni volta che incontro qualcuno. non tutti hanno la stessa accortezza, e allora giro alla larga perché non si sa mai.

quando finalmente mi sono trovata da sola, lontano abbastanza dalla città per lasciarmi alle spalle la maggior parte delle persone, finalmente ho iniziato a godere dell’ambiente in cui mi trovavo.

ed ho iniziato a rendermi conto di quante cose sono cambiate negli ultimi due mesi: il mio corpo, per quanto mi sia impegnata a mantenerlo attivo con esercizi costanti, non era più abituato a camminare; in alcuni sentieri pedonali la vegetazione sta quasi chiudendo il passaggio; le piante che avevo lasciato ai primi di marzo con le prime gemme hanno ora una folta chioma e ostentano fiori profumati…

mi sono tristemente resa conto di aver perso quest’anno la fioritura delle ginestre: ormai sono in semenza e al posto degli scenografici fiori gialli ho trovato i baccelli con i fagiolini.

e intanto che mi inoltravo nel bosco e mi affacciavo sul fiume mi prendeva quasi un’ansia bulimica del godermi quello che avevo in quel momento: di abbuffarmi dei profumi, del riempirmi di energia, di conquistare quel bosco a grandi passi e con avidità.

e non volevo più venire via. e non volevo più tornare a casa, perché già il bosco mi pareva fosse casa e gli alberi fossero la mia famiglia.

poi però sono rientrata in città. ma il giorno dopo sono tornata nuovamente nel bosco, con mio marito, e mi sono sentita completa ed appagata.

animali selvatici

orsi e animali selvatici

L’altra sera ho visto un documentario sugli orsi della Kamchatka: animali affascinanti in posti incredibili!

Il documentario descriveva un circa anno della vita degli orsi, dal risveglio a primavera al ritiro in letargo prima dell’inverno successivo, attraverso le esperienze di ricerca di cibo dei protagonisti: un giovane adolescente, un maschio adulto, una mamma con i cuccioli.

E’ interessante vedere come l’impegno per la sopravvivenza sia differente per ciascuno di loro, ma ho trovato molto forzata la narrazione dei loro pensieri e delle loro emozioni in chiave umana.

A regolare la vita degli animali selvatici non sono le passioni, gli affetti o i ragionamenti tipici degli umani, e un documentario sviluppato su queste basi descrive i selvatici a modo mio in modo improprio.

Perché non siamo in grado di riconoscere agli animali selvatici la loro propria natura?

Perché abbiamo questa necessità di attribuire loro sentimenti umani?

Quando il grande orso maschio si sveglia dal letargo e con evidente soddisfazione si struscia sugli alberi, si bagna nel torrente e si rotola nell’erba, la voce narrante ci racconta che è molto felice di ritrovare il contatto con la natura.

Ma non è forse esso stesso Natura??

E noi umani, così impegnati a guardare la Natura in televisione, non siamo forse noi stessi Natura?

Certo! Però ce ne siamo dimenticati.

Proprio questa dimenticanza sta alla base della nostra necessità di umanizzare gli animali, anche quelli selvatici. Non siamo in grado di comprendere né di accettare qualcosa di diverso e distinto da noi. Viviamo una vita umano-centrata. Questo atteggiamento è irrispettoso e spesso pericoloso.

Per il nostro bene, dovremmo tutti imparare a riconoscere la nostra natura e riscoprirci in essa.

Riscopriamoci Natura!

la chiusura del cerchio

Quando ero giovane (ma ancora adesso, in effetti) uno dei miei personaggi di riferimento era Piero Angela.

Sognavo di laurearmi in Scienze Naturali e di diventare documentarista della Natura: descriverla, viverla e insegnare ad amarla erano le mie aspirazioni.

Poi la professoressa di scienze delle superiori ha convinto la mia famiglia e poi me delle scarse possibilità professionali di questo percorso e ha suggerito la strada dell’Ingegneria Ambientale in alternativa.

Il primo anno ho voluto crederci, ma già al secondo è stato chiaro che la rigidità dell’ingegneria non era affatto adatta a me

Così, come massima ribellione ad un percorso in cui mi sentivo incastrata, ho fatto un grande salto in direzione opposta ed ho iniziato a studiare Filosofia. Questo piano di studi non solo era giusto per me, ma mi ha anche aiutato moltissimo a crescere, a prendere consapevolezza di me e del mondo e infine a comunicare.

E se anche in questo caso gli sbocchi professionali erano limitati, sono riuscita alla fine a trovare un impiego in ufficio.

Ma alla fine di questa storia, riconosco la chiusura del cerchio nella mia attuale professione di Guida Ambientale Escursionistica: descrivo la Natura, la vivo e vi insegno ad amarla.

Progetti o buoni propositi?

Non ho fatto buoni propositi per questo nuovo anno, perché ho grandi obiettivi da raggiungere.

Cosa cambia? la differenza la fanno la determinazione e l’impegno.

Quando si parla di buoni propositi a me vengono in mente le promesse mai mantenute, i mille cambiamenti auspicati e mai attuati, le favole che per una vita ci raccontiamo ad ogni nuovo inizio di anno.

Se parlo di obiettivi invece ho in mente solo progetti concreti per raggiungerli.

Sono finalmente consapevole che i miei sogni non sono solo belle idee da buoni propositi, ma obiettivi concreti che meritano progetti seri per essere realizzati.

Il mio sogno è quello di fare la Guida Ambientale Escursionistica di professione; il primo obiettivo per realizzare questo sogno è iniziare ad organizzare le prime escursioni.

Così, eccomi finalmente pronta per compiere questo primo passo; il primo della mia avventura sulle gambe.

Da quando sono guarita ho iniziato i sopralluoghi, ho allacciato contatti e costruito collaborazioni; e non ho mai smesso di studiare.

Mancano solo pochi dettagli; presto vi farò avere notizie!

e voi che programmi avete per il 2020? solo buoni propositi o anche qualche obiettivo? avete dei sogni? e cosa avete deciso di farne?

 

ghisolfa - escursioni parco ticino

Sopralluoghi

Nel lavoro di una guida i sopralluoghi sono importantissimi.

Credo si possano distinguere due categorie di sopralluoghi: quelli di ricognizione e quelli esplorativi.

I sopralluoghi di ricognizione sono quelli che precedono l’escursione, volti a verificare le condizioni dell’ambiente in cui questa si svolge: possono esserci piante schiantate dopo giornate ventose o temporali; aree di bosco allagate o sponde erose durante o dopo le piene del fiume; sentieri franati in montagna dopo piogge intense; etc… Essere aggiornati sulle condizioni e sulla percorribilità dell’itinerario è fondamentale per prendere decisioni ed eventualmente cercare soluzioni e strategie alternative.

I sopralluoghi esplorativi sono quelli più divertenti, ma molto spesso sono fallimentari!

Va da sé che per poter accompagnare e guidare qualcuno in un posto devi conoscerlo molto bene. Ma quando la fantasia di creare un itinerario inedito ti spinge ad esplorare quel posto con un approccio differente, ricercando cose mai viste e tracciando percorsi nuovi, allora puoi trovare ostacoli sconosciuti. Sentieri non più battuti chiusi dalla vegetazione; altri non percorribili a causa di cancelli privati; altri ancora interrotti da corsi d’acqua…

Insomma, riportare la propria fantasia su una mappa richiede svariati tentativi e tanti chilometri sullo stesso percorso, per individuare alla fine l’itinerario giusto. Questo per me deve avere punti di interesse naturalistico e storico, varietà di ambienti e di paesaggi e soprattutto un percorso ad anello.

Ora che le mie gambe funzionano bene è davvero iniziata l’avventura dei sopralluoghi esplorativi. Vi accompagnerò presto lungo i miei percorsi fantastici!

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