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La Volpe nel Parco del Ticino

Volpe – Parco del Ticino

Nome scientifico: Vulpes vulpes
Nome comune: Volpe

Classificazione sistematica

Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Canidi
Genere: Vulpes
Specie: vulpes

Caratteri distintivi

La volpe ha l’aspetto e le dimensioni di un cagnolino (di non più di 10 kg), con il muso lungo e affilato, le orecchie dritte e grandi e la coda lunga e folta portata sempre dritta e mai arricciata.

La pelliccia ha un colore fulvo-rossastro, che può virare al grigio a seconda delle stagioni; il mento, la gola e la punta della coda sono bianchi; la parte posteriore delle orecchie è nera.

Habitat e distribuzione

La volpe è un animale carnivoro molto adattabile, diffuso in tutto il nostro emisfero. In italia è presente quasi ovunque, dalla pianura alla montagna.

Pur occupando habitat e territori di svariata tipologia (dal mare alla montagna, passando dalle periferie delle città), preferisce i boschi e la macchia interrotti da radure in cui è agevole nascondersi e cacciare.

Biologia

La volpe ha abitudini notturne e solitamente trascorre la giornata nascosta tra i cespugli, sotto i tronchi, nei fossi o nella tana: vederla di giorno è raro, e possibile sono in zone particolarmente tranquille. Durante la notte è alla ricerca di cibo: preda di solito lepri, conigli, uccelli e uova… e se ne ha l’opportunità anche le galline nei pollai! All’occasione si nutre anche di altri piccoli animali, di carogne, di frutta e di rifiuti. Il territorio di caccia della volpe è di circa 300 ettari e dipende dalla densità di risorse disponibili.

La tana della volpe, scavata nel terreno morbido del bosco, è costituita da una grande camera con diverse uscite. La somiglianza con la tana del tasso è grande, così che può capitare che la volpe utilizzi tane di tasso abbandonate o che i due animali condividano lo stesso ambiente. Pare però che il tasso sopporti poco il forte odore della volpe e che talvolta si rassegni a lasciarle la casa! Per comodità, capita anche che la volpe scavi la propria tana sotto grossi massi, all’interno di manufatti o sotto le strade.

Il periodo degli amori va da Dicembre a Marzo: in questo periodo maschio e femmina si cercano attraverso segnali olfattivi e sonori. Abbaiando, maschio e femmina si chiamano ripetutamente fino ad incontrarsi; due maschi invece si tengono vicendevolmente alla larga. Tra Aprile e Maggio nascono i cuccioli, che saranno allattati dalla madre per circa sei settimane; i volpacchiotti iniziano comunque a mangiare qualcosa di solido già ad un mese grazie alle attenzioni del padre, che procura il cibo per tutta la famiglia. Capita a volte che il padre lasci fuori dalla tana anche qualche “giocattolo”: si tratta di oggetti (tra cui scarpe o guanti da giardino!) con cui i cuccioli si esercitano alla caccia. I piccoli rimangono nella tana dopo lo svezzamento fino all’autunno, momento in cui inizieranno la dispersione in cerca del proprio territorio. I maschi si allontanano solitamente più delle femmine; alcune di esse posso anche rimanere in famiglia e assistere la madre nel parto dell’anno successivo.

Tracce

Impronte: le impronte della volpe sono molto simili a quelle di un piccolo cane e misurano circa 5 o 6 centimetri. Rispetto al cane hanno però la forma più allungata e i segni delle unghie più evidenti ed appuntiti. La pista è solitamente rettilinea e il passo misura più o meno 50 centimetri.

Pur non essendo animali particolarmene territoriali, le volpi marcano il proprio passaggio con gli escrementi, con l’urina e con segnali odorosi particolari.

Escrementi: le fatte della volpe sono di solito lasciate bene in vista su luoghi elevati come sassi, tronchi d’albero, ciuffi d’erba. Sono salsiciotti dalla forma arrotondata ad una estremità e appuntita all’altra; il colore e la consistenza variano a seconda della dieta e possono quindi contenere peli o semi.

Odore: l’odore della volpe è acre e particolare; impossibile da descrivere, è anche impossibile da dimenticare una volta che lo si è individuato. Persistente e acido, lo si trova frequentemente all’ingresso delle tane, lungo i sentieri nel bosco o sull’immondizia abbandonata in natura.

La volpe nel Parco del Ticino

Questa specie è diffusa quasi ovunque nel territorio del Parco.

Da un censimento compiuto dall’ente Parco nei primi anni ottanta è emerso un dato curioso: la maggiore densità di tane era presente nell’area di Parco Regionale aperta alla caccia e non, come ci si sarebbe aspettato, nella fascia di Parco Naturale in cui i fucili sono vietati. Uno studio più approfondito rivelò poi la difficoltà di censire con esattezza tutte le tane, dal momento che queste sono spesso ben nascoste dai rovi o ereditate dai tassi.

E’ facile incontrarla nei boschi, nelle capagne e talvolta nei paesi.

Purtroppo è frequente trovare individui particolarmente confidenti, abituati a ricevere cibo dall’uomo. Ma ricordiamoci che dare cibo agli animali selvatici è sbagliato per diversi motivi:

  • interferisce sulla selezione naturale
  • riduce la capacità degli animali di procurarsi il cibo da soli
  • rende gli animali insistenti, prepotenti e aggressivi
  • la confidenza degli animali selvatici con l’uomo li espone a nuovi pericoli

La volpe nel video qui sotto è stata ripresa con una fototrappola autorizzata in un bosco selvaggio del Parco del Ticino. Non è bellissima??

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Escursioni nel Parco del Ticino

Escursioni nel Parco del Ticino

Le escursioni a piedi, in canoa o in bicicletta, sono il mezzo migliore per conoscere il Parco del Ticino. Immergersi in silenzio nella sua Natura è il modo più emozionante per scoprirne la grande bellezza.

Per quanto sia vicinissimo a Milano e facilmente raggiungibile da tutto il Nord Italia, il Parco non ha l’attenzione di pubblico che merita. Anche le persone che vivono all’interno dei suoi confini lo conoscono molto poco, non lo capiscono e spesso lo sfruttano senza consapevolezza.

Se vogliamo comprendere il Parco e il suo territorio così sottovalutato, è importante sapere come è stato istituito e come è strutturato.

Non vi annoierò con tanti numeri, ma vi spiegherò in breve perché il Parco esiste e quanto sia importante la tutela di questi ambienti. Conoscere l’ambiente in cui si svolgeranno e nostre escursioni è fondamentale per organizzarle al meglio, e soprattutto per capire ed apprezzare quello che vediamo.

La geografia del Parco

Il Parco del Ticino è l’area protetta fluviale più grande d’Europa, coinvolgendo Lombardia e Piemonte dal Lago Maggiore al Po su entrambe le sponde del Fiume Ticino(vedi la mappa).

Il Ticino è il settimo fiume italiano per lunghezza (248 km) e il secondo per portata (dopo il Po di cui è affluente). Il suo corso è tradizionalmente diviso in tre segmenti geologico-geografici: la parte montana (Ticino Superiore), che scorre in territorio svizzero; la parte lacuale, che comprende il Lago Maggiore; la parte pianeggiante (Ticino Inferiore), che scorre in Italia tra Sesto Calende e il Po.

L’andamento del Ticino Inferiore varia con il variare del substrato geologico del terreno su cui scorre e disegna il territorio solcandolo dalle colline fino alla vallata, passando per la pianura irrigua.

Tra Sesto Calende e Somma Lombardo lo vediamo quindi fluire incassato in gole profonde, incise nei depositi morenici. Da Somma fino a Motta Visconti il fiume ha invece un andamento reticolare, si divide in rami, crea lanche ed isole di ghiaia che cambiano forma ad ogni piena. Nell’ultimo tratto fino alla confluenza con il Po il Ticino scorre invece in un alveo più stretto disegnando ampi meandri.

Il corso del fiume è in costante evoluzione: la scarsa presenza di strutture di contenimento e la naturalità dell’alveo e del territorio alluvionale consentono al Fiume di divagare liberamente (e senza danni) durante le piene. La corrente del fiume modifica incessantemente il proprio corso e disegna un paesaggio sempre in movimento e dall’alto valore ecologico.

La gestione del Parco

Il Parco del Ticino per come lo conosciamo è costituito da due Parchi differenti, che fanno capo a due enti differenti: il Parco Lombardo della Valle del Ticino che gestisce il territorio Lombardo e l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore che gestisce invece il territorio Piemontese.

Ciascun Ente è a sé stante e ha leggi, regolamenti e statuti propri.

Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore

L’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore ha sede alla Villa Picchetta di Cameri e gestisce 16 aree protette nel Nord-Ovest del Piemonte; queste coinvolgono 60 Comuni posti lungo la riva piemontese del Lago Maggiore e del Ticino.

Il Parco Naturale della Valle del Ticino è stato istituito nel 1978 e comprende 6.560 ettari per 16 comuni, da Castelletto Ticino fino a Cerano.

Parco Lombardo della Valle del Ticino

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino ha sede a Pontevecchio di Magenta ed è stato istituito nel 1974; comprende 91.800 ettari per 47 comuni, divisi in 3 province, da Sesto Calende (VA) a Mezzanino (PV).

La storia

Il Parco è nato su iniziativa popolare, con una raccolta di firme (oltre 30 mila) promossa nel 1967 dalla Sezione Pavese di Italia Nostra. I disboscamenti scriteriati e la speculazione edilizia prepotente di quegli anni, oltre ai primi progetti del Canale Scolmatore di nord-ovest, destavano grande preoccupazione per il patrimonio naturalistico della Valle del fiume.

La petizione, promossa da Italia Nostra e sostenuta dall’allora sindaco di Pavia, chiedeva l’istituzione di un parco fluviale che si estendesse su tutta la Valle del Ticino e che prevedesse due aree di differente protezione:

  1. l’ambito fluviale (rive e terrazzi fluviali): doveva restare ad alto livello di naturalità e tutelato giuridicamente come i parchi nazionali;
  2. un’area esterna più ampia: doveva essere destinata ad attività umane compatibili con le caratteristiche paesaggistiche del territorio.

Il primo successo fu un generico vincolo paesistico da parte della Soprintendenza. Seguirono poi l’istituzione del Parco nel 1974 e l’approvazione del primo Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) nel 1980.

Il Parco Lombardo della Valle del Ticino è il primo Parco Regionale in Italia e il primo Parco Fuviale in Europa!

Con l’introduzione del Piano regionale delle aree regionali protette (1983), della Legge quadro sulle aree protette (1991) e del Testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi (2007), l’assetto giuridico del Parco ha assunto finalmente l’attuale conformazione: un Parco Naturale all’interno di un Parco Regionale.

Questo assetto a Matrioska rispecchia i due regimi di tutela già suggeriti dai promotori del Parco alle sue origini.

Il Piano Territoriale di Coordinamento

Il PTC è il principale strumento di gestione e di pianificazione del territorio: indica le politiche di tutela dell’ambiente naturale e di sviluppo delle aree urbane. Gli strumenti di attuazione del PTC sono i piani di settore (uno per i boschi e uno per la fauna) e i regolamenti.

Il Parco Lombardo del Ticino ha due distinti PTC, uno per il Parco Regionale e uno per il Parco Naturale. Entrambi riportano gli obiettivi del piano e gli strumenti di attuazione, il regime di protezione e l’azzonamento, gli strumenti di pianificazione e di attuazione

Prima di intraprendere una escursione nel Parco del Tcino, vi invito alla lettura dei documenti (e dei relativi regolamenti) e vi suggerisco di consultare il portale cartografico dell’Ente per conoscere le diverse zone nei dettagli.

Per semplificare, vi riporto di seguito le principali differenze nei regimi di tutela tra Parco Naturale e Parco Regionale:

Parco Naturale:

  • definito e disciplinato dalla legge nazionale 394/91,
  • vietata la caccia,
  • vietate le cave.

Parco Regionale:

  • definito e disciplinato dalla legge regionale 86/83,
  • consentita la caccia,
  • consentite le cave.

Riconoscimenti

Man and the Biosphere – MAB

Man and the Biosphere – MAB

Il Programma "L'uomo e la biosfera", Man and the Biosphere – MAB, è un programma scientifico intergovernativo avviato dall’UNESCO nel 1971 per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Rete natura 2000

Rete natura 2000

Natura 2000 è il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione volta a garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

Le escursioni nel Parco del Ticino

Veniamo finalmente a noi. Perché vi ho raccontato tutte queste cose? cosa c’entrano con le escursioni?

A mio parere la storia, la conformazione e i regolamenti del Parco sono fondamentali per conoscerlo, capirlo ed apprezzarlo. Così come sono convinta che l’obiettivo di una escursione sia proprio quello di conoscere il territorio, capirlo ed apprezzarlo. E’ proprio questa valenza culturale che caratterizza l’escursione rispetto alla passeggiata o alla prestazione sportiva.

Purtroppo mi rendo conto che il Parco del Ticino non gode dell’attenzione che merita: è poco conosciuto, poco capito e poco apprezzato.

Esplorarlo a piedi, con calma e in ogni stagione è il modo più diretto per scoprirne le meraviglie.

Il Fiume

Il cuore del Parco è il Ticino: è il fiume che mantiene l’intero ecosistema, che disegna il paesaggio e che consente lo sviluppo di habitat di pregio per numerose specie animali e vegetali.

I panorami sul fiume che si aprono di tanto in tanto quando camminiamo sui sentieri lungo le rive destano meraviglia, ma non distraggono dalle mille bellezze create dalla biodiversità.

Dalla riva del fiume ammiriamo e distiguiamo infatti la folta vegetazione, siamo ipnotizzati dal dolce scorrere dell’acqua, osserviamo le numerose e diverse specie di uccelli che animano l’ambiente.

Un binocolo, un po’ di pazienza e tanta attenzione consentono di conoscere personalmente aironi, rapaci, anatre…

I boschi

Intorno al fiume si estende il più grande patrimonio forestale della Pianura Padana.

Questa fascia boschiva è l’ultimo baluardo della foresta planiziale primaria e custodisce moltissimi ecosistemi differenti. Attraversando la pianura da Nord a Sud rappresenta un corridoio ecologico di fondamentale importanza per il movimento degli animali tra le Alpi e gli Appennini. Molte specie hanno trovato qui il loro habitat e vi si sono stabilite.

Percorrere i sentieri che attraversano queste foreste a passo lento e attento può riservare ogni volta belle sorprese. Avventurarsi in silezio nei boschi consente spesso di incontrare la fauna selvatica o le tracce del suo recente passaggio.

Ascoltare le voci di questi boschi dalle essenze così varie consente di percepirne la sinfonia cantata dalla grande varietà di uccelli stabili o migratori che vi abitano. Ogni stagione, ogni ora del giorno, ogni tipologia di bosco ha una voce diversa che racconta storie affascinanti a chi ha voglia di ascoltarle.

Le mie escursioni

Per i tesori che nascondono, per le bellezze che disvelano e per la vita che custodiscono, i boschi del Ticino sono il luogo di elezione della mia attività escursionistica e di educazione ambientale.

Le mie escursioni nel Parco del Ticino sono avventure alla scoperta di un mondo poco conosciuto e di una Natura che si mostra e che ci accoglie, sono percorsi di attenzione che ci conducono a riscoprire noi stessi nella Natura.

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Gli itinerari

I sentieri cartografati nel Parco del Ticino costituiscono una rete di circa circa 780 km.

Con il progetto “Vie Verdi del Ticino” l’ente parco ha creato una mappa georeferenziata dei percorsi presenti sul territorio. Sul sito dedicato troverete anche numerosi itinerari suggeriti, classificati in relazione alla localizzazione, alla difficoltà ciclabile, alla lunghezza ed alla tipologia

Se decidete di intraprendere escursioni nel Parco senza una guida, preparatevi con attenzione per conoscere bene l’itinerario scelto e l’ambiente che questo attraversa. Se siete escursionisti poco esperti, valutate l’opportunità di fare un corso di escursionismo prima di mettervi in marcia.

Buone escursioni!

The parks, enjoyable and inspiriting from many points of view, had found their highest-quality use – encouragement of our understanding of our place in nature, and among our fellow human beings. Freeman Tilden

legno morto

Il legno morto nel bosco

Il legno morto nel bosco e il suo ruolo nell’ecosistema

Le foreste naturali sono ecosistemi complessi e dinamici, nei quali tutte le specie presenti hanno una specifica funzione biologica.

Gli alberi rappresentano le colonne portanti dell’ecosistema forestale, non solo perché costituiscono la principale sorgente di biomassa, ma anche perché garantiscono il sostestamento di una grande varietà di fauna in ogni momento del loro ciclo vitale.

In particolare, circa il 30% della biodiversità che costituisce un ecosistema boschivo è legata al legno morto. Si tratta di licheni, funghi, muschi, animali vertebrati e invertebrati la cui esistenza dipende dai microhabitat che si creano in alberi morenti e cavi o in alberi morti e marcescenti.

Gli organismi saproxilici

Organismi saproxilici sono tutte quelle specie che dipendono, in qualche stadio del proprio ciclo vitale, dal legno morto.

I funghi e gli insetti saproxilici hanno una funzione ecologica estremamente importante all’interno dell’ecosistema forestale: essi sono infatti gli autori della decomposizione del legno.

Sono proprio i funghi per primi ad aggredire il legno compatto infiltrandosi sotto alla corteccia, creando quindi le condizioni per l’avvento degli insetti che completano l’opera di decomposizione.

Insetti xilofagi

Gli insetti xilofagi (che si nutrono di legno) sono principalmente larve di coleotteri. La loro funzione di decompositori (allo stadio adulto o larvale) non esaurisce l’importanza ecologica di questi insetti, che rappresentano anche una vitale fonte di sostentamento per altre specie.

I picchi

I picchi in particolare si nutrono di insetti e di larve che cercano sotto la corteccia degli alberi, all’interno dei tronchi e nella polpa del legno marcio.

Questi uccelli a loro volta contribuiscono ad accelerare la decomposizione del legno: le cavità scavate all’interno dei tronchi espongono infatti il legno ad aria ed umidità, favorendo l’aggressione da parte di funghi ed altri agenti esterni.

I picchi scavano i loro nidi nel legno, sfruttando quando possibile cavità già disponibili in alberi secchi o marcescenti.

Altre specie

Altri numerosi uccelli trovano protezione per la nidificazione negli alberi morti: cince, civette e allocchi, etc…

Tra i mammiferi sono soprattutto roditori, mustelidi e pipistrelli a sfruttare le cavità degli alberi per ripararsi e per riprodursi.

Diverse specie di anfibi e di rettili trovano infine casa sotto a grandi piante schiantate o all’interno di vecchie ceppe.

Il rinnovamento del bosco

La decomposizione del legno morto è fondamentale al processo di rinnovamento del bosco, perché restituisce al terreno un gran numero di nutrienti.

Le giovani piante, che hanno finalmente trovato spazio e luce dopo la morte di una pianta anziana, hanno quindi a disposizione fertile humus per la loro crescita.

Il ciclo dei nutrienti quindi si chiude, assicurando la corretta funzionalità dell’ecosistema forestale.

Il legno morto offre quindi una enorme ed importante varietà di habitat e di nicchie ecologiche che garantiscono l’equilibrio dell’ecosistema boschivo.

L’importanza dei boschi maturi

Il legno morto in bosco è costituito da alberi schiantati, rami caduti, ceppaie sradicate, etc…

La presenza di legno morto è garantita quindi principalmente dall’invecchiamento degli alberi e in secondo luogo da eventi accidentali come incendi e tempeste.

Un’ulteriore causa possono essere infestazioni di funghi o di insetti.

La presenza di grossi alberi anziani nei boschi maturi è dunque una condizione indispensabile per avere legno morto.

La gestione forestale

Lo sfruttamento sistematico delle foreste, perpetrato da un lato con tagli a ciclo breve per ottenere legname e dall’altro con interventi di pulizia per agevolare il turismo, tende ad eliminare il legno morto in bosco.

L’assenza di boschi maturi e la frammentazione degli habitat in favore di spazi agricoli e urbanizzati, hanno causato il forte declino degli insetti saproxilici. Molti di essi sono a rischio di estinzione, nonostante la loro grande importanza ecologica.

Una gestione forestale accorta tiene conto della quantità ottimale di legno morto da lasciare al bosco e ne valuta i tempi di decomposizione.

Sono così state redatte linee guida e piani forestali volti alla salvaguardia della fauna saproxilica e della funzionalità degli ecosistemi forestali.

Conclusioni

Un bosco pulito in cui si può mangiare per terrabello ordinato e sicuro, è in realta un bosco molto povero.

La biodiversità e l’equilibrio dell’ecosistema forestale sono garantiti solamente dalla naturalità e dal lavoro di tutte le specie.

Vi ricordate anche del ruolo importante dell’edera nel rinnovamento e nella selezione naturale del bosco?

parco ticino nuovo direttore

Parco Ticino Dream Team: la nuova squadra al comando

Il Parco del Ticino ha un nuovo direttore

Il parco del Ticino ha un nuovo Direttore. Ma non solo.

Con la conferenza stampa dello scorso Martedì 10 Novembre, la Presidente Cristina Chiappa ha presentato la nuova squadra al comando.

Finalmente dunque l’operatività del nuovo team è ufficiale.

 

Cristina Chiappa, presidente del Parco da Ottobre 2019, sarà quindi affiancata da tre nuove persone in ruoli importanti nella gestione dell’ente:

Direzione

Claudio de Paola è il nuovo Direttore. Conosce bene il Parco e il suo territorio perché per l’ente è stato già responsabile del settore agricoltura dal 1987 al 2014; ha poi lavorato per Regione Lombardia (direzione generale Agricoltura e direzione Ambiente). De Paola ha tutti i titoli per prendere la direzione del Parco e per gestire con profitto le relazioni con la Regione. Chi lo ha conosciuto durante la sua prima esperienza per l’ente, lo descrive come un tipo pratico e attento alle esigenze del territorio e delle persone.

Vigilanza

Mirko Mereghetti è il nuovo Comandante della Vigilanza. Già comandante della Polizia Locale di Corbetta e poi di Gallarate, approda alla gestione del Settore Vigilanza che da mesi non aveva un Comandante. Preparato e motivato, ha da subito dimostrato di essere una persona di carattere. Mereghetti guiderà sia le Guardie del Parco che il Volontariato, accettando una difficile sfida: assicurare la prevenzione e il controllo del territorio coordinando i pochi agenti dipendenti dell’Ente con i 300 volontari del corpo del Parco.

Settore Fauna

Monica di Francesco è la nuova Responsabile del Settore Fauna. Biologa, Dottore di Ricerca in Scienze Ambientali (PhD) e già funzionaria dell’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, raccoglie il testimone di Adriano Bellani e porta nel Parco Regionale del Ticino l’esperienza maturata in un Parco Nazionale. Forte di una grande preparazione scientifica e di solide competenze di coordinamento, Di Francesco è già attiva con diversi progetti di monitoraggio della fauna.

 

Il Parco del Ticino ha quindi un nuovo Direttore, una Presidente in gamba, un Comandante motivato e una Responsabile del Settore Fauna di cui Bellani potrà essere fiero.

 

Da Guida, da Volontaria e da amante del Parco del Ticino, auguro buon lavoro a tutta la squadra.

Questo nuovo team ha i talenti per gestire il territorio in modo attivo ed efficace. Spero ciascuno di loro abbia la costanza di impegnarsi soprattutto per il Parco, più che per l’Ente.

 

Hedera Helix

Hedera Helix – edera comune

Hedera helix

Ordine: Apiales Nakai
Famiglia: Araliaceae’ Juss.
Tribù: Hedereae
Genere: Hedera L.

Arbusto rampicante

Hedera Helix o edera comune è un arbusto rampicante molto diffuso alle nostre latitudini.

Il nome del genere deriva dal latino Haerere, che significa ‘stare attaccato’; l’epiteto specifico helix deriva dal greco Helissein, che significa ‘arrampicarsi’.

L’edera ha un fusto volubile che, soprattutto nei primi anni di vita, non è in grado di sostenere la pianta. Per questo motivo, alla ricerca di luce, l’edera ha bisogno di un supporto per crescere in altezza: un albero, un palo, un muro, etc…

In età adulta il fusto e i rami principali si ingrossano e diventano tronchi solidi; li vediamo spesso avvinghiati alle piante con cui crescono, tanto da essere inglobati tra i rami di queste.

L’edera aderisce strettamente ai supporti tramite piccole e fitte radici aeree che si insinuano saldamente nelle crepe dei muri o delle cortecce assicurando alla pianrta una salda aderenza. Queste radici hanno funzione meccanica e non nutritiva: come le altre liane infatti essa si nutre tramite le sue proprie radici infisse nel terreno.

Sempreverde

L’edera è una pianta sempreverde e porta foglie persistenti, alterne, di colore verde scuro e lucide; la forma delle foglie varia a seconda che queste siano portate da rami maschili o femmini.

Rami maschili

I rami maschili sono sterili e sono caratterizzati dalle radici aeree che servono alla pianta per ‘muoversi’ strisciando a terra in cerca del supporto e arrampicandosi avvinghiate ad esso in cerca della luce; portano foglie a 3-5 lobi, dalla tipica forma con cui solitamente disegnamo l’edera.

Rami femminili

I rami femminili invece portano i fiori, non hanno radici aeree e le foglie sono intere e con una forma ovato-romboidale, quasi a cuore. I fiori sono piccoli e giallo-verdastri, molto profumati e riuniti in ombrelli che compaiono alla fine dell’estate. Questa fioritura tardiva dell’edera è fonte di preziosa bottinatura per migliaia di insetti che in questo periodo dell’anno non avrebbero altrimenti altri pollini. I frutti sono drupe carnose di colore nero che contengono in media 2 – 5 semi, che sono fonte di cibo per numerose specie di uccelli soprattutto in inverno.

Proprietà fitoterapiche

Le proprietà curative dell’edera comune sono note fin dai tempi di Ippocrate e di Galeno in particolare per la cura della tosse. Le saponine triterpeniche contenute nelle foglie hanno infatti proprietà espettoranti, fluidificano il catarro e calmano la tosse. L’edera ha inoltre proprietà decongestionanti, vaso-costrittrici, anticellulitiche e antinevralgiche.

Per gli scopi medicinali sono usate solo le foglie: i frutti sono velenosi per l’uomo.

Funzione ecologica

Hedera Helix svolge un ruolo ecologico di fondamentale importanza per l’equilibrio del bosco e per la fauna.

Innanzitutto, la copertura perenne di foglie che avvolge i tronchi degli alberi offre a questi un’eccellente coibentazione; garantisce inoltre riparo agli animali selvatici e ospitalità a numerose specie di uccelli nidificanti.

La fioritura tardiva abbiamo visto che è preziosa per gli insetti bottinatori, che alla fine dell’estate difficilmente trovano altri fiori; le bacche carnose disponibili in inverno sono invece un’importante fonte di sostentamento per gli uccelli.

Il peso e il volume che i rami sempreverdi dell’edera caricano sulle piante cui si appoggiano possono, in caso di forte vento, pioggia o neve, appesantirla molto e causarne lo schianto. Questo succede alle piante vecchie e malate, che non sono sufficientemente forti da reggerla. Questo fenomeno, contribuendo alla caduta delle piante meno resistenti, è molto importante per il rinnovamento del bosco per due motivi: da un lato si creano spazio e luce per consentire la crescita di nuove piante, dall’altro la pianta vecchia e schiantata rimarrà a marcire in terra. (Vi parlo del ruolo fondamentale del legno marcio in bosco in questo post.)

Miti e leggende

Dioniso

L’edera era nell’antichità uno dei simboli di Dioniso, tanto che questo era chiamato kissostéfanos che significa ‘incoronato d’edera’.

Il mito racconta che l’edera comparve subito dopo la nascita del dio, per proteggerlo dal fuoco che bruciava il corpo della madre in seguito ad un fulmine lanciato da Zeus; si dice inoltre che la pianta avvolgesse tutta la casa di Cadmo, attenuando le scosse di terremoto che accompagnavano il fulmine. Per questo motivo i tebani avevano consacrato questa pianta a Dioniso e la chiamavano perikiosos, che significa ‘avvolgitore di colonne’.

Dalla pianta prendeva il nome anche la fonte Kissoûssa presso Tebe, dove le ninfe avrebbero bagnato il piccolo Dioniso dopo la nascita; le leggende raccontano inoltre che il dio sia stato allevato sul monte Elicona (dall’epiteto helix).

Poiché era la pianta sacra a Dioniso, si diffuse la convinzione che circondare la fronte con una corona di edera prevenisse gli effetti dovuti alle intossicazioni da eccesso di vino.

Simboli

La forma a cuore delle foglie e il portamento avvinghiato indissolubilmente al supporto fanno dell’edera simbolo di fedeltà ed amore eterno.

In quanto sempreverde è simbolo anche di immortalità.

NOTA IMPORTANTE

Purtroppo è credenza diffusa che l’edera sia parassitaria e dannosa per gli alberi cui si arrampica: NON E’ VERO. Non troverete questa informazione su alcun testo di botanica.

In realtà Hedera Helix non danneggia in alcun modo una pianta sana: non è un parassita perché ha le proprie radici con cui trarre il nutrimento dal terreno e non soffoca un albero con un buon apparato fogliare.

Nei boschi ad alta naturalità del Parco del Ticino Hedera Helix è molto diffusa e svolge egregiamente il suo ruolo nell’ecosistema del bosco. Capita però purtroppo di trovare talvolta alcune piante vandalizzate a colpi d’ascia: questa pratica non solo non è utile al bosco, ma è anche dannosa e sanzionabile!

Abbiamo visto che l’edera può essere pericolosa solo per le piante vecchie e malate, delle quali può compromettere la stabilità. Se questo effetto nel bosco ha solo vantaggi di tipo ecologico, può invece essere percepito come dannoso da chi ha interessi particolari su determinati alberi: ad esempio la quercia che fa i fughi porcini del ‘funsatt’, l’albero secolare del paese o la quercia sulla riva del fosso dell’agricoltore, etc…

Ma se gli interessi dell’uomo prevalgono su quelli dell’ecosistema, chi dobbiamo davvero considerare come dannoso? l’uomo o l’edera?

 

fiume ticino - escursioni parco ticino

la meraviglia del parco fluviale

Prove archeologiche e testimonianze di testi storici ci raccontano di foreste di latifoglie a coprire la Pianura Padana fin da tempi antichi; l’analisi toponomastica ne conferma la presenza fino a tempi relativamente recenti.

La foresta planiziale (di pianura) primaria (originaria) che occupava la Bassa Pianura nelle aree tra i fiumi era costituita principalmente da Farnia, Frassino e Carpino Bianco. A queste si aggiungeveno altre specie rustiche locali quali Olmo Campestre, Acero Campestre, Pioppo Nero, Ontano e Salice nelle zone umide, etc…

Lo sfruttamento del legname e la necessità di creare spazio all’agricoltura hanno purtroppo ridotto queste foreste a lembi di bosco nelle aree che non sono state sfruttate a scopo agricolo.

Il Parco del Ticino ospita gli ultimi resti della foresta planiziale che duemila anni fa si estendeva su gran parte della Pianura Padana.

Gli ambienti forestali che caratterizzano l’area protetta della Valle del Ticino sono caratterizzati in particolare da querceti e querco-carpineti ancora ben conservati, affiancati da ontaneti, saliceti, pioppeti, castagneti e pinete a Pino Silvestre. Una grande varietà di specie erbacee ed arbustive completano il paesaggio.

Ma qual è la magia di queste foreste superstiti?

E’ forse nel loro rinnovamento storico? nel fatto che anche dove sono state tagliate siano rinate come le orginali? nella capacità di ospitare varie e numerose specie animali? nel fascino che hanno quei lembi che mai sono stati toccati dall’uomo? o infine nella complessità e ricchezza di questi ambienti?

Particolare fascino ha su di me la vegetazione fluviale, disegnata in successione naturale dal fiume e dalle sue piene, che ogni volta la rinnovano: saliceti ed ontaneti vicino al fiume, boschi di Olmo, Carpino e Farnia più lontano.

Questo ambiente è unico e speciale, perché creato da un fiume che ancora può fare il fiume: libero di divagare nel proprio alveo!

Vi è mai capitato di osservare Ticino in piena? cosa via ha trasmesso la sua maestosa libertà?

Parchi, aree protette e giardini pubblici

Il rispetto per l’ambiente è una questione delicata, cui purtroppo solo le persone più sensibili reagiscono con attenzione.

I tentativi di mobilitare l’attenzione pubblica sono tanti ultimamente e sono destinati ad aumentare, ma quanti sortiscono in effetti un risultato?

Perché per tante persone è impensabile cambiare abitudini in favore di comportamenti più sostenibili? Io credo che la difficoltà più grande, nonostante le tante informazioni disponibili, sia quella di riuscire a riconoscere il valore dell’ambiente. Per tante, troppe, persone è l’egoismo l’unico valore.
L’ambiente in generale poi può sembrare un concetto tanto vago e lontano dall’esperienza personale quotidiana, da non risultare intressante.

Perché per tante persone è difficile rispettare le regole fondamentali nelle aree protette? Queste sono una realtà vicina e tangibile, soprattutto nel momento in cui le frequentiamo. Ancora una volta per tante, troppe, persone è l’egoismo l’unico valore.

Perché tante persone si comportano nel bosco come se fossero al parchetto di quartiere o, peggio, nel proprio giardino privato?

Voglio invitarvi a riflettere sulle definizioni citate nella LEGGE REGIONALE della Lombardia del 30 novembre 1983 , N. 86.

Art. 1.Regimi di tutela delle aree protette.

1. Ai fini della conservazione, del recupero e della valorizzazione dei beni naturali e ambientali del territorio della Lombardia, tenuto conto degli interessi locali in materia di sviluppo economico e sociale, in attuazione dei principi costituzionali e statutari, la regione, anche in collaborazione con gli enti locali e coordinandone gli interventi definisce con la presente legge il piano generale delle aree regionali protette di interesse naturale ed ambientale; le aree protette individuate dal piano sono assoggettate ai seguenti regimi di tutela:

a) parchi naturali, intesi quali zone aventi le caratteristiche di cui all’art. 2, comma 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (legge quadro sulle aree protette), caratterizzate da un elevato grado di naturalità e comunque destinate a funzioni prevalentemente di conservazione e ripristino dei caratteri naturali; a tali aree si applica la disciplina di cui al titolo III della legge 394/91 e al capo II della presente legge;

b) parchi regionali, intesi quali zone che, costituendo generale riferimento per la comunità lombarda, sono organizzate in modo unitario, con preminente riguardo alle esigenze di protezione della natura e dell’ambiente e di uso culturale e ricreativo, nonché con riguardo allo sviluppo delle attività agricole, silvicole e pastorali e delle altre attività tradizionali atte a favorire la crescita economica, sociale e culturale delle comunità residenti;

c) riserve naturali, intese quali zone specificamente destinate alla conservazione della natura in tutte le manifestazioni che concorrono al mantenimento dei relativi ecosistemi;

d) monumenti naturali, intesi quali singoli elementi o piccole superfici dell’ambiente naturale di particolare pregio naturalistico e scientifico, che devono essere conservati nella loro integrità;

e) altre zone di particolare rilevanza naturale e ambientale da sottoporre comunque a regime di protezione.

LR 83/86

Vediamo invece la definizione di parco pubblico data da Wikipedia.

Un parco cittadino, chiamato anche parco urbanoparco pubblico o altre denominazioni analoghe, è un’area verde situata all’interno di una città o nelle sue immediate vicinanze, avente lo scopo di fornire alla cittadinanza ed altri visitatori uno spazio ricreativo a contatto con la natura.

I parchi pubblici sono luoghi ideali dove praticare attività sportive per mantenere la forma fisica, quali il jogging, l’uso della bicicletta o semplici passeggiate.

I parchi cittadini, assieme ad altre aree verdi quali giardini e viali alberati contribuiscono in modo significativo a diminuire l’inquinamento atmosferico e acustico delle zone altamente urbanizzate.

Wikipedia

A livelli diversi, scopo delle aree protette sono la conservazione e la protezione della natura; le regole imposte in questi ambienti perseguono il medesimo obiettivo. Il piacere del fruitore deriva proprio dall’immergersi in zone ad alta naturalità. La protagonista è la natura, non noi. Un parco naturale, anche se vicino alle città (penso ad esempio al Parco del Ticino), rimane un’area protetta dedicato alla conservazione della natura, non un luogo di svago in cui andare a pescare, a raccogliere fiori e funghi, a far correre il cane, a fare legna per la stufa, a buttare l’immondizia che abbiamo nello zainetto. Qui ogni divieto è rivolto alla salvaguardia dell’ambiente e dei tanti ecosistemi di cui questo è costituito.

I parchi urbani hanno invece una funzione più ricreativa. Qui troviamo vialetti asfaltati, panchine, cestini, giochi per bambini, areee per i cani, etc… Qui il comune si occupa della pulizia, della manutenzione delle piante e delle strutture.

Sia nei Parchi Naturali che in quelli urbani abbiamo delle regole da seguire; sono entrambi ambienti che meritano rispetto; ma dobbiamo essere in grado di distinguere lo scopo e la funzione di ciascuno.

voi cosa ne pensate? riuscite a cogliere le differenze? che atteggiamneto avete nelle aree protette? rispettate sempre tutte le regole?

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