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Il Blog di Avventura sulle Gambe

Cosa è

Questo non è solo un blog di escursionismo e non è un diario delle mie giornate.

Questo blog racconta la mia storia e il mio percorso personale e professionale, mostra le mie riflessioni sui temi che mi stanno a cuore, ragiona sui miei valori, regala consigli sul mondo dell’escursionismo e riporta notizie e curiosità dal Parco del Ticino.

Il racconto di me segue una narrazione disordinata, ma che ha come filo conduttore riscoprire noi stessi nella Natura e attraverso di essa.

Perchè leggerlo

Ci sono almeno tre buoni motivi per leggere gli articoli e per seguire il blog:

  • conoscere me, i miei valori e la mia attività,
  • trovare consigli utili per organizzare le tue escursioni,
  • scoprire il Parco del Ticino e le sue meraviglie.

Chi lo scrive

Lo scrivo principalmente io, che sono Marina: Guida Ambientale ed Escursionistica e creatrice di Avventura sulle Gambe.

E poi lo scrivi tu quando commenti gli articoli, raccontando le tue esperienze personali, aggiungendo suggerimenti o facendo critiche costruttive.

Perché questo blog sia vivo e interessante e collettore di voci diverse, è bello che io non sia la sola a scrivere gli articoli. Se hai qualcosa di interessante da raccontare, partecipa a questo blog come autore!

 

Come è organizzato

Gli articoli sono suddivisi in quattro diverse categorie:

  • Consigli: consigli sull’escursionismo e sul nostro rapporto con l’ambiente,
  • Riflessioni: riflessioni personali sui temi che mi stanno a cuore,
  • Eventi e Notizie: eventi in programma e notizie sul mondo dell’escursionismo,
  • Parco Ticino: notizie e curiosità sul Parco del Ticino.

rss

gambero rosso - escursioni parco ticino

il gambero nella lattina

questa mattina al guado di Mandelli ho notato una lattina che galleggiava nella roggia in verticale; camminando su un tronco schiantato l’ho raggiunta per buttarla via e quando l’ho presa in mano mi sono accorta che c’era dentro un gambero.

non è stato facile farlo uscire, perché era proprio incastrato dentro: come ci sia entrato rimane per me un mistero. alla fine quindi ho aperto la lattina con l’opinel e ho liberato il gambero.

in tutta questa faccenda, ci sono un mucchio di cose storte:

  1. una lattina di radler che galleggia nella roggia,
  2. un gambero rosso della Louisiana che vive in una roggia del Ticino,
  3. io che restituisco la libertà ad un gambero rosso della Louisiana in una roggia del Ticino,
  4. qualcuno che beve la birra con l’aranciata.

non voglio ora commentare la condotta né i gusti della persona che beve birra con l’aranciata e getta poi la lattina nella roggia, ma vorrei raccontarvi la storia del gambero rosso della Louisiana.

non si sa come questi gamberi siano arrivati dall’America fino nelle acque dei nostri laghi e dei nostri fiumi; fatto sta che hanno infestato laghi, fiumi , lanche e rogge di tutto il Nord Italia. rappresentano una specie aliena molto pericolosa per la biodiversità locale: sono resistenti ed aggressivi; sono molto più grandi e prolifici del gambero di fiume autoctono; sono portatori sani di una malattia letale per i nostri gamberi; sono erbivori, ma in caso di necessità si nutrono anche di larve, girini, insetti, anfibi e pesci.

insomma questa specie di gambero rappresenta la rovina per i gamberi di fiume indigeni, che rischiano l’estinzione, e per interi ecosistemi.

il mio gesto apparentemente eroico di salvare un gambero e rimetterlo in libertà nella roggia è stato quindi in effetti un atto vigliacco, perché non ho avuto coraggio di lasciar morire un animale in realtà dannoso.

nel caso avvistiate qualche gambero rosso in natura, potete segnalarne la presenza tramite questo portale: http://www.gamberialieni.divulgando.eu/.

l’immagine che accompagna il post è presa dal web.

sono tornata nel bosco

lunedì pomeriggio ho spento presto il pc e sono fuggita nel bosco, come un animale che scappa a gambe levate appena gli apri la gabbia.

ho la fortuna di poter uscire a piedi dalla città e ne ho aprofittato subito: ho calzato fremente gli scarponcini e mi sono allontanata da casa di buon passo. Ho raggiunto i boschi del Ticino appena a nord di Vigevano e mi sono stupita delle tante persone incrociate sul mio cammino.

dal momento che camminare a passo sostenuto con la mascherina a chiudere il respiro è malsano, tengo un buff al collo con il quale mi copro la faccia ogni volta che incontro qualcuno. non tutti hanno la stessa accortezza, e allora giro alla larga perché non si sa mai.

quando finalmente mi sono trovata da sola, lontano abbastanza dalla città per lasciarmi alle spalle la maggior parte delle persone, finalmente ho iniziato a godere dell’ambiente in cui mi trovavo.

ed ho iniziato a rendermi conto di quante cose sono cambiate negli ultimi due mesi: il mio corpo, per quanto mi sia impegnata a mantenerlo attivo con esercizi costanti, non era più abituato a camminare; in alcuni sentieri pedonali la vegetazione sta quasi chiudendo il passaggio; le piante che avevo lasciato ai primi di marzo con le prime gemme hanno ora una folta chioma e ostentano fiori profumati…

mi sono tristemente resa conto di aver perso quest’anno la fioritura delle ginestre: ormai sono in semenza e al posto degli scenografici fiori gialli ho trovato i baccelli con i fagiolini.

e intanto che mi inoltravo nel bosco e mi affacciavo sul fiume mi prendeva quasi un’ansia bulimica del godermi quello che avevo in quel momento: di abbuffarmi dei profumi, del riempirmi di energia, di conquistare quel bosco a grandi passi e con avidità.

e non volevo più venire via. e non volevo più tornare a casa, perché già il bosco mi pareva fosse casa e gli alberi fossero la mia famiglia.

poi però sono rientrata in città. ma il giorno dopo sono tornata nuovamente nel bosco, con mio marito, e mi sono sentita completa ed appagata.

escursioni parco ticino

le scarpe

Per vivere le mie avventure sulle gambe ho bisogno delle scarpe giuste. eccole qui in bella mostra.

pedule da trekking

TOMAIA: Gore-Tex impermeabile, discreto sostegno alla caviglia.

SUOLA: Vibram con tasselli, grip discreto, buona elasticità.

COMFORT: alto.

OCCASIONE: sono le scarpe che uso di più: per camminare in bosco e in montagna su sentieri semplici e poco accidentati. offrono un discreto sostegno alla caviglia, non sono particolarmente rigide, sono molto comode e consentono di fare tantissimi chilometri!

 

scarponcini da trekking

TOMAIA: Pelle, buon sostegno alla caviglia.

SUOLA: Vibram con tasselli, buon grip, discreta elasticità.

COMFORT: medio alto

OCCASIONE: sono abbastanza rigidi, ma ancora comodi. ottimi sui sentieri di montagna più impegnativi e per le lunghe camminate.

 

scarponcini da trekking ramponabili

TOMAIA: Gore-Tex impermeabile, buon sostegno alla caviglia

SUOLA: vibram con tasselli, piuttosto rigida, buon grip.

COMFORT: medio basso

OCCASIONE: trekking in alta montagna o alpinismo leggero (ricordatevi in questo caso di rivolgervi ad una Guida Alpina!)

 

scarponcini da neve

TOMAIA: Gore-Tex impermeabile, discreto sostegno alla caviglia, leggera imbottitura sintetica.

SUOLA: gomma tassellata, ma non troppo: il disegno particolare impedisce la formazione dello “zoccolo” di neve e garantisce una discreta tenuta sul terreno ghiacciato.

COMFORT: medio alto, soprattutto al freddo

OCCASIONE: passeggiate nella neve e con le ciaspole, perfetti anche come doposci.

 

sandali da trekking

TOMAIA: straps di nylon

SUOLA: gomma tassellata di media rigidità

COMFORT: alto

OCCASIONE: al mare per raggiungere le spiagge più lontane, per camminare sugli scogli; comodi anche per passeggiare in ambienti urbani.

 

pump con stiletto

TOMAIA: pelle di vernice morbissima

SUOLA: cuoio

COMFORT: nullo

OCCASIONE: matrimonio!

 

sabot di gomma

TOMAIA: gomma

SUOLA: gomma

COMFORT: eccellente

OCCASIONE: quarantena!!!!!

 

Quali sono le vostre scarpe preferite? quali vi accompagnano nelle vostre avventure?

animali selvatici

orsi e animali selvatici

L’altra sera ho visto un documentario sugli orsi della Kamchatka: animali affascinanti in posti incredibili!

Il documentario descriveva un circa anno della vita degli orsi, dal risveglio a primavera al ritiro in letargo prima dell’inverno successivo, attraverso le esperienze di ricerca di cibo dei protagonisti: un giovane adolescente, un maschio adulto, una mamma con i cuccioli.

E’ interessante vedere come l’impegno per la sopravvivenza sia differente per ciascuno di loro, ma ho trovato molto forzata la narrazione dei loro pensieri e delle loro emozioni in chiave umana.

A regolare la vita degli animali selvatici non sono le passioni, gli affetti o i ragionamenti tipici degli umani, e un documentario sviluppato su queste basi descrive i selvatici a modo mio in modo improprio.

Perché non siamo in grado di riconoscere agli animali selvatici la loro propria natura?

Perché abbiamo questa necessità di attribuire loro sentimenti umani?

Quando il grande orso maschio si sveglia dal letargo e con evidente soddisfazione si struscia sugli alberi, si bagna nel torrente e si rotola nell’erba, la voce narrante ci racconta che è molto felice di ritrovare il contatto con la natura.

Ma non è forse esso stesso Natura??

E noi umani, così impegnati a guardare la Natura in televisione, non siamo forse noi stessi Natura?

Certo! Però ce ne siamo dimenticati.

Proprio questa dimenticanza sta alla base della nostra necessità di umanizzare gli animali, anche quelli selvatici. Non siamo in grado di comprendere né di accettare qualcosa di diverso e distinto da noi. Viviamo una vita umano-centrata. Questo atteggiamento è irrispettoso e spesso pericoloso.

Per il nostro bene, dovremmo tutti imparare a riconoscere la nostra natura e riscoprirci in essa.

Riscopriamoci Natura!

la chiusura del cerchio

Quando ero giovane (ma ancora adesso, in effetti) uno dei miei personaggi di riferimento era Piero Angela.

Sognavo di laurearmi in Scienze Naturali e di diventare documentarista della Natura: descriverla, viverla e insegnare ad amarla erano le mie aspirazioni.

Poi la professoressa di scienze delle superiori ha convinto la mia famiglia e poi me delle scarse possibilità professionali di questo percorso e ha suggerito la strada dell’Ingegneria Ambientale in alternativa.

Il primo anno ho voluto crederci, ma già al secondo è stato chiaro che la rigidità dell’ingegneria non era affatto adatta a me

Così, come massima ribellione ad un percorso in cui mi sentivo incastrata, ho fatto un grande salto in direzione opposta ed ho iniziato a studiare Filosofia. Questo piano di studi non solo era giusto per me, ma mi ha anche aiutato moltissimo a crescere, a prendere consapevolezza di me e del mondo e infine a comunicare.

E se anche in questo caso gli sbocchi professionali erano limitati, sono riuscita alla fine a trovare un impiego in ufficio.

Ma alla fine di questa storia, riconosco la chiusura del cerchio nella mia attuale professione di Guida Ambientale Escursionistica: descrivo la Natura, la vivo e vi insegno ad amarla.

fiume ticino - escursioni parco ticino

la meraviglia del parco fluviale

Prove archeologiche e testimonianze di testi storici ci raccontano di foreste di latifoglie a coprire la Pianura Padana fin da tempi antichi; l’analisi toponomastica ne conferma la presenza fino a tempi relativamente recenti.

La foresta planiziale (di pianura) primaria (originaria) che occupava la Bassa Pianura nelle aree tra i fiumi era costituita principalmente da Farnia, Frassino e Carpino Bianco. A queste si aggiungeveno altre specie rustiche locali quali Olmo Campestre, Acero Campestre, Pioppo Nero, Ontano e Salice nelle zone umide, etc…

Lo sfruttamento del legname e la necessità di creare spazio all’agricoltura hanno purtroppo ridotto queste foreste a lembi di bosco nelle aree che non sono state sfruttate a scopo agricolo.

Il Parco del Ticino ospita gli ultimi resti della foresta planiziale che duemila anni fa si estendeva su gran parte della Pianura Padana.

Gli ambienti forestali che caratterizzano l’area protetta della Valle del Ticino sono caratterizzati in particolare da querceti e querco-carpineti ancora ben conservati, affiancati da ontaneti, saliceti, pioppeti, castagneti e pinete a Pino Silvestre. Una grande varietà di specie erbacee ed arbustive completano il paesaggio.

Ma qual è la magia di queste foreste superstiti?

E’ forse nel loro rinnovamento storico? nel fatto che anche dove sono state tagliate siano rinate come le orginali? nella capacità di ospitare varie e numerose specie animali? nel fascino che hanno quei lembi che mai sono stati toccati dall’uomo? o infine nella complessità e ricchezza di questi ambienti?

Particolare fascino ha su di me la vegetazione fluviale, disegnata in successione naturale dal fiume e dalle sue piene, che ogni volta la rinnovano: saliceti ed ontaneti vicino al fiume, boschi di Olmo, Carpino e Farnia più lontano.

Questo ambiente è unico e speciale, perché creato da un fiume che ancora può fare il fiume: libero di divagare nel proprio alveo!

Vi è mai capitato di osservare Ticino in piena? cosa via ha trasmesso la sua maestosa libertà?

Progetti o buoni propositi?

Non ho fatto buoni propositi per questo nuovo anno, perché ho grandi obiettivi da raggiungere.

Cosa cambia? la differenza la fanno la determinazione e l’impegno.

Quando si parla di buoni propositi a me vengono in mente le promesse mai mantenute, i mille cambiamenti auspicati e mai attuati, le favole che per una vita ci raccontiamo ad ogni nuovo inizio di anno.

Se parlo di obiettivi invece ho in mente solo progetti concreti per raggiungerli.

Sono finalmente consapevole che i miei sogni non sono solo belle idee da buoni propositi, ma obiettivi concreti che meritano progetti seri per essere realizzati.

Il mio sogno è quello di fare la Guida Ambientale Escursionistica di professione; il primo obiettivo per realizzare questo sogno è iniziare ad organizzare le prime escursioni.

Così, eccomi finalmente pronta per compiere questo primo passo; il primo della mia avventura sulle gambe.

Da quando sono guarita ho iniziato i sopralluoghi, ho allacciato contatti e costruito collaborazioni; e non ho mai smesso di studiare.

Mancano solo pochi dettagli; presto vi farò avere notizie!

e voi che programmi avete per il 2020? solo buoni propositi o anche qualche obiettivo? avete dei sogni? e cosa avete deciso di farne?

 

ghisolfa - escursioni parco ticino

Sopralluoghi

Nel lavoro di una guida i sopralluoghi sono importantissimi.

Credo si possano distinguere due categorie di sopralluoghi: quelli di ricognizione e quelli esplorativi.

I sopralluoghi di ricognizione sono quelli che precedono l’escursione, volti a verificare le condizioni dell’ambiente in cui questa si svolge: possono esserci piante schiantate dopo giornate ventose o temporali; aree di bosco allagate o sponde erose durante o dopo le piene del fiume; sentieri franati in montagna dopo piogge intense; etc… Essere aggiornati sulle condizioni e sulla percorribilità dell’itinerario è fondamentale per prendere decisioni ed eventualmente cercare soluzioni e strategie alternative.

I sopralluoghi esplorativi sono quelli più divertenti, ma molto spesso sono fallimentari!

Va da sé che per poter accompagnare e guidare qualcuno in un posto devi conoscerlo molto bene. Ma quando la fantasia di creare un itinerario inedito ti spinge ad esplorare quel posto con un approccio differente, ricercando cose mai viste e tracciando percorsi nuovi, allora puoi trovare ostacoli sconosciuti. Sentieri non più battuti chiusi dalla vegetazione; altri non percorribili a causa di cancelli privati; altri ancora interrotti da corsi d’acqua…

Insomma, riportare la propria fantasia su una mappa richiede svariati tentativi e tanti chilometri sullo stesso percorso, per individuare alla fine l’itinerario giusto. Questo per me deve avere punti di interesse naturalistico e storico, varietà di ambienti e di paesaggi e soprattutto un percorso ad anello.

Ora che le mie gambe funzionano bene è davvero iniziata l’avventura dei sopralluoghi esplorativi. Vi accompagnerò presto lungo i miei percorsi fantastici!

Parchi, aree protette e giardini pubblici

Il rispetto per l’ambiente è una questione delicata, cui purtroppo solo le persone più sensibili reagiscono con attenzione.

I tentativi di mobilitare l’attenzione pubblica sono tanti ultimamente e sono destinati ad aumentare, ma quanti sortiscono in effetti un risultato?

Perché per tante persone è impensabile cambiare abitudini in favore di comportamenti più sostenibili? Io credo che la difficoltà più grande, nonostante le tante informazioni disponibili, sia quella di riuscire a riconoscere il valore dell’ambiente. Per tante, troppe, persone è l’egoismo l’unico valore.
L’ambiente in generale poi può sembrare un concetto tanto vago e lontano dall’esperienza personale quotidiana, da non risultare intressante.

Perché per tante persone è difficile rispettare le regole fondamentali nelle aree protette? Queste sono una realtà vicina e tangibile, soprattutto nel momento in cui le frequentiamo. Ancora una volta per tante, troppe, persone è l’egoismo l’unico valore.

Perché tante persone si comportano nel bosco come se fossero al parchetto di quartiere o, peggio, nel proprio giardino privato?

Voglio invitarvi a riflettere sulle definizioni citate nella LEGGE REGIONALE della Lombardia del 30 novembre 1983 , N. 86.

Art. 1.Regimi di tutela delle aree protette.

1. Ai fini della conservazione, del recupero e della valorizzazione dei beni naturali e ambientali del territorio della Lombardia, tenuto conto degli interessi locali in materia di sviluppo economico e sociale, in attuazione dei principi costituzionali e statutari, la regione, anche in collaborazione con gli enti locali e coordinandone gli interventi definisce con la presente legge il piano generale delle aree regionali protette di interesse naturale ed ambientale; le aree protette individuate dal piano sono assoggettate ai seguenti regimi di tutela:

a) parchi naturali, intesi quali zone aventi le caratteristiche di cui all’art. 2, comma 2, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (legge quadro sulle aree protette), caratterizzate da un elevato grado di naturalità e comunque destinate a funzioni prevalentemente di conservazione e ripristino dei caratteri naturali; a tali aree si applica la disciplina di cui al titolo III della legge 394/91 e al capo II della presente legge;

b) parchi regionali, intesi quali zone che, costituendo generale riferimento per la comunità lombarda, sono organizzate in modo unitario, con preminente riguardo alle esigenze di protezione della natura e dell’ambiente e di uso culturale e ricreativo, nonché con riguardo allo sviluppo delle attività agricole, silvicole e pastorali e delle altre attività tradizionali atte a favorire la crescita economica, sociale e culturale delle comunità residenti;

c) riserve naturali, intese quali zone specificamente destinate alla conservazione della natura in tutte le manifestazioni che concorrono al mantenimento dei relativi ecosistemi;

d) monumenti naturali, intesi quali singoli elementi o piccole superfici dell’ambiente naturale di particolare pregio naturalistico e scientifico, che devono essere conservati nella loro integrità;

e) altre zone di particolare rilevanza naturale e ambientale da sottoporre comunque a regime di protezione.

LR 83/86

Vediamo invece la definizione di parco pubblico data da Wikipedia.

Un parco cittadino, chiamato anche parco urbanoparco pubblico o altre denominazioni analoghe, è un’area verde situata all’interno di una città o nelle sue immediate vicinanze, avente lo scopo di fornire alla cittadinanza ed altri visitatori uno spazio ricreativo a contatto con la natura.

I parchi pubblici sono luoghi ideali dove praticare attività sportive per mantenere la forma fisica, quali il jogging, l’uso della bicicletta o semplici passeggiate.

I parchi cittadini, assieme ad altre aree verdi quali giardini e viali alberati contribuiscono in modo significativo a diminuire l’inquinamento atmosferico e acustico delle zone altamente urbanizzate.

Wikipedia

A livelli diversi, scopo delle aree protette sono la conservazione e la protezione della natura; le regole imposte in questi ambienti perseguono il medesimo obiettivo. Il piacere del fruitore deriva proprio dall’immergersi in zone ad alta naturalità. La protagonista è la natura, non noi. Un parco naturale, anche se vicino alle città (penso ad esempio al Parco del Ticino), rimane un’area protetta dedicato alla conservazione della natura, non un luogo di svago in cui andare a pescare, a raccogliere fiori e funghi, a far correre il cane, a fare legna per la stufa, a buttare l’immondizia che abbiamo nello zainetto. Qui ogni divieto è rivolto alla salvaguardia dell’ambiente e dei tanti ecosistemi di cui questo è costituito.

I parchi urbani hanno invece una funzione più ricreativa. Qui troviamo vialetti asfaltati, panchine, cestini, giochi per bambini, areee per i cani, etc… Qui il comune si occupa della pulizia, della manutenzione delle piante e delle strutture.

Sia nei Parchi Naturali che in quelli urbani abbiamo delle regole da seguire; sono entrambi ambienti che meritano rispetto; ma dobbiamo essere in grado di distinguere lo scopo e la funzione di ciascuno.

voi cosa ne pensate? riuscite a cogliere le differenze? che atteggiamneto avete nelle aree protette? rispettate sempre tutte le regole?

escursioni parco ticino

la guida zoppa

Zoppa, perché nonostante il problema stia nella schiena, il dolore è nella gamba.

Fortunatamente, forza e funzionalità non sono mai venute meno, quindi per il momento non è necessario intervenire chirurgicamente.

Cosa fare allora per tornare a camminare? nuotare, pedalare e camminare!!

Ecco perché sono sempre in giro nel bosco da sola (o con il marito, che porta lo zaino): camminare mi fa bene e mi aiuta a guarire, ma ho ritmi strani. Non riesco a stare ferma, rallento e accelero o mi fermo secondo le indicazioni del mio corpo.

Non posso accompagnare nessuno al momento perché ho un ritmo di passeggiata molto personale e soprattutto perché non posso portare lo zaino.

Anche per poche ore, anche su percorsi facili, anche in un ambiente conosciuto, per una questione di sicurezza la guida ha bisogno del suo corpo perfomante e del suo zaino (poi vi spiegherò cosa ci sia di tanto importante nello zaino di una guida).

Nuotare in piscina e pedalare in casa sono per me attività noiosissime, ma con determinazione (e qualche inciampo) tengo duro e insisto. Vedo i progressi, per quanto lenti, e spero di essere in forma tra pochi mesi!

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